The Wild Blue Yonder, Werner Herzog, Germania

Che Herzog sia completamente pazzo non è una novità, e quindi viva la pazzia. TWBY è un film di finzione, per usare un eufemismo. Sfrenato nell’immaginazione e nelle trovate "di sceneggiatura" si rifà, però, quasi del tutto ad immagini di documentari. Il narratore (Brad Dourif) dice di essere arrivato da Andromeda sulla Terra in una grande migrazione. Il suo popolo aveva avuto grandi progetti (costruire una Washington D.C. alternativa) poi sfumati nel nulla. Nello stesso tempo ci racconta di noi umani che tentiamo di esplorare lo spazio. Alle evidenti limitazioni tecniche si supplisce con una teoria per cui esistono delle specie di "iperstrade galattiche" (che tanto mi ricordano Adams) attraverso le quali è possibile fare lunghissimi viaggi risparmiando energia. E quindi uno Shuttle riesce ad arrivare sul pianeta del narratore, un "pianeta dal cielo di ghiaccio e dalla atmosfera di elio liquido", in cui le creature vogliono parlare e comunicare e si sentono sole e tristi proprio perché non c’è più nessuno. Immagini della NASA, veri scienziati che interpretano loro stessi e spiegano teorie astrofisiche, vita sullo Shuttle, riprese subacquee: Herzog crea la fantascienza partendo dalla Terra, e torna alla Terra in un epilogo commovente e "ambientalista" nel senso più puro e radicale del termine. Bello, bello, bello.

Francesco

One Comment

  1. anonimo
    Posted 23 gennaio 2007 at 18:22 | Permalink | Rispondi

    La cosa che più mi ha esaltata in questo film è stato l’uso dei filmati “retrò”.
    I prototipi di macchine volanti, in bianco e nero, che tutti abbiamo visto e rivisto, riadattate per dire tutta un’altra cosa, come in un gioco: “facciamo che…”.
    E’ richiesta la complicità dello spettatore, che dimentica la vera origine delle immagini e degli oggetti.
    Io mi sono divertita e impressionata, come nei miei migliori pomeriggi infantili.

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