L’arte del sogno – Michel Gondry, 2006

"Michel è come un prestigiatore, ti mostra una cosa, mentre con l’altra mano sta facendo altro." Queste parole sono tratte da un’intervista a Spike Jonze contenuta nell’irrinunciabile dvd della serie "The Work of the Director" dedicato a Michel Gondry. Guardando i video e sentendo le varie dichiarazione del regista stesso e di altri, ci si rende conto di quanto sia coerente il mondo rappresentato da Gondry, che si tratti di film come Eternal Sunshine, di videoclip, di cortometraggi o di quest’ultimo L’arte del sogno. Come al solito, è bene fare una precisazione: il titolo originale è La science des rêves, la scienza, non l’arte. E infatti, per quanto strano possa sembrare, l’approccio al sogno è scientifico, a modo suo, fin dall’inizio: Gael Garcia Bernal, nella sua "Stèphane TV", spiega quale sia la ricetta dei sogni, mischiando le sensazioni di una vita a quelle del giorno stesso, e altre cose. Beh, è esattamente lo stesso approccio di cui parla Gondry nel dvd. Un approccio magico/scientifico che non può non ricordare, ad un livello un po’ più alto della semplice suggestione, l’altro grande film di magia di questo inverno, The Prestige.
Ma Gondry ha un approccio "à la Méliès": usa il cinema come un trucco magico, con in più la componente (postmoderna?) di riflettere sul mezzo, ma anche sulla natura del trucco (dei sogni).

Cavalli di pezza, uccellini di stoffa, mani enormi, calendari, telecamere di cartone, mondi interi di compensato: questi (guardare il dvd per credere) sono i sogni di Michel Gondry, e intendo i sogni veri, quelli che lo fanno rimpiangere di essersi svegliato, e che poi ha messo in film come questo, ma anche nel video di "Everlast" dei Foo Fighters o di "Human Nature" di Björk, solo per fare due esempi. Una coerenza (autoriale) impressionante, che L’arte del sogno dimostra ancora una volta.

Le immagini di Gondry hanno vari ingredienti: il ritmo, innanzitutto (cfr. White Stripes, "The Hardest Button to Button", The Chemical Brothers, "Star Guitar"), alcuni temi ricorrenti (come la ripetizione e la moltiplicazione di oggetti, piani di realtà, movimenti, cfr. The Chemical Brothers, "Let Forever Be", Kylie Minogue, "Come Into My World"), l’inversione degli elementi (cfr. Beck, "Deadweight"). A seconda del caso, Gondry miscela in maniera diversa questi ingredienti, legandoli di più ad una storia o lasciandoli semplicemente fluire ritmicamente. Ovviamente Eternal Sunshine, finora il suo prodotto più strutturato, non per niente scritto con Kaufman, era molto legato al plot, e lì il mondo di Gondry era soprattutto un richiamo visivo (alcune scene del film sono identiche a "Deadweight", che a sua volta usava immagini di Una vita al massimo). In quest’ultimo caso, invece, Gondry scrive il suo film da solo e non si preoccupa di "concluderlo", lo fa soltanto fluire in altre immagini, altri sogni, mantenendo il "midtempo" che ha percorso tutta la pellicola.

Fra

11 Comments

  1. Posted 18 gennaio 2007 at 13:32 | Permalink | Rispondi

    volevo, volevo davvero vederlo. ma qui é uscito sei mesi fa, e l’ultimo conemino ad averlo in programmazione l’ha tolto.
    e sono cose che irritano.
    poi però ho ripiegato su ‘cashback’ che in italia non so se esca o meno, o quando. probabilmente non è proprio la stessa cosa di Gondry… ma ha lenito meravigliosamente il disappunto.

    francesca

  2. anonimo
    Posted 23 gennaio 2007 at 23:28 | Permalink | Rispondi

    Un film straordinario, delicato e commovente come solo il suo predecessore e pochi altri hanno saputo essere, reale di una realtà inconscia e invasa d’immaginario che è la vera e unica percezione possibile; Un manifesto del reale quasi più che del surreale.
    A Fra: io direi che Stèphane non spiega nulla (“la ricetta dei sogni??”), lui è travolto dal sogno, la sua scienza è piuttosto un prodotto del suo procedere fra realtà e sogno, che sgorga spontaneo come tutto il resto del suo immaginario.
    Ferroviere siderale

  3. anonimo
    Posted 23 gennaio 2007 at 23:39 | Permalink | Rispondi

    Ma riesci a parlare del film o devi parlare tutto il tempo dei video musicali? Gondry ha messo in scena un personaggio che vive i sogni, non che li racconta, come invece il regista fa nelle interviste…
    Vanpy

  4. Posted 24 gennaio 2007 at 09:12 | Permalink | Rispondi

    tanto per complicare il duro mestiere del webcritico: mi sa che cominciano a diventare imprescindibili i links a youtube, oltre che a imdb. esempio: gondry. A me è sempre piaciuto un sacco questo

  5. Posted 24 gennaio 2007 at 09:48 | Permalink | Rispondi

    errata: ho linkato un video di spike jonze

  6. Posted 24 gennaio 2007 at 16:55 | Permalink | Rispondi

    ferrovieresiderale: la ricetta dei sogni è una citazione precisa dell’inizio del film. poi è ovvio che non si tratti di una ricetta, ma di uno dei suoi passi a metà tra realtà e sogno.vanpy: non credo che si possa parlare di questo film. ho preferito parlare di gondry e di come la sua poetica si riscontri nel film.dust: va bene uguale :)

  7. Posted 27 gennaio 2007 at 19:07 | Permalink | Rispondi

    semplicemente stupendo questo film, è la materia di cui sono fatti i sogni!

  8. anonimo
    Posted 7 febbraio 2007 at 12:24 | Permalink | Rispondi

    Io penso che, una volta tanto, il titolo italiano del film sia quasi meglio dell’originale!..che poi scienza possa voler dire tutto o niente..questa è un’altra cosa.
    Comunque, bello, ma anni luce da Eternal..
    Ciaociao

  9. anonimo
    Posted 8 marzo 2007 at 16:40 | Permalink | Rispondi

    “..che poi scienza possa voler dire tutto o niente..questa è un’altra cosa. ” Attento amico mio…la parola arte vuol dire tutto o niente molto piu’ di quanto lo faccia la povera scienza

  10. anonimo
    Posted 22 aprile 2007 at 18:09 | Permalink | Rispondi

    everlong.
    no everlast.
    everlong

  11. anonimo
    Posted 23 marzo 2010 at 10:52 | Permalink | Rispondi

    carissima fra, vedo che qualcuno ha già provveduto a correggerti Evelong (Everlast è una marca di abbigliamento sortivo) ed ora ti corregg il video di Bjork che si chiama Human Behaviour e non Human Nature, primo lungometraggio di Gondry…..rivediti un pò di cose prima di scrivere recensioni su internet…

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