Crash, Paul Haggis, USA, 2004

 Esordio alla regia dello sceneggiatore Paul Haggis, che per Milion Dollar Baby di Eastwood si è portato a casa anche l’Oscar. In America si è gridato al miracolo, ci si è affrettati a parlare di un film "capace di rileggere le angosce dell’America post 11 settembre" (per cortesia: anche basta), ci si è strappati i capelli per gli attori. Poi sicuramente mi sbaglio, ma Crash qualcho Oscar lo vincerà. Il Crash del titolo (e il contatto fiscio aggiunto nel titolo italiano) fa riferimento a incidenti stradali, spesso la molla delle storie che Haggis intreccia in quel di Los Angeles. Ebbene si, ancora una volta L.A. e, ancora una volta, storie che si intrecciano. I modelli a cui Haggis fa riferimento – America Oggi, ma anche Magnolia – finiscono per schiacciarlo e la sensazione è quella di vedere un film derivativo e anche molto "vorrei ma non posso" (Haggis non è Carver) . Al di la di uno stile registico piuttosto abbozzato e elementare, quello che stupisce maggiormente è proprio come manchi un’armonia tra le varie storie messe in scena. Spesso i personaggi vengono solo abbozzati o, peggio, vengono abbandonati sul più bello. Difetto accentuato dalla scelta di raccontare il film con un lungo flashback di 24. La sequenza iniziale, a cui si immagnia poi tutto debba tornare o attorno alla quale tutto sembrerebbe gravitare, si perde e viene superata dalla miriade di siparietti che compongno il film. Il tema principale del film, l’integrazione, gli stereotipi razziali sono tutti raccontati allo stesso modo. Si prende una convinzione (più o meno razzista: i due gangsta neri, il poliziotto razzista, il nero succube delle imposizioni dei bianchi), la si presenta per poi negarla o sottolinearla con un effetto sorpresa. Che alla terza volta magari non è più sorpresa. Questo, oltre a essere in molti punti consolatorio e populista (Sandra Bullock che abbraccia la colf o Ludacris a spasso con i pargoli cinesi gridano vendetta) non ha assoltuamente nessuno conttto con la realtà odierno americana. Se escludiamo la battuta iniziale, con cui ovviamente un americano venditore di armi brutto e razzista insulta un persiano accusandolo di aver buttato giù le due torri, Crash potrebbe essere tranquillamente un film girato alla fine degli anni ’90. Si salvano Matt Dillon, sempre più bravo e granitico, la bellezza di Thandie Newton e ben poco altro. Se proprio vogliamo rompere le palle, i difetti di Milion Dollar Baby erano infatti tutti in sceneggiatura.

 

 

 

 

Napoleon Dynamite, Jared Hess, USA, 2004

Clamoroso successo in America, ignorato in Italia a dispetto di una larga campagna pubblicitaria, Napoleon Dynamite è un oggetto molto strano. In primo luogo perchè fa di tutto per sembrare un film indipendente, mentre non lo è. Il fatto che sia prodotto dalla Paramount e dalla Fox mi sembra già un buon indizio. Tentiamo di vedere quali sono gli altri. Il film è una sorta di destrutturazione high scool movie in salsa nerd, stralunato e folle. La vita di Napoleon Dynamite scorre lente e noiosa, tra un odioso fratello assorbito da chat porno, lo zio ancorato al 1982 (che sembra anche l’anno di ambientazione del film) che ordina macchine del tempo su riviste per dementi, l’amicizia con Pedro (un messicano stupidissimo e semi narcolettico), il tentativo di integrarsi da qualche parte. Non importa dove: al liceo o a una scuola di mazzate. L’importante è sentirsi integrati. Lento, spesso senza alcun senso, il pregio del film è quello di rappresentare un personaggio esagerato, un nerd quasi ritardato assolutamente folle, in modo piuttosto neutro, escludendo qualsiasi tipo di distanza con quelli che dovrebbero essere i normali. Spesso però, contro le volontà iniziali, le regole dei film presi a riferimento rimangono invariate, per cui non si scappa da una "rivincita del nerd" finale con annessa scoprta della qualità nascosta, un macchiettismo nel trattare i fighi della scuola, qualche tocco d’umorismo fin troppo facile o greve e un’aria conciliante . Interessante se lo si vede come piccolo esordio un po’ folle, ma niente di più. il popolo di Mtv che l’ha premiato e l’ha preso a film di riferimento, al solito non ho capito niente. Considerare un ritardato cool perchè veste in maniera bizzarra è, oltre che limitante nella comprensione del film, razzista. Belli i titoli di testa.  Chi la visto in America mi assicura che dopo i titoli di coda ci sono altri dieci minuti di film, scomparsi nella versione italiana.

FEDEmc

 

 

9 Comments

  1. Posted 19 novembre 2005 at 18:14 | Permalink | Rispondi

    bene, anche tu non sei molto entusiasta di crash. buono a sapersi, siamo in pochi.
    (ma a me è piaciuto decisamente più che a te, credo)

    l’altro l’ho evitato, pare che io abbia fatto bene.

