WOLF CREEK, Greg McLean, AUS, 2005

Presentato all’ultimo festival Di Cannes, Wolf Creek è l’esordio al cinema  del giovane Greg McLean. Australia, fine anni ’90: un ragazzo australiano e due  turiste inglesi attraversano coast to coast l’Australia con lo scopo di arrivare a Wolf Creek, un enorme cratere generato da un meteorite caduto sulla terra milioni di anni fa. Dopo un guasto alla macchina, circondati dal  nulla, persi in mezzo al deserto, i tre incontreranno un simpatico e arzillo villico che, con la scusa di aiutarli, li rapirà con l’intenzione di  torturali e ucciderli. Basato su fatti realmente accaduti (una didascalia iniziale ci informa che ogni anno in Australia vengono denunciate 30000  persone scomparse. Il 90% di queste viene ritrovata quasi immediatamente, la  percentuale restante, se ci basiamo sul film, pare non passarsela  allegramente) Wolf Creek è un buon slasher, piuttosto canonico, ma con  alcuni elementi piuttosto interessanti. McLean, anche se esordiente, sa come gestire la tensione e costruisce una lunga prima parte tra il road movie e  il documentario, dove ha terreno facile per presentare con calma i tre protagonisti e spargere lentamente, ma inesorabilmente, i primi elementi  inquietanti. Il classico viaggio dei soliti giovinastri in salsa horror, man  mano che i tre raggiungono il sito del titolo, assume toni sempre più scuri: il paesaggio australiano, e qui arriviamo forse al centro del film,  inghiotte, assorbe. Si parte dalla civiltà (le spiagge affollate, le  feste…) per tornare al centro della terra, a una bolla di passato nella  quale ci si ritrova persi e soli, in balia degli eventi o di qualsiasi forza negativa. Il villain di Wolf Creek esce da un’idea rassicurante e turistica  dell’Australia. Un burbero ma ciarliero Mr. Crocodile Dundee, dalla risata e dalla birretta facile, pronto ad aiutarci nel momento del bisogno salvo poi  crocifiggerti o torturarti con "questo è un coltello!". La parola esatta c’è  ed è Boogeyman, l’uomo nero. Una presenza in gradi di dominare lo spazio come nessun altro, verrebbe da dire dotata di poteri soprannaturali perchè emanazione diretta del paesaggio che lo ha generato. In Wolf Creek si ritrovano schegge di quel cinema del disagio presenti in un film come Picnic a Hanging Rock. Il film di Weir è del 1975, e i conti tornano se pensiamo che il cinema a cui McLean sembra poi fare riferimento è quel New Horror che  tra il 1974 (Non Aprite Quella Porta) e il 1977 (Le Colline Hanno Gli Occhi)  sconvolse l’America minando la sicurezza di una terra che si pensava sicura perchè tutta conquistata, conosciuta. Cattivo, spietato, con un basso tasso di sangue (soprattutto se  lo confrontiamo con l’altro horror della stagione The Descent) ma con una tensione spesso difficilmente sostenibile, Wolf Creek non si inventa niente: come il francese Alta Tensione omaggia dichiaratamente un genere  cinematografico, gestendone però al meglio tutti gli elementi. Non poco e non male.

 

FEDEmc

3 Comments

  1. Posted 25 novembre 2005 at 14:39 | Permalink | Rispondi

    mi ha detto il mio coinquilino, che ha passato alcuni mesi in australia dopo l’uscita del film, che il turismo nella zona di wolf creek e dintorni è diminuito in maniera spaventosa e che addirittura il minstro del tursimo si è apertamente incazzato con il simpatico McLean.
    Fmc

  2. Posted 29 novembre 2005 at 00:42 | Permalink | Rispondi

    completamente d’accordo. anche se, basso tasso di sangue escluso, la scena in cui mick riduce la ragazza coi capelli più corti ad “una testa su uno stecco” surclassa da sola e alla grandissima il triste the descent, horror qualsiasi ridotto a ricorrere ai mostricciatoli.

    in sala, per stemperare la tensione, la gente annullava viaggi in australia di cui nemmeno aveva mai preso un catalogo d’agenzia in mano.

  3. Posted 2 dicembre 2005 at 20:06 | Permalink | Rispondi

    Io quando riuscirò a vederlo sarò diventato vecchio. Mi sento di concordare a priori con il tuo giudizio. Voglio concordare a priori.

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