TI VA DI BALLARE ?, Liz Friedmann, USA, 2006

Vi ricordate? Avevamo indetto un concorso: chi riusciva ad azzeccare più Oscar, sarebbe venuto al cinema con uno di noi a vedere un bel "duro mestiere del critico", per poi venire in onda il martedì successivo a demolire il film in diretta. Aveva vinto la nostra amica Violetta, e io ho avuto il piacere di accompagnarla al cinema a vedere questo capolavoro. Paratesto: sala medio grande di un multisala milanese. Sala piena. Pubblico incredibilmente variegato: si passava da gruppone di amici liceali in tuta da ballerini (contentissimi di farsi milioni di foto con il telefonino tra il primo e il secondo tempo), coppie delle più disparate età, bambini accompagnati da genitori desiderosi di imparare l’arte del ballo, tamarroni fastidiosi vestiti malissimo. Comunque, sala piena. Per, ci tengo a sottolinearlo, Ti va di Ballare?. Per noi che andiamo al cinema almeno due volte a settimana, vedere una sala piena che partecipa attivamente alla proiezione con applausi, schiamazzi e risate, è praticamente un miraggio. Una di quelle cose che poi alla fine della frase ci puoi anche aggiungere " …e mi ricordo che si fumava ancora in sala". Tutto questo, ci tengo a sottolinearlo, per Ti Va Di Ballare?, opera prima di Liz Friedlander, già regista di video musicali tra cui quelli dei R.E.M. e quelli dei Blink 182. Scritto dalla cinematograficamente esordiente Dianne Houston (già regista di alcuni episodi della serie TV N.Y.P.D. Blue), il film è tratto da una storia vera: Pierre Dulaine è un famoso insegnate di ballo da sala (valzer, tango, foxtrott e affini). Bello, educatissimo e decisamente upper class, gira in frac e bicicletta per le trafficate vie di New York, tra una gara e una lezione nei posti più esclusivi della città. Una sera, dopo aver visto un ragazzo randellare a colpi di mazza da golf una macchina, decide di insegnare a ballare ai peggiori ragazzi della peggiore scuola della peggior periferia New Yorkese. Motivazione: bontà d’animo. D’altra parte come tutti noi sappiamo, e come Banderas ama ripetere, "il ballo è una filosofia di vita attravareso la quale possiamo trovare dentro di noi la voglia di affrontare qualsiasi difficoltà la vita del ghetto ci riservi". Ovvio. Grazie al suo entusiasmo, e alla tenacia dei suoi bistrattati ragazzi, riusciranno a partecipare all’annuale gara di ballo vincendo la sfida più grande: quella di diventare buoni e simpaticoni. Insomma, difficile da intuire anche solo dopo sue secondi di trailer, ma il film aveva queata straordinaria idea: confronto/scontro tra due mondi antitetici. Tra l’esagerata educazione di un insegnante di tango e l’arroganza e la durezza dei ragazzi del ghetto. Io cedo il passo alle donne e faccio l’inchino, tu ti muovi come Snoop Dogg e fai commenti sconci. Le matte risate. Per non sbagliare tutto il film prosegue per forzatissime giustapposizioni del genere. Banderas si lucida le scarpe da ballo, stacco, un tamarro si abbassa il cavallo dei pantalaoni. Banderas accenna due passi di danza in casa prima di uscire, stacco, una tamarra mima tutto la grazia di un video delle Destiny’s Child davanti allo specchio. Questo avviene durante i titoli di testa, ma il montaggio parallelo deve essere una delle cose che aggradano maggiormente il gusto della Friedlander, perchè fino alla fine non verrà mai, ma proprio mai, abbandonato. La Houston però viena dalle serie Tv e sa come arricchire una storia che, dopo i primi 5 minuti di film, ha abbondantemente mostrato la corda. Per cui via allo scatenarsi delle sottotrame: 1) Rock, il duro, ha la mamma disoccupata e il papà alcolizzato. Vorrebbe mettersi in riga, ma tutto, a partire dal professore di algebra (il capo dei matusa delle forze anti divertimento giovanile), rema acontro di lui. Escluso dalle principali attività sociali, finisce ovviamente nelle braccia dei gangsters. I Gangsters, occupati a ridere come Beavis And Butthead mentre agitano nell’aria una mazza da golf, lo accolgono così: "Hei Rock, è tanto che non ti si vedeva in giro. Sarà almeno dal funerale di tuo fratello morto per droga…" Dodici pagine di sceneggiatura risparmiate. 2) LahRette è la gnocca. Non ha il padre, la madre esercita la più antica professione del mondo, è tanto brava a scuola. Lo si intuisce perchè, mentre accudisce i suoi tre fretellini, prende appunti con fare serio su un quaderno gigante. La preside, parlando di lei allo sconsociuto Banderas, ci tiene a sottolineare: "Lei è brava ma è piena do’odio per la sua condizione. Pensi, sconosciuto insegnante di danza dalle idee bizzarre, che suo fratello vendeva dosi letali di droga ad altri fratelli di protagonisti di questo film, ma poi è stato freddato da dei killer…". Ed è qui che ho come un’illuminazione: ma vuoi vedere che il duro e la gnocca della classe, che non si possono vedere a causa dei rispettivi fratelli morti, entro la fine del film, grazie al molto educato Sig. Dulaine ma soprattutto grazie all’energia del ballo da sala, limoneranno durissimo? 