PAROLE D’AMORE, Scott McGehee & David Siegel, USA 2005

(Attenzione: tasso di spoiler 110%. Vietata la lettura quindi ai masochisti decisi a vedere il film)

Che film. Incredibile. Tornando verso casa pensavo "Ma ti rendi conto? Non vedo l’ora di avere un figlio per poi vederlo crescere, vederlo raggiungere l’età della ragione… poi un giorno gli insegnerò a farsi la barba e dopo, magari sorseggiando una birra insieme, gli racconterò questo film". Sono cose che formano l’animo umano. Partiamo dal paratesto: sala piccola ma piuttosto piena. Pubblico prevalentemente femminile, età piuttosto alta, gran sfoggio di pellicce residuali dagli anni ’80. I due bambini presenti corrono per il corridoio centrale della sala schiamazzando. Nessun(a) spegne il telefonino. Durante i titoli di testa squillano almeno 4 telefoni e arrivano un bel po’ di sms. Nessuno si lamenta o osa fiatare. Dopo l’ingresso in scena del bel Richard, avviene ciò che mi ricordavo accadde all’apparizione di Leonardo Di Caprio in Titanic: tutto il pubblico femminile esplode in un sospirato ma rumoroso "ahhhhhhhhhhhh…". Per adesso tutto bene. Venti minuti dopo, i segni d’impazienza si fanno concreti. Un marito portato con la forza dichiara "madonna, quanto rompe le palle lui…". Alla fine del primo tempo qualche sospiro e molti brontolii. Verso la fine mi sembrava di essere tornato indietro nel tempo: la stessa sensazione che si provava nell’ultimo quarto d’ora della lezione di venerdì, messa sadicamente alla 5°ora, di matematica in 5° liceo durante una giornata di sole di maggio. Nessuno ne vuole mezza. Lo senti concretamente nell’aria. Appena si accenderanno le luci, lo sai perfettamente, tutti scapperanno e andranno fuori riassaporando la libertà. Scendendo le scale mi avvicino a una coppia di donne strette nelle loro pellicce di moda quasi 30 anni fa. Le due camminano lente a braccetto. Dopo qualche secondo di silenzio, la più arzilla guarda l’altra e dice "Ma allaura c’ha ragione il mio Claudio a vedere quei films la col sangue e la paura. Almeno la si capisse qualcosa…". Vittoria. Freddy Kruger batte Richard Gere. Almeno per i prossimi quattro minuti. Poi tutto tornerà alla normalità, ma almeno per quattro minuti anche una donna in pelliccia con a casa un 25 enne patito d’horror ne ha le palle piene di Juliette Binoche e di Richard Gere.

La storia: tratto dal romanzo di Myla Goldberg, Parole D’Amore (in lingua originale Bee Season, La Stagione dell’Ape), racconta la storia della famiglia Naumann, benestante famiglia ebrea di Oakland, California. Lui, Il bel Richard, è un professore di studi religiosi. Bello, giovanile, impegnatissimo, dinamico, amato dai suoi studenti, ha fatto studi cabalistici su cui ha basato la sua tesi. Cucina per la famiglia, aiuta la figlia genio nei suoi studi, suona il violino con il figlio problematico. Tra un piatto e una suonata di Bach se ne esce spesso con delle frasi del tipo "L’universo è Dio, Dio è Amore, la luce divina che compone le cose – che sono composte da parole che ci ha dato Dio, che è Amore Divino – è la luce dell’Amore che ci fa capire la complessità dell’Universo delle Parole dell’Amore di Dio. Che è Luce." Poi mangia una mela sorridendo e ammiccando verso la macchina da presa. E le pellicce fanno "ohhhhhhhhhhhhhhh".

Lei, la bella Juliette Binoche, è perennemente scocciata, non riesce a cambiare espressione neanche sotto tortura, è evidentemente annoiata sessualmente, non sopporta (giustamente) il marito, ha dei flashback incomprensibili di un incidente stradale, vaga in stato di trance – non si capisce facendo cosa – in alcune case a noi spettatori sconosciute, regala caleidoscopi e camicette vecchie alla figlia genio.

Il figlio è geloso della sorella genio, non sopporta (giustamente) il padre, è in cerca di una spiritualità che lo possa aiutare a non dare di matto ogni volta che il padre gli racconta cazzate come quelle di cui sopra.

