Oliver Twist di Roman Polanski
 
 
Oliver Twist è un film per bambini? La domanda potrebbe suonare assurda, come cercare di attribuire il romanzo di Dickens a un genere, come quello della letteratura per ragazzi. È ovvio che non lo sia, come non lo è il film.
Oliver è l’opposto dell’eroe di azione: ho sentito sbuffare parecchi spettatori – adulti – nella sequenza finale in cui viene preso in ostaggio. Come se dicessero: perché non reagisce, perché obbedisce, perché non tira un calcio nelle palle al suo sequestratore come farebbe ogni (moderna) vittima che si rispetti? Oliver svolge una doppia funzione: riflette tutta la cattiveria del mondo che lo circonda, la bruttura esacerbata delle costruzioni vittoriane/ghetto di Varsavia dell’infanzia di Polanski. Una bruttura che procede, come nelle migliore tradizione della riflessione sulla violenza e sul male, per enumerazione di episodi, che sfuggono susseguendosi l’un l’altro, che fanno saltare Oliver dalla padella alla brace, dallo sfruttamento minorile dell’orfanotrofio, all’ipocrisia della famiglia del becchino, dal viaggio senza meta, ai bassifondi di Londra. Oliver non riesce mai ad agire nella realtà ad incidere: non ruba mai, e paradossalmente non farebbe mai quello per cui tutta la banda di Fagin teme e vuole impedire, cioè non parlerebbe mai, non li tradirebbe. Ma il fatto che non agisca non ne fa un soggetto passivo: infatti è perfettamente consapevole di tutto ciò che gli accade, è consapevole del male che lo circonda, infatti l’unica effettiva azione che compie è quella del perdono. Sequenza in cui la religione di Fagin, esplicitamente omessa per tutto il film, emerge parzialmente in modo doloroso e assolutamente non riconciliato.
Quasi tutto il fascino del film risiede appunto nella costruzione del personaggio di Oliver, che rende viva e, malinconicamente, attiva ogni situazione: la ricostruzione di ambiente, perfetta, che diventa soffocante al suo passaggio, a tutti i personaggi che è come se passassero da umani a mostri per poi tornare umani nelle loro “estreme” azioni.
Il tocco di Polanski quindi non manca, solo che è più mediato, sceglie la via di passare attraverso un personaggio per creare gli effetti di senso e per spazzare via qualsiasi accusa di oleografia: la violenza diventa cupa e le azioni pesanti e difficoltose.
 

manu

(psst, ehi, sono un altro di secondavisione… l’autore mirabile del mirabile post qui non lo dirà mai, ma io sì: egli apparirà stasera come special guest nella trasmissione di quella mattamatta di Violetta! siateci.)

5 Comments

  1. Posted 8 novembre 2005 at 19:07 | Permalink | Rispondi

    Bellissimo post e bellissimo film. Ti ammiro.

  2. anonimo
    Posted 9 novembre 2005 at 13:50 | Permalink | Rispondi

    Grande Manu. Oh, a me guardando il film veniva sempre in mente Pinocchio di Benigni. Per contrasto, ovviamente. Stessi (ma veramente stessi) problemi a livello registico e drammaturgico, soluzioni da maestro in un caso, da scuola radio elettra nell’altro.
    Suggerisco giusto un altro aspetto in cui si vede il tocco di Polanski: la resa del grottesco e del deforme. Qui mi sembra che i personaggi passino da umani a mostri (come dici tu), ma solo quando retrocedono sullo sfondo dell’azione, quando diventano ambiente. La messa in scena, in questa maniera, si riempie di una specie di coabitazione tra minaccia e linearità che solo ad un primo sguardo è da prodotto “classico” o su commisione…
    Mi permetterei, se Ella non se ne ha, un cartellino giallo per l’espressione “effetti di senso”, così, giusto per rompere le palle.
    p.

  3. Posted 9 novembre 2005 at 14:23 | Permalink | Rispondi

    Grazie dei complimenti: per quanto riguarda la locuzione “effetti di senso” accetto la censura. E’ abbastanza alla moda e anche un poco di comodo, ma già mi ero bloccato quando stavo scrivendo di “corpi pesanti”, e ho fatto attenzione solo a ciò. Ma chiedo scusa. m

  4. Posted 10 novembre 2005 at 13:27 | Permalink | Rispondi

    Se vi siete persi le mirabili circonvoluzioni del dott. Manu in diretta, ora sul mio blog c’è modo di scaricare la puntata.

    In attesa del podcast, ovvio.

    (Violetta)

  5. Posted 10 novembre 2005 at 13:33 | Permalink | Rispondi

    … oppure si può anche copiare/incollare/cliccare su questo indirizzo (link per lo scaricamento):

    http://rapidshare.de/files/7432598/christianslater.051109.0.mp3.html

    grazie

    Vio

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