3) Ramos è chicano. Bravissimo a ballare la musica dei giovani, grazie a questa sua abilità, spadroneggia nel quartiere e nella classe. Con una faccia pronta per Doom 2, agita continuamente le mani e dice delle frasi come "lei, educatissimo Sig. Dulaine, non ci cambierà mai, anche perchè la sua musica è da finocchi e invece noi giovani amiamo divertirci con del machissimo rumore assordante e agitando sensualmente il corpo e le mani!". Poco dopo, scoprirà che il tango, lo fanno si i matusa, ma è sexy. Ha un amico con cui condivide la passione per il ballo, ma soprattutto per la gnocchissima 5) Sasha, italoamericana (?) caliente e irruenta indecisa se limonare Ramos o il suo amico. I tre danno vita a un triangolo che troverà il suo naturale sviluppo in un tango a tre nella gara finale. La sua arroganza la contrappone a 6) Caitlin, giovane ragazza per bene schiacciata da una madre eccessivamente autoritaria che la vuole vedere danzare "senza commettere errori" durante il già organizzato debutto in società. Questa piccola ragazzina è un fiore pronto a sbocciare, impedita nel suo sviluppo da un ambiente troppo grigio e restrittivo come quello upper upper clas New Yorchese. Banderas, suo insegnante di ballo, intuisce che la giovane Caitlin necessita di maggiore libertà espressiva e la porta dunque alle lezioni con i terribili ragazzi problematici. Attaccata da tutti, ingiustamente colpevolizzata per le sue buone maniere e per la sua posizione sociale, Caitlin inconterà molte difficoltà nell’integrarsi nel gruppo, ma una volta conquistata la fiducia di persone così diverse da lei, riuscire a farsi accettare da mammà e dai suoi noiosi amici sarà uno scherzo. Certo è che la ragazza mostra un’innata volonta di schoccare portando al suo debutto in società non il prevedibile educatissimo white boy, ma una sorta di versione cinemtografica di Albertone, un tenerissimo ragazzo obeso di colore chiamato Monster, cugino di 7) Big Girl, dolce ragazza obesa di colore costretta a condividere le lezioni di Dulaine con l’unico ragazzo bianco del gruppo, il proto-nerd. Fate questo sforzo d’immaginazione: lei, nera, alta e obesa. Lui, bianco, magro e tappo. Scatterà l’amore. Il proto-nerd lo confiderà a Dulaine nella sequenza migliore del film: Banderas è da solo nel suo bellisimo appartamento. Musica classica di sottofondo, bicc
hiere di rosso in mano, chili di gel tra i capelli, un esotico piatto di pasta pronto per essere gustato. Suonano alla porta: senza essere invitato ad entrare, come dovrebbe usare nel mondo di Banderas, entra il proto-nerd. Un paio di parolacce per sconvolgere l’educato Dulaine, un paio di frasi ad effetto tipo "figa la tua tana, vecchio!". Scatta la rivelazione: "Signor Dulaine, ho dei dubbi: lei è fighissimo ma non la vedo mai con una donna, ma quello che più mi urge dirle è che amo Big Girl!". Banderas farfugliua frasi a caso come "La forza del ballo, eneregia primigenita dell’attrazione maschile/femminile, lo sfregamento delle cosce…". "Signor Dulaine, chi è questa gnocca con cui è abbracciato in questa foto evidentemente vecchia e ingiallita dal tempo?". "Mia moglie morta…". E altre 12 pagine di sceneggiatura risparmiate. Inutile aggiungere che, dopo essergli stato fatto notare dai ragazzi, Dulaine troverà la forza di uscire con la sua segretaria: una stragnocca che pende dalle sue labbra fin dal primo minuto di film.
Nonostante le 27 sottotrame infarcite di melodramma da soap, il film non ha alcun momento interressante e procede stancamente verso una lunga serie di conclusioni una più accomodante dell’altra. Il fatto curioso, proprio volendo trovare un lato curioso in un film che abbandonato in due o tre multisala a città porterà ingiustamente a casa un bel gruzzolo, è che un film così impostato sul ballo mostri in realtà un solo numero di ballo vero e proprio (il tango a tre cui si faceva riferimento prima) mentre insiste inutilmente su raccordi privo completamente di senso infarciti di movimenti di macchina astrusi e da ritiro della patente. I ragazzi protagonisti rispettivamente ricordano: le ragazze le Bratz, i ragazzi i G.I.Joe. Nessuno (se escludiamo la bellissima LahRette/Yaya DaCosta) ha qualcosa di interessante, ma si limita ad essere diretta esposione di un prototipo televisivo da blaxploitation ai tempi di Nelly e 50Cent. Cinture tamarre, cappelini storti, orecchini con il nome, capigliature afro e derivati… Niente. Banderas, ha ovviamente terreno facile per gigioneggiare in lungo e in largo con fare latino e sensuale, ma soprattutto per mettersi chili di gel. Se non fosse stato per la squisita compagnia, avrei probailmente scardinato sedioline e aizzato la folla a bruciare la pellicola prounciando nomi di divinità nordiche al contrario.