  2. Posted 21 novembre 2005 at 12:49 | Permalink | Rispondi

    A me Napoleon è piaciuto molto, non l’ho trovato razzista, forse un po’ banale e piatto nel tratteggiare i personaggi di contorno, ma girato con accuratezza, cura del particolare.
    Quanto a Napoleon l’ho trovato paradossalmente paradigmatico, riassume in sè tutti i nerd del mondo (per questo irreale) ed è giustamente ridicolo per come si veste altrimenti che nerd sarebbe. E’ inutile negare la ridicolezza di determinati atteggiamenti o fissazioni. Però c’è una dolcezza non conciliatoria ma più pietosa che mi ha convinto.
    In più a me ha fatto ridere tantissimo.

  3. anonimo
    Posted 21 novembre 2005 at 14:54 | Permalink | Rispondi

    non ho detto che è il film ad essere razzista, ma l’atteggiamento di certo pubblico che l’ha preso a modello. se il gradimento del film passa solo per il “ridiamo perchè fa la pipì ancora a letto” o per l’effetto nostalgia nerd “guarda che maglietta assurda: spero di averne una simile in cantina da mia nonna”, mi sembra poco.
    Fmc

  4. Posted 22 novembre 2005 at 14:29 | Permalink | Rispondi

    Nella versione originale che circola in rete i cinque minuti dopo la sigla ci sono (una scena abbastanza incomprensibile al matrimonio del fratello in mezzo a un campo di grano). Unica momento in cui ho riso sinceramente: lo scuolabus che si ferma davanti al contadino e alla mucca, tre secondi di puro stile Simpsons. Il film è ambientato ai giorni nostri (si parla di email da qualche parte, poi c’è la scena con Jamiroquai) ma mi pare comunque intenda esagerare fino all’inverosimile l’eredità estetica dei Settanta (e Ottanta, per quanto riguarda la musica) nella provincia rurale americana. Sarà vero? che ne so, la provincia rurale emiliana c’ha ancora la sua bella eredità estetica Trenta e Quaranta, datemi tempo. Comunque sto film mi ha fatto l’effetto di una specie di video del primo Beck, o di “Sabotage” dei Beastie Boys per capirci, dilatato al collasso. Cfr. la scena del vestito per il ballo scolastico, dove dovrebbe far ridere vedere l’imbecille vestito a quel modo, che cammina al rallentatore. Mi ha dato la sensazione di una bidimensionalità asfissiante, nonostante sia pieno di spazi sconfinati. Interessante (ma anche di più) la tua interpretazione dell’integrazione a tutti i costi: infatti Napoleon e Pedro non pensano nemmeno per un attimo di rinunciare al ballo o alle elezioni scolastiche solo perché sono degli sfigati. Mai per un attimo hanno quelle cadute nell’autocommiserazione che ci sono tutti i film di nerd. D’altra parte però manca una vera rivincita o una svolta nella vicenda di qualcuno alla fine della storia, che vede il ritorno al punto di partenza per alcuni personaggi, oppure lo spostamento a un altro punto vissuto in maniera ugualmente indifferente per altri.
    In questo senso, che il film cerchi di apparire un film indipendente mentre non lo è, chiedo a chi di cinema ne sa parlare, avrà suo significato politico? (o quanto meno etico)

  5. Posted 22 novembre 2005 at 14:29 | Permalink | Rispondi

    madonna che mappazza che ho scritto, scusa

  6. Posted 23 novembre 2005 at 17:50 | Permalink | Rispondi

    E’ razzista il fatto che il pubblico di MTV che l’ha votato è lo stesso che ride a (e non capisce la differenza con) quegli incomprensibili intermezzi della stessa MTV che sono, a loro volta, parecchio razzisti. Napoleon parte un po’ in sordina, sbaglia qualche personaggio (i fighi della scuola e la ragazza “sfigata” – una rispolverata Tina Majorino che dieci anni fa era una specie di Dakota Fanning dei suoi tempi) e cede spesso al rassicurante, ma la follia dei tre protagonisti, su tutti lo strepitoso zio, alla fine per quanto mi riguarda è irresistibile…

  7. anonimo
    Posted 28 novembre 2005 at 19:57 | Permalink | Rispondi

    se a me è piaciuto crash vuol dire che sono scema?

  8. anonimo
    Posted 5 gennaio 2006 at 21:47 | Permalink | Rispondi

    ciao

  9. anonimo
    Posted 5 gennaio 2006 at 22:04 | Permalink | Rispondi

    “al solito non ho capito niente” si legge verso la fine del tuo intervento.Mi chiedo chi non ha capito niente? il pubblico di mtv o tu? sarà un lapsus(non voler essere razzisti può risultare razzista).
    Il film non è razzista per niente:è al contrario un elogio della diversità (come forma di originalità e creatività che può essere accettata da chi invece è socialmente integrato), lo si capisce dai titoli di testa. Per ognuno una caratterizzazione differente e originale.
    Forse il film può dare fastidio perché vuole essere fuori dagli schemi, ma può essere apprezzato per lo stesso motivo.

Pubblica un Commento

Required fields are marked *

*
*

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: