WALK THE LINE, James Mangold, USA, 2005

A breve distanza da Ray, il terribile film su Ray Charles dell’anno scorso, esce – con gran tempismo sui premi Oscar – questo Walk The Line, biopic (piuttosto agiografico) su Johnny Cash, cantautore americano scomparso pochi anni fa, capace di attraversare quasi cinque decadi di storia della musica. Personalità esuburante e difficile, segnato da problemi di dipendenza da alcool e da anfetamine, Cash ha incarnato quasi da subito, a differenza di molti musicisti a lui contemporanei, la parte più trasgressiva, inquieta e incontenibile del rock n’roll. Il film, scritto dal regista con Gill Dennis (sceneggiatore del curioso Nel Fantastico Mondo Di Oz), basato su due autobiografie (The Man in Black e Cash: An Autobiography) racconta la sua vita dall’infanzia fino al matrimonio con la donna della sua vita, l’unica capace di allontanarlo dalle sue dipendenze, June Carter, avvenuto nel 1968. Si parte con i problemi legati a un’infanzia disagiata, segnata da un padre ubriacone e cattivo, da una madre religiosa e soprattutto dalla morte del fratello maggiore, trauma mai superato da Johnny Cash. Si continua con i primi passi nello showbiz, con i classici inizilai rifiuti e un insperato ma tenacemente rincorso successo. Si costruiscono le basi per poi trattare di crisi familiari, si introduce la donna della vita e poi ci si concentra sui problemi legati alle droghe. Dopo varie scene di discesa negli inferi, dopo aver mostrato il fondo dell’animo umano, ci si concentra sul riscatto, che avviene, come detto, grazie all’amore (per June Carter e per la musica). Il titolo italiano è agghiacciante, ma ha in se tutto il film: Quando L’amore Brucia L’Anima. Schematico e prevedibile come il già citato Ray, Walk The Line non ha nessun pregio evidente, ma al contrario qualche grosso difetto. Certo, sempre come per Ray, il mimetismo del protagonista (chiamato sempre come Jamie Foxx a cantare le canzoni del personaggio da lui interpretato) è impressionante, e sia Joaquin Phoenix che Reese Whiterspon sono piuttosto in parte (anche su Robert Patrick nella parte del padre cattivo ex alcolista che preferiva il fratello morto se li magna a colazione con 5 minuti scarsi di pellicola…), ma non si va oltre il "diligente". La storia è fedele, si basa sui libri scritti dal diretto interessato, ma da parte del regista (autore nel 2003 del piacevole Identità) e dello sceneggiatore non c’è uno sforzo uno per rendere il tutto diverso da una puntata lunga di un buon telefilm: nessun guizzo, nessun sorpresa, tutto prevedibile. Prevedibile e già visto: tutta la materia narrativa del film è raccontata e mostrata (tutto. Non manca niente: a scanso di equivoci, per non lasciare troppo all’immaginazione dello spettatore, ci viene mostrato tutto quello che viene raccontato. Senza esclusione) in maniera scontatata e canonica. Dall’infanzia problematica fino all’amore salvifico finale, dai primi tradimenti sessuali alla dipendenza da droghe, la storia di Johnny Cash, raccontata in questo modo, è uguale a mille altre. Si intuisce che il personaggio in questione ha un carisma, una carica eversiva e una forza incontenibili, ma in un compitino svolto così diligentemente, tutto questo si perde. Ci sono poi i difetti dei biopic sugli artisti dannati: da dove prendeva l’ispirazione Cash per le sue canzoni? E sua moglie? E allora via a frasi dette da personaggi di contorno (ovviamente in primo piano e in quel preciso momento con sopraciglio inarcato) che sono titoli di canzoni famose ("Signor Cash, lei deve seguire la sua strada" – Walk The Line), momenti di sofferenza personale in cui vengono sussurrate piangendo versi di canzoni (Johnny, ti stai bruciando, bruciando, bruciando!" – Ring Of Fire), addirittura inquadrature insistite su fogli di quaderno con scritte le bozze per titoli delle loro composizioni più famose (Fire Ring? Uhmmmm… Ring Of… Ring of… Of Fish?). Senza essere eccessivamente cattivi, Walk The Line si guarda, ha il pregio di poter avvicinare molti spettatori a un gran musicista, ma sfortunatamente non si va oltre. 

FEDEmc

2 Comments

  1. Posted 21 febbraio 2006 at 10:04 | Permalink | Rispondi

    Robert Patrick è un attore incredibile
    peccato che lavori spesso in serie televisive

  2. anonimo
    Posted 28 febbraio 2006 at 20:23 | Permalink | Rispondi

    lo ammetto
    sono poco obiettiva, adoro cash e la visione di Walk The Line mi ha emozionato. Sono d’accordo sul fatto che potenzialmente, trattandosi di un personaggio così interessante, il registra avrebbe potuto essere meno canonico e scontato nel raccontare le problematiche di Cash.
    Visto in lingua originale recupera un po’ credo….non è il massimo lo ammetto, una grande occasione persa forse…ma io, da inguaribile fan mi sono emozionata, e dico bravi agli attori.
    la pupons

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