FEDEmc
    

8 Comments

  1. Posted 30 aprile 2006 at 22:34 | Permalink | Rispondi

    L’incontro tra il tappetto bianco (e rosso di capelli !) e Banderas a casa di quest’ultimo mi è rimasto impresso come il Momento Sublime del film. Cioé quello dove potrebbe sbragare definitivamente e infatti lo fa.

    Meno male che poi gli ultimi 20′ (quelli dove FINALMENTE viene inquadrata una pista da ballo per più di un’inquadratura alla volta) sono la celebrazione del partouze come cardine della socialità tra gggiovani.

    E comunque Save the Last Dance era molto ma molto più brutto :-)

    Violetta

  2. Posted 30 aprile 2006 at 23:40 | Permalink | Rispondi

    che post incredibile, e che commento incredibile. farete scintille, martedì.

    posso citofonare? porto le pastine.

  3. anonimo
    Posted 1 maggio 2006 at 14:07 | Permalink | Rispondi

    Beh, devo dire che è uno dei post più esilaranti che abbia letto finora… ma non posso scriverlo così…mh, fammi pensare…come scriverebbe la ragazza del ghetto? Ah, si ci sono: mo sorbole che figata! Rega il ragazzo ha stoffa una cifra (si vede che ho superato i venti vero???). Tarpana

  4. Posted 1 maggio 2006 at 14:50 | Permalink | Rispondi

    Ebert gli ha dato TRE STELLE:

    http://rogerebert.suntimes.com/apps/pbcs.dll/article?AID=/20060406/REVIEWS/604060308/1023

    Un cardiotonico per monsieur, presto!

    Vio

  5. Posted 1 maggio 2006 at 20:50 | Permalink | Rispondi

    Ieri, ore 15, davanti al Fulgor di Bologna c’era una fila di vecchi che neanche alla Coop alle 7.

  6. Posted 2 maggio 2006 at 18:41 | Permalink | Rispondi

    lol.

  7. Posted 2 maggio 2006 at 22:19 | Permalink | Rispondi

    “movimenti di macchina astrusi e da ritiro della patente”
    questo post è mitico. :)

  8. anonimo
    Posted 15 giugno 2008 at 18:24 | Permalink | Rispondi

    Il critico deve fare il critico, non c’è ombra di dubbio. Il mio mestiere è quello di spendere soldi e guardare un film, nel contempo decidere se sia di mio gusto oppure no.
    Personalmente credo che quello che il film cerca di insegnarci sia esattamente ciò che Doulaine ci dice quando deve affrontare una “platea” di genitori alquanto dubbiosi del suo insegnamento. Non mi stupisce che questa parte, forse la più importante di tutta la pellicola, sia stata sorvolata da persone che, a mio avviso, non hanno bai ballato un valzer con la loro donna.
    Ad ogni modo non vorrei essere frainteso: non sto difendendo il film, che orribile non è (anzi è anche divertente) e che insegna perfino un po’ di galateo (“solo chi conosce le regole può infrangerle”), ma la passione che avvolge i ragazzi “cattivi” e che li spinge ad esprimere tutto ciò che hanno in loro (amore, arroganza, voglia di divertimento, onore…).
    Il fatto che non abbiate dato fuoco al cinema significa che non era così orribile… oppure che, sotto sotto, siete educati anche voi :)
    Un saluto.

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