HOSTEL, Eli Roth, USA, 2005

La parte più dura nella realizzazione di questo film è stata senza ombra di dubbio il lancio. "L’idea più fottutamente spaventosa che abbia sentito per un film horror da molti anni a questa parte!". Presentato da Tarantino, costato 5 solo milioni di dollari, grazie a mosse pubblicitari azzeccate, nel primo week end di programmazione USA ne ha incassati 20. "Scene Brutali!". Se ne parla da mesi anche in Italia. "La vera sfida è vederlo fino in fondo".  Addirittura Maria Pia Fusco (segnalando erroneamente Eli Roth come esordiente) ne ha scritto su Repubblica ancora prima dell’uscita. "Il film horror con più sangue e tette mai visto!". Vediamo cosa rimane in realtà: due dementi americani e un demente svedese in giro per l’Europa in cerca di droga e sesso, si fanno convincere da un ragazzo olandese a raggiungere un Ostello slovacco. Appena arrivati godrano delle disponibilissime bellezze locali, salvo poi finire torturati a morte in uno scantinato umido e sporco. L’idea di partenza, guardando anche la realizzazione tecnica del film, è evidente: Roth e Tarantino si sono trovati per una birra, le birre sono diventate 27 a testa, i due sono finiti poco dopo a elogiare quel bel cinema di un tempo, "ti ricordi i film senza trama con le tipe che fan vedere le tette e poi c’è un mare di sangue? Che bello! Eh, ma adesso quel cinema non c’è più. Dai, lo facciamo noi". Interni appositamente squallidi, raccordi di montaggio appositamente sbagliati, attori appositamente scarsi e fastidiosi. La prima parte, con i protagonisti ad Amsterdam a spaccarsi di coffee shop e quartiere rosso è girata svogliatamente (sembra di trovarsi di fronte ai film di fine anni ’80 di Stauart Gordon) ed è eccessivamente e inutilmente lunga. Però si torna sempre alla parola "appositamente". Tutto in questo film è fatto per omaggiare quelle pellicole che si vedevano su Odeon Tv nei primi ’90. Vi ricordate? I Bruttissimi di Odeon. Quei film dove le comparse si ripetevano, dove nelle carrelate la macchina da presa trema evidentemente, dove sapevi con certezza matematica che tra il minuto 27 e il 38 due o più tette compariranno. La location europea, l’espressività dei protagonisti, la musica (devo ammetterlo, impagabile una versione slovacca di Stella Stai di Umebrto Tozzi) sono tutti elementi scelti ad hoc con il preciso scopo di amplificare questa sensazione. Il tutto dovrebbe quindi risulatre divertente, no? Invece no, proprio per l’evidente sensazione di calcolo che il film si porta appresso. Se leggete questo blog, sapete quanto odiamo usare questa parola, ma … insomma si voleva fare un film trash. C’è poco da fare: l’idea di base era quella. Un giochino per idere al pub tra amici cool ("Quentin, inseriamoci un cameo di Takashi Miike, che in 4 o 5 nel multisala lo riconosceranno… Ah, nella scena dell’arrivo all’ostello mi sono permeso di far vedere che in televisione passavano Pulp Fiction. Ma doppiato tipo in bulgaro! Figata! Ci mettiamo anche Quel Maledetto treno Blindato?"). Il risultato però lascia indifferenti, sia perchè  il trash non si costruisce a tavolino, sia perchè tutto quello che viene pubblicizzato è pressochè assente. Tre o quattro scene di violenza, sempre frustrate da fuori campo, e poco altro. Chi capisce il giochino (esile esile) dei due bambinoni Roth e Tarantino rimane deluso, chi si fa abbindolare dal lancio del film potrebbe a mio avviso rimanere deluso (dopo il primo week end di incassi incredibili, il film è velocissimamente scomparso dalle classifiche americane). Personalmente ho trovato molto più interessante l’omaggio sbilenco al new horror anni ’70 di Cabin Fever. Ma rigirandomi tra le mani il dvd mi sorge un dubbio. Cabin Fever era prodotto da Lynch, questo da Tarantino. Perché questi registi si interessano a Eli Roth?

FEDEmc

6 Comments

  1. anonimo
    Posted 25 febbraio 2006 at 14:10 | Permalink | Rispondi

    guarda che recensione assurda ho trovato

  2. videogirl
    Posted 25 febbraio 2006 at 21:32 | Permalink | Rispondi

    qundi cotanta sciatteria sarebbe del tutto voluta? comunque non so perché si ostinino a chiamarlo horror… io stanotte ho dormito benissimo!

  3. anonimo
    Posted 27 febbraio 2006 at 01:59 | Permalink | Rispondi

    Un film in cui non esistono le emorragie di sangue! In cui tutti quanti sono ciechi oppure orbi (va bene che le guardie siano ovviamente tonte e non si accorgano mai di niente, ma la cinese che gira per una stazione senza un occhio e nessuno la degna di uno sguardo…). Dove, ovviamente, il protagonista si muove a velocità doppia rispetto agli avversari. Dove nel finale il protagonista stesso riesce a spingere la testa nel cesso a uno molto più grosso di lui, a mutilarlo e a tagliargli la gola pur avendo (da svariate ore) due dita in meno.
    Ma, soprattutto, dove tutti, anche gli anziani tassisti slovacchi, sanno l’inglese. (provateci voi, a a parlare in inglese con un anziano tassista di Bratislava). E con dei buchi di sceneggiatura che ci stavano dentro anche le meravigliose, enormi bocce di una delle due adescatrici.
    Fantastica davvero la versione slovacca di Stella stai!
    Moroz

  4. Posted 4 marzo 2006 at 10:28 | Permalink | Rispondi

    non so, ma i 600 litri di sangue di cui si straparla in giro dove sono? ci han dipinto le pareti?

    comunque, la delusione dell’anno. almeno da come era stato montato a regola d’arte.

  5. Posted 5 marzo 2006 at 11:41 | Permalink | Rispondi

    Riguardo l’interrigativo finale, un amico si è espresso così:

    “… Paragonato alla figlia (Jennifer, regista di Boxing Helena) capisci perché David Lynch ha prodotto Eli Roth senza fiatare”

    Non so se e quanto regga, però.

    (Violetta)

  6. anonimo
    Posted 1 settembre 2006 at 12:15 | Permalink | Rispondi

    personalmente ho passato un’oretta piacevole.
    non è certo un capolavoro, è una cagata fatta divertendosi per divertire: tutto qui.
    non vedo perchè si debba sempre avere questo atteggiamento snobistico: l’horror deve anche divertire

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