La figlia sembra un automa, si sente trascurata dal padre (che è impegnato a spiegare l’intensità dell’Amore Divino mentre cucina del tofu), guarda con sufficienza il fratello problematico, non capisce perché sua madre abbia la monoespressione ma poi le regali dei caleidoscopi dicendo "Mi piace come cattura la luce", ma ha un dono. Eccelle nello spelling. Apriamo una parantesi: le gare di spelling vengono fatte nelle scuole elementari e medie americane per due ragioni. La prima è che nella lingua inglese le parole non vengono pronunciate come si scrivono, la seconda è perché hanno un’istruzione piuttosto ridicola. Li sono una cosa piuttosto normale (spesso si vedevano nei Simpson) in Italia non hanno senso. La figlia genio del bel Richard e della bella Juliette è un vero fenomeno nello spelling. Gare su gare, batte tutti, non la frega nessuno. Le dici anche parole difficilissime tipo "psoriasi", ma non la freghi. Strano perché il resto dei bambini impegnati in queste gare scazzano in continuazione (l’effetto per noi italiani è quello di vedere un bambino di 12 anni incapace di parlare correttamente). Ma come fa la figlia genio? Semplice. Lei va in trance. Chiude gli occhioni azzurri e ha delle visioni o delle allucinazioni. "Prima visualizzo le parole, poi le sento dentro di me, poi le vedo nella loro essenza" rivela la pargola alla madre. Wow. E pensare che il padre studia la cabala. Sarà l’essenza della Luce divina che compone le lettere che compongono le parole che compongono l’universo che è composto dall’amore della luce divina che è amore ad aiutare la fanciulla? Non si sa. Nel dubbio, via con del digitale a caso.

Come si evolve la situazione? Allora: si scopre che mamma Binoche non ci sta tanto con la testa. Si addormenta sul tavolo della cucina, le spuntano bozzi sulla testa, dice cose senza senso. Nel tempo libero si diverte a entrare in case altrui rubando oggetti a caso che colleziona segretamente in un garage comprato all’uopo. Viene sorpresa, arrestata, rinchiusa in un ospedale psichiatrico. Il bel Richard non capisce, va in ospedale e chiede spiegazioni. Lei lo guarda con occhio spiritato e farfuglia cose tipo "hai visto gli oggetti che belli, trattengono tanta luce… l’ho fatto per mettere insieme i pezzi di una vita andata in frantumi". Il figlio incompreso viene impezzato da una gnocca assurda conosciuta al parco. Dopo un secondo lei gli rivela di essere buddista e, ovviamente, felicissima. Lui, ebreo, tre giorni dopo si converte. Non rivela ai genitori di frequentare una buddista che lo porta in case piene di buddisti (per comodità la casa dei buddisti ha le porte arancioni) e, una volta scoperto, reagisce come un figlio che vuole andare contro le volontà dei genitori in discoteca la domenica pomeriggio. Il padre lo insulta dicendogli "Ma va come vai in giro vestito, con un mantello arancione". Il padre rompe le palle a tutti. Parla in continuazione ostentando una calma e una sicurezza che vengono puntualmente smentite. Nella scena clou del film è li che cucina il pollo alla griglia per la sua famiglia, che piuttosto che stare con lui guarda intensamente degli alberi in silenzio. Lui parla, parla, parla di tutto, di quanto è figo a fare il pollo "che è composto da Amore Divino e da Luce Interiore fatta d’Amore della Parola di Dio" e cose del genere. Arriva di colpo la gnocca buddista a trovare il figlio, che all’idea di potersene scappare dal padre esulta come i bambini di Genius. Richard non demorde e invita la gnocca a mangiare il pollo. "No grazie, sono vegetariana" "Ah! Ma faccio anche dell’ottimo Tofu!". Ed è a questo punto che in sala, il marito portato con la forza esplode nel liberatorio "maddona, quanto rompe le palle lui…". Richard sembra aver sentito e da questo momento in avanti si concentra solo sulla sua bambina genio e le insegna, con una superficialità disarmante, i principi della cabala: "Guarda, alla fine fai così, fai cosà, e raggiungi l’estasi" La figlia cade in trance al primo colpo e continua ad avere visioni. Arriva alla finale tipo mondiale di spelling e qui, per far tornare tutto alla normalità, sbaglia apposta l’ultima lettera dell’ultima parola (anche se una fenice infuocata fatta di carta le indica quella giusta). Richard piange per la sconfitta, ma tutto torna a posto. W la felicità. Il tutto in 104 minuti che paiono interminabili. Il fatto che nei titoli di coda venga salutato Anthony Minghella (Che se non sbaglio si vede in un simpaticissimo cammeo. Sicuramente recita suo figlio Max), dovrebbe rendere l’idea di quanto può essere palloso questo film. Ma è l’inutilità e la superficialità del film a stupire: si punta in alto, come si volesse puntare tutto sul lato e la fascinazione "letteraria" per realizzare un film d’autore, per poi svogliatamente firmare un film noioso, sciatto, recitato male e girato senza stile alcuno.

