Ecco i vincitori:

OPERA PRIMA: Khadak, Peter Brosens, Jessica Woodworth

ORIZZONTI DOC: When The Leeves Broke: A Requiem In Four Act, Spike Lee

ORIZZONTI: Couthouse On The Horseback, Liu Jie

PREMIO MASTROIANNI: Isild Le Besco per L’Intouchable

OSELLA PER IL CONTRIBUTO TECNICO: Fotografia di Emmanuel Lubezki per Children Of Man

OSELLA PER LA SCENEGGIATURA: Peter Morgan per The Queen

COPPA VOLPI FEMMINILE: Helen Mirren per The Queen

COPPA VOLPI MASCHILE: Ben Affleck per Hollywoodland

PREMIO PER L’INSIEME DELL’OPERA: Quei Loro Incontri, Jean Marie Straub, Daniele Huillet

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA: Daratt, Mahamat Saleh Haroun

LEONE D’ARGENTO RIVELAZIONE: Nuovomondo, Emanuele Crialese

REGIA: Private Fears In Public Places, Alain Resnais

LEONE D’ORO: Still Life, Jia Zhangke

Andiamo di illazioni, commenti, idee campate per aria, dietrologia, teorie del complotto, provocazioni e affini. Quello che peIl vincitore Jia Zhangker primo salta all’occhio guardando questa lista di premi (oltre alla Coppa Volpi a Ben Affleck) è l’assenza totale di Bobby dal palmares. Il film di Estevez durante l’ultimo giorno di festival era il più chiacchierato di tutti. Pare che sia stato Michele Placido stesso ha lasciarsi sfuggire l’indiscrezione. Prova ne sia il numero 11 del Daily di Ciak, quello con le previsioni di tutti i giornalisti "che contano": 10 su 14 lo davano per Leone d’Oro. Strano per un film che dopo la proiezione aveva avuto una buona accoglienza, ma che non era mai entrato seriamente nel toto Leone. Che Placido abbia appositamente messo in giro la voce per disorientare gli "amati" giornalisti?
Successivamente si nota (oltre alla Coppa Volpi a Ben Affleck… ma vi renedete conto?) la presenza di tutte, o quasi tutte, le zone geografiche e i paesi impegnati in questo Festival. Come se si avesse voluto equamente dividere i premi tra cinema italiano, cinema americano, cinema europeo, cinema africano e cinema orientale. Subito dopo la premiazione, guardando un servizio sul tg2 che faceva un elenco dei premi quest’idea si è rafforzata: sentendoli annunciare uno via l’altro pareva proprio non mancasse nessuno. Contentini?
Andando nello specifico, cominciamo proprio dal Leone d’Oro. L’anno scorso lo vinse Brokeback  Mountain. Qualcuno storse il naso trovandolo troppo "commerciale". In realtà il Leone d’Oro fu il primo di una lunghissima serie di riconoscimenti che portò poi il film a trionfare anche agli Oscar. In qualche modo quindi Venezia "ci ha visto lungo": premiare un film apprezzato poi ovunque, è una vittoria anche per il Festival stesso. Certo, anche premiare film che senza questo riconoscimento non vedrebbero mai il buio delle sale italiane è una vittoria, ma personalmente dubito che Still Life avrà una buona accoglienza alla sua uscita in sala. Questo perchè il film di Jia Zhangke, come anche Manu notava nel suo post, è un film francamante noioso. Lo si potrebbe definire il classico "film da Festival". Semplificando la categoria (con accetta in mano): lungo, noioso, silenzi, paesaggi, momenti stranianti, metafora finale.  Ricordiamoci però che non è un obbligo per  i "film da Festival" essere noiosi. Pensiamo a Ferro 3, film più o meno ascrivibile alla categoria "da Festival" (anche se  ben più leggero e innovativo di Still Life). Kim Ki Duk, lanciato anche dal premio ricevuto a Venezia, è riuscito a diventare un classico dei cinema d’essai quasi ovunque, si è fatto conoscere, si sono recuperati i suoi film. Ho come l’idea che questo non averrà per Jia Zhanghe, il cui film scomparirà più o meno presto dai nostri schermi. C’è chi si è spellato le mani, chi si è affrettato a definirlo capolavoro subito dopo la sua proiezione (ricordiamo che era il film a sorpresa). Personalmente, pur avendolo inserito nei pronostici come unico film orientale (sempre con l’accetta in mano, eh…) papabile per un premio, la sua incoronazione mi ha deluso. Se teniamo per buono poi il discorso della spartizione geografica dei premi avrei di gran lunga preferito Syndromke And A Century o Paprika.
