La ricerca della felicità (Gabriele Muccino, USA, 2006)

Diciamo la verità: eravamo lì al varco ad aspettare il passo falso di Gabriele Muccino, la vanagloria registica pompata dai soldi di una produzione gigantesca rispetto agli standard del cinema italiano. E invece La ricerca della felicità fila liscio come un film medio con una sceneggiatura solida e una regia capace. Niente di più, ma anche niente di meno. Muccino sa portare avanti la storia, sa maneggiare il patetismo, dosando i colpi bassi (il tenero bambino, l’incubo della povertà, le umiliazioni). E a dire la verità, libero da carrelli circolari e steadycam che fanno tanto autore, il Nostro non è male nemmeno come regista di interni domestici e lavorativi, densissimi, stipati fino alla saturazione di persone, umori, conflitti. Non ci si strappa i capelli, ma fa piacere. Forse Muccino ha bisogno proprio di condizioni come queste (una sceneggiatura chiara, un attore che vuole il film al suo servizio, tanti soldi, poche ambizioni artistiche) per funzionare al meglio.
Certo, poi il film propaga un’ideologia che in altri tempi si sarebbe definita rivoltante: se hai i soldi bene, se non hai i soldi la tua vita è destinata a essere sempre e comunque un inferno. Il che, va da sé, non è del tutto falso, ma quello che un po’ inquieta è la sicumera con cui l’assunto viene sposato. L’enfasi sul personaggio del figlio (interpretato, come ormai sanno anche i muri, dal vero figlio di Will Smith) spinge a chiedere un lodo antiricatto affinché i ruoli di minori troppo teneri siano interpretati, come nel teatro classico, da adulti forniti di apposite maschere. La sequenza del colloquio finale coi capi, nonché altre cosette, rimandano, nella mente dello spettatore italiano, ad alcuni momenti del primo Fantozzi: sala riunioni pressurizzata, assenza di rumori, sfondo biancastro, luci desaturate, il miliardario che ruba gli ultimi 5 dollari al morto di fame. Questo, tuttavia, anziché gettare ridicolo sull’onesto lavoro di Muccino, dona ulteriore lustro alle profezie del ragioniere sul neocapitalismo.

p.

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10 Comments

  1. Posted 18 gennaio 2007 at 18:10 | Permalink | Rispondi

    be’, è fantastico: pare un concentrato praticamente di tutto quello che detesto in un film, ideologia inclusa

  2. Posted 18 gennaio 2007 at 23:44 | Permalink | Rispondi

    piacevolmente circa-d’accordo con lei, dottor P.

  3. anonimo
    Posted 19 gennaio 2007 at 10:22 | Permalink | Rispondi

    No ma Fantozzi è un “cult” :-) ed è profondamente tragico… altrochè ‘sta melassa mucciniana.
    Gabriele non usa più carrelli e steadycam perchè non è più ggggioooovane, non crede più nell’amoooore e vuole dedicarsi agli attori (tutte cose che – in un’altra sequenza logica – ha dichiarato lui stesso alla TV)

    J/P

  4. anonimo
    Posted 19 gennaio 2007 at 11:49 | Permalink | Rispondi

    E’ il concetto di “felicità” che non va giù..semmai..”La ricerca della tranquillità” (nella fattispecie economica)..la felicità è ben altro.
    B.

  5. Posted 19 gennaio 2007 at 13:27 | Permalink | Rispondi

    Già, trovare un buon lavoro non equivale necessariamente ad essere felici.

  6. anonimo
    Posted 19 gennaio 2007 at 21:17 | Permalink | Rispondi

    L’unica cosa che mi chiedo è: ma gli americani, poi, per fare un film così pesantemente americano, avevano poi bisogno di Muccino? Altra nota cretina: ma non vi pare che Muccino nell’intervista a “Parla con me” fosse ubriaco? La timidezza si vince forse con alcool e cinismo americanoide (questa era veramente da massaia, lo so, ma Muccino mi sta così sul cazzo… uhmm…), in questo film come del resto negli altri?
    Ferroviere siderale

  7. anonimo
    Posted 20 gennaio 2007 at 09:40 | Permalink | Rispondi

    La storia è americana, il cast tecnico è americano, quello artistico idem,non c’è nulla di “mucciniano”…sembra palese…l’hanno chiamato per risparmiare!cmq.non è questione di timidezza…quando passi l’intera giornata in tv:o sniffi o crolli!
    B.

  8. anonimo
    Posted 21 gennaio 2007 at 01:50 | Permalink | Rispondi

    me lo vedrò paolino. superscrivi.
    mixh

  9. anonimo
    Posted 21 gennaio 2007 at 09:13 | Permalink | Rispondi

    “Fantozzi” a parte,una cara amica (che preparo–che fatica!–ad un esame di cinema)mi faceva notare (con mio sommo piacere..) un possibile accostamento con “Ladri di biciclette”(in effetti la scena del “ricovero”..lo ricorda molto),e ciò m’ha riempita di soddisfazione.Ha perso punti quando m’ha chiesto:”Allora..Muccino è un autore o un regista?”…

  10. anonimo
    Posted 21 gennaio 2007 at 09:15 | Permalink | Rispondi

    sorry..
    #9
    B.

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