Concludo con una serie di bizzarre segnalazioni: poi io magari sono fissato, e passo per Woody Allen all’inizio di Io e Annie quando dice "hai sentito come ha detto Wagner?" però il film mi è sembrato particolarmente anti-comunista. In un flashback vediamo il figlio di Ricahrd Gere guardare fuori dal finestrino di un aeroplano. Essendo notte ed essendo posizionato vicino all’ala, il pargolo vede solo una luce rossa. Molto ingenuamente il bambino si volta verso il padre chiedendo: "Papà, Dio è rosso?". Richard Gere ride e risponde "No figliolo, direi proprio di no". Nella gara di spelling finale, sul palco ci sono molti ingrandimenti delle prime pagine dei vecchi quotidiani che riportavano la foto del vincitore delle vecchie edizioni. Se ci fate caso, molte delle notizie di spalla non sfigurerebbero su Il Giornale. La paura verso la Corea del Nord, elogi del maccartismo. Durante le gare vengono inquadrati, ovviamente una marea di bambini: quelli che sbagliano sono prevalentemente afroamericani o asiatici. Lo so, detto così sembra paranoia, ma la cosa è veramente insistita.

FEDEmc

12 Comments

  1. anonimo
    Posted 17 gennaio 2006 at 18:47 | Permalink | Rispondi

    Freddy Kruger però è battuto dai Fonzies.
    m.

  2. anonimo
    Posted 17 gennaio 2006 at 18:51 | Permalink | Rispondi

    vero, bellissima pubblicità.
    Fmc

  3. Posted 18 gennaio 2006 at 12:01 | Permalink | Rispondi

    io ti amo!

  4. Posted 18 gennaio 2006 at 12:18 | Permalink | Rispondi

    … ma questo era un Duro Mestiere Del Critico, yes ?

  5. anonimo
    Posted 18 gennaio 2006 at 14:35 | Permalink | Rispondi

    Hai fatto delle recensioni più corte su film molto più belli….ti ci è voluto così tanto per dire che il film è una “cagata pazzesca !!!! ” (ventidue minuti di applausi !!!

  6. anonimo
    Posted 18 gennaio 2006 at 15:00 | Permalink | Rispondi

    anonimo: beh, ma vuoi mettere la soddisfazione?
    Vio: fortunatamente si.
    Clumsy: ho visto quella foto sfuocata che hai messo sul tuo blog ma non si vede bene come sei. me ne mandi una tutta nuda? grazie. se poi ti amo anche io ci sposiamo.
    Fmc

  7. Posted 18 gennaio 2006 at 20:01 | Permalink | Rispondi

    Sulla questione Krueger ci ho fatto un post.

    Su consiglio di uno che ne sa, l’ho intitolato “Fonzies and Human Remains”.

    Una prece.

  8. anonimo
    Posted 23 gennaio 2006 at 19:40 | Permalink | Rispondi

    belli i vostri post sul Future Film Festival! scioperati!
    ;-)

    lonchaney

  9. anonimo
    Posted 24 gennaio 2006 at 18:05 | Permalink | Rispondi

    a forza di rispondere alle mail dei bambini appassionati di cartoni al lavoro, ho cominciato ad usare le faccette anch’io…uff…autismo
    :-(

    lonchaney in pausa caffè

  10. anonimo
    Posted 24 gennaio 2006 at 19:14 | Permalink | Rispondi

    il Future quest’anno ci ha visti poco. Io sono tristissimo per essermi perso Hausu, ma proprio non ce l’ho fatta.
    Per quanto riguarda i post: c’è quel ragazzo che lavora con noi, tale Tommaso (3 post in quasi due anni) che in fila per Mirrormask aveva promesso un post su Wallace E Gromit dicendo anche cazzate tipo: “Non è che poi io ne scrivo, vado sul blog e trovo che ne avete già parlato?”. E noi a rassicurarlo “No, Tommy. Giuro.Vai tranquillo, è tutto tuo”. mah…
    Fmc

  11. anonimo
    Posted 1 febbraio 2006 at 11:25 | Permalink | Rispondi

    Hausu…che meraviglia…un film in acido come pochi…
    lonchaney

  12. anonimo
    Posted 14 dicembre 2010 at 12:36 | Permalink | Rispondi

    QUOTO anche qui, per non farti mancare nulla ;)

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