Niente da dire sul Premio della Giuria, dato al film del Chad Daratt, che è l’unico tra quelli in concorso che non sono riuscito a vedere. Lo stesso per il Premio Alla Regia, dato al bellissimo Coeurs di Resnais. Un premio meritatissimo per un film dalla regia pressoché perfetta.
Passiamo al premio Leone D’argento Rivelazione andato a NuovoMondo di Crailese. Questo premio non esiste. Per lo meno, è la prima volta che viene inserito tra i premi ufficiali. Anche in questo caso questa scelta porta alla mente la parola "contentino". Il film di Crialese, ultimo a essere proiettato tra quelli in concorso, ha avuto un’accoglienza calorosissima, impossibile da ignorare. Sempre nel mondo delle illazioni e delle supposizioni, se hai già assegnato tutti i premi e ti ritrovi tra le mani un film impossibile da non premiare… ci si inventa un altro premio. Non è un exaequo (che non esistono più da anni), non è un premio ufficiale, ma un premio tirato fuori dal cilindro magico. Peccato, perchè il film di Crialese aveva tutte le carte in regola per vincere il concorso.
L’anno scrorso ci si era inventati il Premio per il Complesso dell’Opera, dato a una Isabelle Huppert nettamente superiore alla Coppa Volpi Giovanna Mezzogiorno. Il premio pare e essersi (di nuovo) istituzionalizzato e quest’anno è andato alla coppia Straub & Huillet. I registi non erano presenti al Lido in polemica con il Festival. Che la giuria abbia voluto premiarli come risposta provocatoria alla loro protesta? Oppure il premio è frutto di una sorta di senso di colpa? Aggiungiamo: dopo la scelta di non venire, dopo le dichiarazioni succesive alla proiezione del film, il Premio lo si poteva anche rifiutare… Questa sera  Fuori Orario darà il loro film. 
Niente Resterà ImpunitoCoppe Volpi: tanto era scontata, prevedibile, ma meritata quella per la Mirren tanto lascia esterrefatti quella data a Ben Affleck. Daredevil, il genio matematico di Paycheck, il soldatino di Pearl Harbour… Vero che questa è la parte della sua vita, che non arriverà mai più così in alto (grazie anche a una certa sovrapponibilità tra il personaggio interpretato e la realtà), ma l’attore più scarso degli ultimi (moltissimi) anni di cinema americano, premiato dalla stessa giuria che decide di dare il Leone a Still Life non può non stupire. Segni dell’apocalisse (vd. Valido)?
Meritatissime le due Oselle: quella per il contributo tecnico, data alla fotografia di Children Of Man, curata da Emmanuel Lubezki, il direttore della fotografia di The New World. Per un film con un piano sequenza di battaglia della durata approssimativa di dieci minuti, in esterni e in interni, mi sembra veramente il minimo. Personalemente avrei dato al film di Cuaron anche qualcosa in più. L’Osella per la  Sceneggiatura è andata invece a Peter Morgan per il vaoro fatto su The Queen, che ha proprio nella scenggiatura (agile, leggera, puntaggiata da momenti partcolarmente divertenti) uno dei principali motivi d’interesse (oltre alla già premiata Mirren).
Assurdo il Premio Mastroianni dato a Isilde LeBesco. Il premio viene assegnato a un attore emergente (non necessariamente esordiente). La LeBesco, fonte imdb.com, ha 31 film all’attivo, come segnalato l’anno scorso era Lido con Backstage, ce la si ricorda nel Sade sempre di Jaquot o in Roberto Succo di Khan. In Francia è decisamente conosciuta, dato che ha fatto anche televisione e ultimamamente ha prestato la sua voce aun film d’animazione. Possibile che una giuria presieduta dalla Deneuve l’abbia scoperta con il film di quest’anno?
Inevitabile il premio per Orizzonti Doc: When The Leeves Broke: A Requiem in Four Act di Spike Lee è un capolavoro assoluto da recuperare in ogni modo. Mi astengo su Khadak e su Courthouse…, saltati entrambi.
Concludiamo segnalando la polemica di questa stagione. Nei giorni precedenti all’inzio del Festival sui quotiadini o su alcuni siti si poteva leggere:

