MISSION IMPOSSIBLE 3, J. J. Abrams, USA, 2006

Cosa ha portato l’uomo che ha avvicinato la televisione al cinema a dirigere il terzo capitolo cinematografico di una serie televisiva? La discussione su MI:3 potrebbe esaurirsi qui, attorno al corto circuito televisione cinema e al contributo di JJ Abrams al film. Fallito il tentativo di rivitalizzare l’action movie americano con iniezioni di esagerazioni dinamiche tutte ralentì e colombe (leggi John Woo) nel secondo capitolo, si torna a quello che realmente è Mission Impossible: intrattenimento seriale basato su meccanismi narrativi rodati, ripetibili e passibili di piccole variazioni, vetrina di prodigi tecnologici e contenitore di sequenze action attuali o innovative. Tralasciando la storia (riassumibile a grandi linee con: Tom Cruise deve combinarne di ogni per salvare qualcuno), questo terzo capitolo mantiene quelle che sono le promesse del genere, aggiungendo qualche piccolo elemento. Alle avventure  dell’agente Ethan Hunt si aggiunge la descrizione della sfera famigliare e affettiva, con le sue ovvie conseguenze melodrammatiche. Certo, niente di nuovo (anzi, le parti più deboli e televisive nell’accezione negative del termine – del film, con l’inarrestabile sequela di dialoghi a base di  "Amore mio, devi fidarti di me, qualsiasi cosa accada – fosse anche un’esplosione atomica causata dal mio acerrimo nemico – tranquilla io sarò li a farti scudo con il mio corpo dato che, ok la salvezza del pianeta, ma il nostro amore è più importante "), ma lo  scopo sembra quello di presentare sotto una nuova luce, vagamente più fallibile, chi solitamente è alle prese con sistema di sicurezza impenetrabili. L’identità da tenere nascosta,  pena  la messa in pericolo degli affetti più intimi, mutuata da tendenze non proprio più nuovissime della letteratura supereroistica Marvel e DC fine ’90, apre nuove prospettive nella delineazione del protagonista che rischiava di risultare immobile e immutabile fin dalla sua prima apparizione. Per quanto riguarda l’antagonista invece, ci si muove in modo diametralemte opposto al meccanismo televisivo. Philp Seymour Hoffmann (oltre ad essere come attore, come giustamente fa notare Paolo, infinitamente superiore a Tom Cruise) è un ottimo cattivo che ha il pregio di essere poco presente all’interno del film ma contemporaneamente di rappresentare il senso di pericolo che il villain deve necessariamente rappresentare. Aggiungiamoci che la recitazione di Hoffmann è priva dei gigioneggi da cattivo di film di genere e che per una volta ci viene risparmiato un antagonista impegnato il più delle volte ad accarezzare gatti bianchi mentre sogghigna malefico in sottofondo ed il giuoco è fatto. Infine prendiamo atto che Mission Impossible 3 è un film d’azione e che quindi per metà del tempo ci saranno esplosioni, mazzate e sparatorie. Sembra un’ovvietà, ma è una delle accuse mosse al film. JJ Abrams registicamente è più o meno invisibile, ma le sequenze d’azione sono tutte realizzate benissimo, con una buona progressione spettacolare e con ritmo da vendere. Insomma, si riparte dal televisivo per portare  una serie a rischio di indigestione cinematografica a  poter dire qualcosa su grande schermo.  JJ  Abrams era l’uomo giusto da chiamare e ce l’ha fatta.
Segnalo come scena scult il duetto Tom Cruise – Jonathan Rhys Meyers che fanno "l’itagliani" urlando e gesticolando come se fossero colti da fuoco di San Antonio. 

Piccola parte per Simon Pegg, lo Shaun di Shaun Of The Dead e per la bellissima Maggie Q.

FEDEmc

8 Comments

  1. anonimo
    Posted 10 Maggio 2006 at 08:13 | Permalink | Rispondi

    Visto ieri sera: posso dire che condivido parola per parola?
    Woland

  2. Posted 11 Maggio 2006 at 18:12 | Permalink | Rispondi

    Cos’è che avrebbe fatto Abrams? Avvicinato la Tv al Cinema?

  3. anonimo
    Posted 12 Maggio 2006 at 11:10 | Permalink | Rispondi

    forse non è chiaro: a livello produttivo direi proprio di si. lost e alias hanno dei costi per puntata che l’intrattenimento televisivo medio (americano… in italia ci si potrebbe fare una decina di film, immagino) si sogna. di conseguenza, oltre a constatare un grado di spettacolarità quasi inedito per la televisione, ciò che è venuto prima è invechaito molto più rapidamente. è sempre televisione, ovvio, ma se ne trova tanta anche in sala.
    Fmc

  4. Posted 12 Maggio 2006 at 12:13 | Permalink | Rispondi

    Quindi ha speso tanto soldi in Tv come si spenderebbero al Cinema? Quindi di economia parlavi? E di linguaggio invece?

  5. anonimo
    Posted 12 Maggio 2006 at 14:53 | Permalink | Rispondi

    ti immagino che scrivi queste frasi con la mano a coppa di fianco alla bocca, come quelli che litigano nel traffico.
    mi adeguo al tono:
    si, di economia parlavo! quello vuol dire “a livello produttivo!”. Capito?
    se vuoi puoi spiegare perchè non sei d’accordo.
    Fmc

  6. Posted 12 Maggio 2006 at 15:03 | Permalink | Rispondi

    No per sapere. Non avevo capito che intendevi l’apparato produttivo.

  7. anonimo
    Posted 12 Maggio 2006 at 15:03 | Permalink | Rispondi

    caro esssse,
    il problema che volevamo sollevare non riguarda l’economia, e in questo caso neanche il linguaggio, ma la distribuzione.
    Il fatto è che la tv, soprattutto satellitare, è diventata sempre di più la piattaforma di distribuzione di narrazioni articolate. Per dirla diversamente: un certo tipo di narrazione entra nell’ambito del discorso popolare attraverso la televisione. Cruise-Abrams non rivoluzionano molto, ma riportano al cinema una cosa che per qualche motivo latita.
    Poi, il film può piacere o meno; io l’ho trovato divertente e, se dobbiamo parlare di linguaggio o di forma, non è semplice tv esplosa, perché non si limita alla complicazione drammaturgica del serial.
    Comunque, bentornato,
    p.

  8. Posted 12 Maggio 2006 at 15:04 | Permalink | Rispondi

    Ah bene. Grazie. Ora ho capito.

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