Fascisti su Marte, Corrado Guzzanti, Italia 2006

Dopo Il caso Scafroglia, dopo un’anteprima veneziana nel 2002, dopo la Festa del Cinema di Roma, arriva nelle nostre sale il film di Corrado Guzzanti. Prima annunciato con una durata di un’ora scarsa, arriva invece nelle nostre sale un film di un’ora e quaranta. Questo, sulla carta, ha spaventato tutti non poco: sarà uno sketch allungatissimo, considerando che gli episodi televisivi duravano pochi minuti ciascuno? Perderà ritmo e sarà noioso?
Non è proprio così: Fascisti su Marte (il film) riproduce e riprende ciò che era stato in televisione: una narrazione archetipica svolta giocando essenzialmente sul linguaggio, quello parlato della voce over, ma anche quello "cinegiornalistico". Insomma, la base è la stessa: l’italiano "littorio" di Guzzanti è una delle invenzioni più belle che siano apparse recentemente, e non annoia, anzi, viene rinnovato giocando di rimando con alcuni termini tipici cinematografici (in una didascalia "flashback" viene cancellato e sostituito da "retrolampo"). I rimandi sono anche storici: il film dà una sua spiegazione alla scomparsa di Majorana, ma accenna anche ai metodi di epurazione dai documenti di Stalin. Ma il punto importante della nuova forma filmica di Fascisti su Marte è proprio il richiamo al cinema: andate a vederlo, e raccontatene la trama in poche parole. Quello che avrete è un precipitato di cinema popolare, o meglio, di un b-movie, con tanto di missioni spaziali, dischi volanti, nemici alieni e amazzoni. Ecco ciò che guadagna Fascisti su Marte (il film) rispetto alla sua versione televisiva: un respiro. Sebbene sia ovviamente strutturato a sketch, e che siano abbastanza evidenti (da ogni punto di vista) le parti, per così dire, aggiunte allo scheletro delle puntate iniziali, la versione cinematografica di Guzzanti ci riporta al luogo in cui la fruiamo, la sala cinematografica; in televisione, considerando anche il programma in cui era inserito, c’era un’ovvia attenzione quasi esclusiva alla satira, molto presente anche nel film. Film che, sebbene abbia dei momenti di stanca, ci riporta ad altre radici, a quella cultura popolare che (ironia della sorte) il fascismo aveva idealizzato a tal punto da farne ardito minister.

Francesco

2 Comments

  1. anonimo
    Posted 14 novembre 2006 at 00:21 | Permalink | Rispondi

    Già, belle parole, tutto più o meno vero… ma in realtà è una lagna pazzesca; lui è l’unico attore decente (e l’incapacità degli altri ne diviene ancora più lampante); le gag con vista così stretta sulle facce, sui corpi, riprese adatte al formato tv, sanno di assoluta mancanza di occhio registico (b-movie style? ma la caratterizzazione tutto sommato politicamente corretta gli toglie quel piglio selvaggio che potrebbe avere un film di Joe D’Amato); i mimimmi dopo un pò scassano u cazz’. Da capo, buone le idee, ma recitato e filmato da schifo: la ricercata espressività fascistoide di Guzzanti si diluisce nel baggiano dilettantismo degli altri, che, se sul piccolo schermo può far ulteriormente ridere, al cinema è solo fastidioso.
    Ciò non toglie che a tratti mi sono contorto sulla poltrona dalle risate.

    Ferroviere siderale

  2. Posted 27 novembre 2006 at 16:25 | Permalink | Rispondi

    Io ho dormito per tutta la durata del film.

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