Anche da chi la mostra la vivrà da protagonista, il giurato Michele Placido, arrivano dichiarazioni tutt’altro che serene. L’attore e regista italiano non ha mancato di ricordare la plateale accoglienza (in negativo ovviamente) che la stampa in quel di Venezia riservò qualche anno fa al suo “Ovunque sei”. "Non si può lavorare per anni su un progetto, metterci dentro energie, passioni, denari, e poi vederselo fare a pezzi da un manipolo di giovanotti incompetenti" dice Placido.

(qui la fonte)

Il risultato delle dichiarzaioni del giurato italiano sono state una separazione tra la stampa Daily e tutta la rimanente (periodica e media), fatto che ha creato non pochi problemi logistici e di calendario per chi voleva vedere tutte le proiezioni, ma soprattutto la totale impossibilità per gli accrediti Cinema di entrare nelle sale dedicate alle proiezioni stampa dei film (anche se queste erano vuote). Ribadiamo – come già fatto l’anno scorso – che dire che un film viene fischiato solo da incompetenti è un estremo tentativo di salvarsi la faccia per ragioni di mercato. Un film viene fischiato in primo luogo perchè brutto. Viene fischiato non solo dal "manipolo di giovanotti incompetenti" ipotizzato da Placido, ma da tutti quelli che lo vedono, stampa e critici "che contano" compresi. Se si decide di partecipare a una competizione, si sceglie di accettarne pregi e difetti, e "il fischio" (pur trovandola personalmente un’usanza piuttosta inutile) può essere tenuta in conto. Scegliendo di escludere o limitare gli accrediti Cinema a vedere una o due proiezioni al giorno, significa perdere una  risorsa, una forza necessaria per un Festival come quello di Venezia. Chi ha pagato 50 euro per poi farsi solo code inutili o vedere due al film al giorno immagino che l’anno prossimo ci penserà due volte prima di decidere di venire a Venezia. Se l’intento è quello di svuotare le sale, andiamo pure avanti… Inutile poi ricordare a Placido che film italiani come Il Miracolo di Winespeare, Buongiorno Notte di Bellochio, Le Chiavi di Casa di Amelio e moltissimi altri film italiani non sono stati assolutamente fischiati al loro tempo. Se il suo Ovunque Sei è stato fischiato anche dalle maschere e difeso solo da Mara Venier a Domenica In un motivo, io penso, ci sarà.

FEDEmc

Grazie mille all’amico Fra che ha messo a posto tutti i nostri post da Venezia, ma che soprattutto ci è terribilmente mancato.

27 Comments

  1. Posted 10 settembre 2006 at 12:10 | Permalink | Rispondi

    Ok. Dogma è una storia vera, Ben Affleck è l’Arcangelo rinnegato Bartleby e oggi è il Giorno dell’Apocalisse.

  2. Posted 10 settembre 2006 at 15:09 | Permalink | Rispondi

    “fischiato anche dalle maschere”. Mi ride persino il culo. :D

  3. Posted 10 settembre 2006 at 19:14 | Permalink | Rispondi

    fede, ogni volta che ti sento parlare bene del film di cuaron, dopo i litigi virtuali e reali avuti con i suoi molteplici detrattori veneziani, mi sento meno stupido. ma quanto ti voglio bene.

  4. Posted 10 settembre 2006 at 19:17 | Permalink | Rispondi

    riguardo alla polemica sugli accessi – che anch’io ho fatto, sia continuamente a voce, che nel mio piccolo sul blog – gesù, meno male che ci siete voi.

