Little Miss Sunshine, (Jonathan Dayton e Valerie Faris, Usa, 2006)

Una commedia mai volgare, un film grazioso e delicato che fa sorridere, ma anche riflettere; insomma una di quelle operazioni immorali che ti fanno pentire di aver speso 5 euro con la riduzione Agis.
I protagonisti: una famiglia di eccentrici, simpatici, coloratissimi casi umani. Padre aspirante autore di corsi motivazionali, madre che corre dietro alla famiglia, nonno eroinomane affetto da satiriasi senile, zio gay suicida fallito esperto #1 di Proust in America, figlio nichilista nietzschiano con la mimica di Jack Palance e la verve comunicativa di Pasquale Ametrano. E infine lei, Little Miss Sunshine, una bambina normale con gli occhialoni precipitata nel gorgo dei concorsi di bellezza infantili. Manca qualcosa? Ah, già. Un furgone Volkswagen giallo, di quelli amati dai fricchettoni e dai partecipanti ai raduni leghisti, che come ognuno dei protagonisti, dietro una facciata monocolore cela un profondo dramma interiore (la frizione).
Mi rendo conto che a qualcuno piacciono questi road-movie con gente tutta matta, incontri casuali, battute lievi e ripetute, musica gitaneggiante-arabeggiante, cartellino anti-Bush timbrato a metà film, morale sulla cattiveria insita nella società dello spettacolo e recupero finale della famiglia. In effetti, il film qualche sorriso, specie nel finale lo strappa, ma come lo potrebbe strappare un video di Fat Boy Slim, con la differenza che dura 1’40".
Per il resto condivido in pieno il giudizio del sempre sintetico FedeMC: "un film indifendibile". Solo per accanimento terapeutico, mi spingo a dire che se qualcosa di interessante c’è, a dispetto della sbandierata diversità, è il geometrico conformismo del film, dove si rispettano le simmetrie tra coppie di personaggi (nonno-nipotina= saggezza, zio-nipote= sensibilità…), non si infrange la regola della seconda possibilità, si blinda il ruolo femminile e materno come perno immobile delle paturnie altrui. Poi basta.

p.

P.S. Anche questa volta dovevo fidarmi di lui.

11 Comments

  1. anonimo
    Posted 26 settembre 2006 at 17:24 | Permalink | Rispondi

    Off topic per Lonchaney:

    Fu Zi / After This Our Exile
    Regia: Patrick TAM
    Cast: Aaron Kwok (Chow Cheong Shing), Charlie Young (Ling), Ng King-To (Ragazzo), Valen
    Hsu (Jennifer), Faith Yeung (Insegnante del ragazzo)
    Nazionalità: Hong Kong Anno: 2006 Durata: 150’
    Il tormentato rapporto tra un padre e un figlio. Il padre è un ex donnaiolo che, abbandonato dalla
    moglie, sprofonda in un vortice di debiti e nell’illegalità.

    Ma ‘sta roba che faranno al Festival di Roma è del Patrick Tam di Nomad??

  2. Posted 26 settembre 2006 at 18:23 | Permalink | Rispondi

    Non condivido affatto. V.

  3. anonimo
    Posted 27 settembre 2006 at 09:58 | Permalink | Rispondi

    Ciao Vio,
    non condividi il post o l’OT? Minchiate a parte, mi spieghi perché?
    p.

  4. anonimo
    Posted 27 settembre 2006 at 12:07 | Permalink | Rispondi

    sì sì, è lui. Da un paio d’anni si vociferava del suo ritorno alla regia…speriamo…
    Quelli del Cec a Venezia mi dicevano che a Roma avrebbero presentato un montaggio non definitivo…
    Fra l’altro, a Udine faranno la retrospettiva completa della sua opera, compresi i film per la Tv, che diedero il via alla new wave di Hong Kong.

    Lonchaney

  5. anonimo
    Posted 27 settembre 2006 at 12:08 | Permalink | Rispondi

    L’O.T. non lo condivido neanch’io
    ;-)

    Lonchaney

  6. anonimo
    Posted 1 ottobre 2006 at 11:38 | Permalink | Rispondi

    Insomma il trailer da opera psuedo-andersoniana è ingannevole?
    b.

  7. Posted 1 ottobre 2006 at 17:19 | Permalink | Rispondi

    Bah, è ingannevole nel senso che poi il film è parecchio meglio, anche se l’autore del post non la pensa così.

  8. Posted 1 ottobre 2006 at 17:49 | Permalink | Rispondi

    Secondo me é una bella commedia che svolge bene il suo compito.
    Non se ne esce delusi dalla sala.
    Ma d’altronde i fusti sono gusti.
    Byez

  9. Posted 3 ottobre 2006 at 21:13 | Permalink | Rispondi

    “qualche sorriso, specie nel finale lo strappa, ma come lo potrebbe strappare un video di Fat Boy Slim, con la differenza che dura 1’40” ”

    eh, avrei voluto scriverla io.

  10. Posted 7 ottobre 2006 at 15:58 | Permalink | Rispondi

    io so che è un film furbo, che mi devo aspettare manipolazioni ben orchestrate e passate come “la miglior trovata indie dell’anno” e allora lo vedo e mi dico “si siete furbi da matti voi che lo avete scritto/girato ‘sto film ma mi avete divertito”. Dico basta saperlo, è scritto. Come quei pregiudizi che talvolta sono rispondenti alle aspettative.

    la reine

  11. Posted 10 ottobre 2006 at 18:54 | Permalink | Rispondi

    meno male che non l’ho letto prima, se no mi sarei risparmiato di stroncarlo io, e invece il film merita tutte le stroncature possibili e immaginabili.
    (l’attacco però – il tuo, non quello del film – è fenomenale)

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  1. […] Ruby Sparks, diretto dalla coppia Dayton/Faris. I nomi non vi dicono niente? Sono quelli di Little Miss Sunshine, alle prese con un’altrastoriacarina. In questo caso si parla di un giovane scrittore […]

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