Sympathy for Lady Vengeance (Park Chan-wook, Corea del Sud, 2005)
Raccontano* che, all’ultimo Festival di Venezia, la sequenza della vendetta collettiva di Sympathy for Lady Vengeance sia stata accolta dal coro "fascista, fascista!". A stretto rigore di termini il film di Park Chan-wook è un film fascista, se accettiamo, con Walter Benjamin, che l’estetizzazione dei processi politici e, come in questo caso, umani è una strategia fascista. Senza contare, a un livello più terra terra, che il filone "il cittadino si vendica da solo" ha sempre avuto una precisa connotazione politica, da Charles Bronson a Maurizio Merli. Possiamo seguire allora fino in fondo, un po’ per scherzo e un po’ no, il suggerimento indicato dagli schifati spettatori veneziani? Andiamo con ordine, partendo dal plot.
Sympathy for Lady Vengeance, come si capisce anche dal titolo e come facevano già o precedenti episodi della trilogia di Park (Sympathy for Mister Vengeance, 2002, e Oldboy, 2004) mette in scena una storia di vendetta. Geum-ja esce di galera dopo tredici anni e mezzo. E’ stata condannata per il rapimento e l’omicidio di un bambino, in carcere pare si sia redenta, trasformandosi in una specie di angelo che assiste le altre detenute. In realtà, non ha fatto altro che mettere in piedi relazioni e crediti, preparando la vendetta contro chi le ha distrutto l’esistenza.
Geum-Ja ha una caratteristica singolare nel cinema contemporaneo: deve scontare una colpa, ottenere un perdono. Soltanto che la colpa in questione non è quella che si potrebbe immaginare, non si tratta dell’omicidio del bambino. Anche Sympathy for Lady Vengeance, almeno in confronto con il precedente Oldboy, ha una caratteristica interessante: non sembra ansioso di riscattare (o, come potrebbe succedere all’inverso, di rimarcare) la propria natura di prodotto di genere, che affonda figure e snodi narrativi nel più grosso serbatoio tematico conosciuto dalla koinè del cinema dei generi, la narrazione della vendetta, appunto. Le belle immagini, la cura esasperata del quadro sembrano davvero una protesi dell’abito mentale della protagonista Geum-Ja: gli ambienti chiusi perché ripetuti, i personaggi inquadrati di straforo o come se li si stesse spiando rimandano ad una geografia carceraria davvero assunta come forma, anziché semplicemente raccontata.
Film fascista, quindi? No, in primo luogo, perché il rapporto con la tradizione non è impostato in termini di legittimazione. No, soprattutto, se pensiamo che l’aggancio alla passione primordiale non esaurisce il percorso del personaggio, ma è parallelo e funzionale alla ricerca della Persona che può concedere perdono e comprensione. La vendetta non accresce, non risarcisce e non arricchisce la protagonista: elimina lo schermo che la separa da ciò che davvero vale per lei. Solo tramite l’ascesi nella violenza, l’annullamento della passione, Geum-ja ristabilisce un equilibrio dei sentimenti utile per costruire il futuro e non per chiudere il passato. Un film cattolico, allora, con una sequenza finale che tra lo stupore, l’abbraccio madre-figlia e l’idiota in secondo piano, si spera di non esagerare, potrebbe essere girata da Pasolini.
p.

9 Comments

  1. Posted 13 gennaio 2006 at 12:13 | Permalink | Rispondi

    gran bel post, ora però lo rileggo.
    e bravo dotto’.

  2. Posted 13 gennaio 2006 at 13:02 | Permalink | Rispondi

    fede, ma l’hai ripubblicato tu? ho cliccato su Aggiorna e mi sono ritrovato questo vecchio post… comunque grazie mille, se avessi aspettato che lo facessi io…
    p.

  3. anonimo
    Posted 13 gennaio 2006 at 13:07 | Permalink | Rispondi

    no sono stato io
    m.

  4. anonimo
    Posted 13 gennaio 2006 at 15:18 | Permalink | Rispondi

    pezzotta sminuisce il film su vivimilano…perchè esaltare Old Boy e accusare di manierismo questo, che è (anche) molto più doloroso, sanguinante e decisamente meno schematico?
    mah, a me lady v. pare forse il migliore della trilogia…

    lonchaney

    p.s.: che ne pensano manu e 399?

  5. anonimo
    Posted 13 gennaio 2006 at 15:48 | Permalink | Rispondi

    Ma, così direi ch il migliore della trilogia è il primo, forse perché il meno strutturato e teorematico, ma forse è che essendo il primo risulta quello che semplicisticamente non può essere accusato di manierismo. Credo che sia meglio di Old Boy, in quanto in questo è la costruzione a svelamenti continui, a vendette e controvendette a farla da padrone, mentre la linearità di Lady Vengeance lo rende film più complesso alla visione. Il fascismo è questione da discutere ma che non mi interessa, la mette a posto p. benissimo (il fatto che Park metta in scena una situazione estetica e morale che si apre sull’apocalisse è reale, ma allora anche Francio Bacon sarebbe fascista ecc. ecc. lasciamo perdere). Penso che siano eccezionale la preponderanza della linearità dle percorso, per cui la vendetta di Geum Ja è complessa, ma noi la riceviamo come una composizione estremamente consequenziale – le relazioni che stende in carcere sono funzionali per lei, ma mai per come vengono date a noi spettatori. Per questo non si ha, come nota giustamente p., film di genere ma sono formalizzazione di stati d’animo e di sensazioni. Questo provato dal fatto che la vendetta non è momento liberatorio ma grottesca deformazione di tutti coloro che ne sono coinvolti, su tutti “l’eliminafile” nella tortura. Film cattolico? Si, ma nel momento in cui raggira tutta la simbologia cattolica: la comunione col tofu, prima ribaltato e poi accettato affondandoci la faccia toglie qualsiasi facile assunzione della simbologia occidentale, ma la sua messa in discussione per approdare ad altro.
    manu

  6. Posted 13 gennaio 2006 at 16:18 | Permalink | Rispondi

    la scena della vendetta collettiva termina in pasticceria di fronte a bigliettini con su scritto il numero del cc. Mi pare francamente lontana da tentazioni estetizzanti o da banalità giustificazioniste. E’ un percorso, che impasta momenti tragici, crudeli e grotteschi. Esecuzione capitale – omicidio rituale – riunione di condominio. Ho trovato comunque splendida la trattazione dei materiali, dei colori, delle luci e del sonoro.
    Aggiungo: sentire che qualcuno grida ancora al film fascista acuisce il tedium vitae già stimolato dalle vacanze di Natale. Devo sopportare questo genere di stronzate – così a memoria – almeno da “Cane di paglia” in poi. A quell’epoca, essendo simpatizzante di Potop, mi toccava soffrire in silenzio. Però ricordo distintamente i servizi d’ordine di LC e PO fraternamente riuniti alla proiezione del Mucchio Selvaggio. Quella era critica cinematografica veramente militante – se non militare

  7. anonimo
    Posted 16 gennaio 2006 at 09:17 | Permalink | Rispondi

    399

  8. anonimo
    Posted 16 gennaio 2006 at 12:46 | Permalink | Rispondi

    per me addirittura il migliore della trilogia. perlomeno stilisticamente

  9. Posted 17 gennaio 2006 at 10:38 | Permalink | Rispondi

    Entri al cinema, senti gridare “Fascista! Fascista!”, non importa che film stiano proiettando, foss’anche Il Trionfo Della Volontà (anzi a maggior ragione fosse quello) continui a guardare il film e cancelli il rumore delle grida.
    Nella sala ci siamo solo io e il film.

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