  5. Posted 11 settembre 2006 at 01:46 | Permalink | Rispondi

    “children of men” è stato senza dubbio davvero uno dei migliori film visti in una mostra dal livello medio piuttosto inferiore, direi…

  6. anonimo
    Posted 11 settembre 2006 at 09:38 | Permalink | Rispondi

    Di Zhangke ho visto due film precedenti (“Unknown Pleasures” e “Xiao Wu”) trasmessi su Rai3 in tempi ancora non sospetti… li ho trovati molto belli e soprattutto molto “freschi” – tutt’altro che noiosi – quindi sono proprio curiosa di vedere questo “Still Life”

    J/P

  7. anonimo
    Posted 11 settembre 2006 at 10:09 | Permalink | Rispondi

    Secondo me parlare di Jia come di una meteora, che starà in sala due giorni e poi nessuno se lo ricorda più, è sbagliato per diverse ragioni. Innanzitutto perché ne sentiremo parlare parecchio negli anni a venire. Eppoi perché da almeno 10 anni (cioè da Xiao Wu del 1996) i film di Jia sono apprezzati non solo dai festival maggiori (Cannes e Venezia hanno ospitato in concorso “Platform”, “Unknown Pleasures”, “The World”, tutti secondo me bellissimi) – tant’è che sono usciti in dvd sia in francia che in inghilterra che in germania (e anche altrove, probabilmente, ma non ho notizie certe). Non è un premio dato a caso, ma la consacrazione di un autore che ha già fatto cinque (secondo molti) ottimi film che non avevano avuto ancora alcun riconoscimento.
    Un discorso come il vostro poteva essere fatto anche nel 1989 col premio (mitico) a “Città dolente”, ma si sarebbe rivelato ugualmente sbagliato, data la carriera successiva di Hou – e quella di Jia non sarà granché inferiore, c’è da scommetterci.

  8. anonimo
    Posted 11 settembre 2006 at 11:29 | Permalink | Rispondi

    il “noioso” affibiato a Still Life è del tutto personale. come scrivevo, da subito c’è chi l’ha trovato splendido. questione di gusti credo. lo stesso effetto me l’aveva provocato due anni fa the world, che comunque avevo apprezzato di più. molto probabilmente avrà una buona distribuzione grazie al premio ricevuto e starà in sala più di due giorni. quello che intendevo dire è che molti spettatori andranno a vederlo senza sapere niente, senza aver visto su fuori orario i suoi film precedenti, giusto per vedere il film che ha vinto venezia. probabilmente rimarranno spiazzati. comunque la si voglia girare still life non mi sembra possa essere definiti un film facile o immediato. intendiamoci: sarei felicissimo in caso di smentita. se per tutto l’anno in sala uscissero film così (nuovi, sconosciuti ai più, stimolanti) io sarei solo felice. dubito però che Jia Zanghke possa diventare la nuova fiamma momentanea degli esercenti e degli spettatori italiani.
    Fmc

  9. anonimo
    Posted 11 settembre 2006 at 13:58 | Permalink | Rispondi

    Decidiamoci su cosa vuol dire essere una meteora.
    se parlaimo della distribuzione italiana, e non solo, dei biglietti staccati e del fatto che di questo film si discuterà, beh spero che tutto ciò vada benissimo ma ne dubito. E’ passato come una meteora a venezia, in orari di priezione particolarmente punitivi (pochissimi giornalisti lo hanno visto). E’ un film difficile, senza aperture ad altri sguardi (occidentali) come Kim Ki Duk, e non avrà un grande successo (non riempirà copertine come Brokeback, per intenderci).
    Se parliamo di consacrazione allora sono d’accordo con i commentatori che difendono questo film, anche se personalmente non è piaciuto. Io ho preferito “Platform”, ma nemmeno quello mi ha fatto impazzire. Ma, come ho già scritto nel post sul film, è sicuramente l’unico sguardo nuovo visto in concorso (assieme a Crialese, il cui film però non ho visto): concorso rico di ripetizioni, a volte stucchevoli, a volte interessanti, a volte regressive, a volte con piccoli scarti pregni di possibilità.
    Il suo cinema è qualcosa di non ancora visto, uno sguardo nuovo e abbastanza ostico in occidente, e quindi per noi una nuova forma della visione. Quindi è “buono”. Il parallelo con Hou Hsiao Sien ci può stare, anche se io non ho vissuto quella premiazione, anche se i film di quest’ultimo mi sembrano più potenti, più decisivi di quelli di Jia Zhang-Ke.
    Chiaro è che, a differenza dell’anno passato, questo premio opera per la consacrazione di un autore e non anticipazione di un fenomeno cultural mediatico come è stato Brokeback. E quindi ci sta, come ci stanno premi per ragioni diverse all’interno del festival.
    Accertato e accettao il processo di “riconoscimento”, possiamo valutare l’interesse, che per il sottoscritto non è così forte, e che mostra i suoi limiti. Il positivo è nell’alterità di uno sguardo semidocumentaristico surreale e con un’opacità costitutiva, il negativo è che non riesco a trovarvi appigli di energia, di coerenza né di effettiva novità.
    Il film di Jia Zhang-ke è uno scarto rispetto al concorso, ma nulla di fertile rispetto alla produzione di film in generale. Perlomeno in questo film, in questo contesto.
    Il premio a Ben Affleck potevano intitolarlo: “Coppa Volpi perché diamo si i premi a un autore cinese sconosciuto ai più, ma l’occhio al cinema che piace al pubblico non lo dimentichiamo”. Incredibile.
    manu

  10. anonimo
    Posted 12 settembre 2006 at 19:52 | Permalink | Rispondi

    Se quando uscirà al cinema la gente ci andrà solo perché ha vinto a Venezia e rimane spiazzata, beh, ben venga… sarebbe la prova che i festival servono davvero a qualcosa. E comunque non credo che venga spiazzata solo negativamente.
    Tra i molti pregi del film di Jia (non tutti “punitivamente” e noiosamente d’autore, peraltro) c’è quello, per metterla nel modo più semplice possibile, che riesce precisamente dove Amelio fallisce. Ovvero: chiamare in causa il melodramma e il paesaggio per raccontare una certa realtà difficile. L’essenzialità melodrammatica di “Still life” non è, come da Bignami del melodramma, corroborata dalla correlazione analogica con (le rovine de) il paesaggio. Piuttosto, l’ambiente arriva ad avere un peso così determinante che sono i personaggi con i loro amorazzi a fare da sfondo al paesaggio e non viceversa (come finiscono ahimé per fare, gira e rigira, gli stordimenti in uno spazio sconosciuto di Amelio).
    E infatti la contrapposizione vale anche su un altro piano: Amelio muove la macchina come fare dei cerchi col compasso, Jia usa la pala e il piccone, ma da maestro.
    (Che poi a me Amelio è anche piaciuto, ma meno).
    Secondo me Amelio a vedere un film così si mangia un po’ le mani.

  11. Posted 12 settembre 2006 at 21:24 | Permalink | Rispondi

    vi ho scoperti da qualche settimana e vinco la timidezza perché detestare in compagnia è un bene inestimabile: trovo misterioso il solo fatto che lo facciano recitare Affleck, io.

    saluti!

    la reine

  12. Posted 13 settembre 2006 at 12:10 | Permalink | Rispondi

    La reine: ben venga la vittoria della timidezza, e la risata per il premio a Ben. Ma se volevano premiare un attore mainstream, Clive Owen faceva così schifo?
    Anonimo: dato per assodato che tutti saremmo contenti se Still Life avesse un successo strepitoso in sala (notizia è che lo distribuisca la lucky red), e accettato che una delle funzioni di un premio festivaliero è quella della consacrazione di un autore, cosa che Jia Zhang-Ke indubitabilmente è, il punto è discutere di Still life.
    Il pregio del film di Jia è il suo punto di vista documentario, che però allo stesso tempo è anche il suo limite. Primo perché lo rende difficile alla visione, secondo perché non riesce mai a scigliersi in una visione organica dello spaesamento, come per esempio mostra il suo eguale e contrario amelio. Il che non è necessariamente un difetto, anzi: ma la sottrazione delle storie al paesaggio diventa un’operazione che lascia poca “ciccia”, visiva e narrativa. Sono d’accordo che lo spaesamento sia trattato con uno sguardo autoriale, altro e abbastanza innovativo (perlomeno rispetto a quell che si è visto alla mostra), ma personalmente non credo che questo sguardo abbia la potenza di essere “creatore”. Forse perché troppo altro per me, spettatore occidentale (e che ha visto il film alle undici di sera con altri 4 gatti dopo una giornata faticosissima). Ma la scusa dell’alterità mi sembra facile.
    Comunque, tenedofermo il fatto del rispetto per l’operazione, non mi sembra che il film di Jia sia riuscito.
    manu
    PS: anonimo, potresti sceglierti un nick qualsiasi in modo da poterci riferire a te. non è ovvimante un obbligo, ma è gradito. Grazie.

  13. anonimo
    Posted 14 settembre 2006 at 15:11 | Permalink | Rispondi

    scusa Fede, ma credo che il discorso sulla distribuzione geografica dei premi non stia molto in piedi: un premio all’Asia come contentino? l’Asia è un continente enorme, che contiene moltissime cinematografie che nulla hanno a che spartire l’una con l’altra. è come dire che il premio a The Queen dà un contentino all’Europa.

  14. anonimo
    Posted 15 settembre 2006 at 01:45 | Permalink | Rispondi

    ovviamente non è il premio all’asia il problema. per quanto riguarda la definizione di cinema asiatico, mea culpa, sono il primo a fare di tutta l’erba un fascio, mettendo insieme cina, giappone, corea ecc..
    quello che in realtà si intende per “contentino” è il dare i premi “a zona”: uno all’italia, uno all’europa, uno all’asia, ecc…
    insomma, penso non sia del tutto implausibile (immaginando il pensiero della giuria di quest’anno) che nell’assegnare i premi si sia seguito un criterio del genere.
    Il tutto comunque, e lo si scrive a inizio post, è da intendersi come ” illazioni, commenti, idee campate per aria, dietrologia, teorie del complotto, provocazioni e affini.”
    Fmc

  15. anonimo
    Posted 16 settembre 2006 at 18:44 | Permalink | Rispondi

    Non è la tua definizione che metto all’indice, ma l’idea che una giuria formata da intellettualipossa credere veramente che abbia un senso dare un premio “all’Asia”? Still Life al posto di Paprika o Johnnie To? tre modi di fare cinema agli antipodi, non certo riducibili alla formuletta cinemasiaticodafestival. anche un cieco lo capirebbe…beh, forse placido no…

    lonchaney (echiseno?)

  16. anonimo
    Posted 22 settembre 2006 at 12:08 | Permalink | Rispondi

    mah… si potrebbe andare avanti anni.
    può essere come no.
    è una provocazione è per tale va intesa.
    F

  17. anonimo
    Posted 27 settembre 2006 at 12:09 | Permalink | Rispondi

    andiamo avanti per anni? dai…

  18. anonimo
    Posted 28 settembre 2006 at 11:52 | Permalink | Rispondi

    va bene. ma sempre sulle stesse posizioni? o possiamo essere flessibili? no, così se ci annoiamo…

  19. anonimo
    Posted 28 settembre 2006 at 12:35 | Permalink | Rispondi

    Non è che si può fare i voltagabbana sempre: flessibili ma coi piedi ben piantati in terra

  20. anonimo
    Posted 28 settembre 2006 at 14:35 | Permalink | Rispondi

    quindi non andiamo avanti e facciamo tante flessioni?
    oh, beh, aggiudicato!

    Dicevo: L’Asia è un continente enorme….

  21. anonimo
    Posted 28 settembre 2006 at 14:42 | Permalink | Rispondi

    …dove vivono tanti popoli dai diversi usi e costumi…

  22. anonimo
    Posted 28 settembre 2006 at 17:59 | Permalink | Rispondi

    alla deneuve è piaciuto To, di cui ha tutti i dvd origginali, tranne il finale che è di maniera…

  23. anonimo
    Posted 29 settembre 2006 at 14:28 | Permalink | Rispondi

    Exiled è tutto di maniera…
    ebbrava la Deneuve, comunque!

  24. anonimo
    Posted 29 settembre 2006 at 14:31 | Permalink | Rispondi

    tuttissimo di maniera! non solo il finale! anche bigas luna l’ha detto!

  25. anonimo
    Posted 29 settembre 2006 at 16:36 | Permalink | Rispondi

    ma forse la maniera della maniera addirittura. divertente, ma poco più.
    Caterina for president?

  26. anonimo
    Posted 29 settembre 2006 at 17:42 | Permalink | Rispondi

    va beh…

  27. anonimo
    Posted 29 settembre 2006 at 18:11 | Permalink | Rispondi

    il commento 23 sono io.
    Quanti fan di Exiled…come vi permettete? solo io posso parlar male di Johnnie To…(eheh)
    lonchaney

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