SATURNO CONTRO, Ferzan Ozpetek, ITA, 2006

La fiera dello spoiler e del moralismo!

Il peggio del cinema italiano. E non lo si dice esagerando: Saturno Contro ha tutti i difetti possibili immaginabili, tutte le mancanze che tengono ancorato il nostro cinema ad un livello bassissimo, incapace di raccontare altro che "crisi tra quarantenni" e tutte quello che ne consegue. Luca Argentero è un giovane palazzinaro romano. Vive insieme al suo ragazzo,   Favino,   che di mestiere fa lo scrittore di successo.  Lo si capisce perché in primo luogo la loro casa straripa di libri, e poi perché – per risparmiare pagine e pagine di sceneggiatura – quando si parla di lui si parla di uno "scrittore di successo".  Si poteva tranquillamente fargli fare  l’astronauta, il camionista, l’oftalmologo… sarebbe stato identico. Fa lo scrittore perché si sa che i gay sui 40 che hanno una casa col parquet in centro a Roma, fanno gli scrittori. Il fatto che faccio lo scrittore serve anche a darci due indicazioni sul mondo messo in scena da Ozpetek: come già per Le Fate Ignoranti, gruppettino elitario di alto borghesi. Compongono infatti l’allegra brigata: Margherita Buy, psicologa che tiene corsi per far smettere di fumare. Suo marito Stefano Accorsi, bancario (pronto a trovare soldi da non si sa dove da prestare all’amico Argentero). Ambra Angiolini, giovane (!) scapestrata esperta di astrologia (non dimentichiamoci che il film si chiama Saturno Contro) e drogata. Come si capisce che Ambra si droga? Semplice: lo continua a ripetere e, nella sequenza di presentazione del personaggio, sniffa coca nel bagno di casa Favino. Serra Yilmaz non mi ricordo che lavoro faccia, ma è strabordante di frasi sagge dette senza peli sulla lingua. Ne ha passate di ogni, è la colonna portante del gruppo ed è sposata con Filippo Timi. Timi è succube di sua moglie, è fa il poliziotto. Lo si capisce perché a un certo punto, senza alcun motivo apparente, indossa una divisa da poliziotto. Che è succube invece lo si capisce perché sua moglie gli dice "sei succube!". C’è un giovane ragazzo che vorrebbe diventare scrittore che comincia a frequentare il gruppo. Ambra, appena può, ci informa che se l’è scopato due volte, Argentero sembra avere un debole per lui, Favino sostiene che, copiando il suo stile letterario, vuole far capire che è innamorato di lui. Che confusione! Sarà gay? Sarà etero? A qualcuno interessa? Ci pensa il ragazzo a chiarire il tutto con una bella frase di sceneggiatura: "non voglio essere etichettato: né gay, né etero; né tantomeno bi. Sono libero, quando amo… amo". Concludiamo con Ennio Fantastichini che non fa un cazzo. Ora, non ci crederete mai, ma Accorsi cornifica sua moglie con la bella fioraia Isabella Ferrari. I loro due figli evidentemente lo sanno e soffrono: la figlia infatti, pur avendo tipo 10 anni, parla come una psicologa e provoca sua madre sul suo territorio. Dalla sua innocente bocca escono frasi al vetriolo dette con una consapevolezza disarmante. Il fratellino piccolo invece è solo un bambino grasso, maltrattato dalla sorella che lo fa mangiare tutto il giorno. Argentero sgama lo scaltrissimo Accorsi mentre limona la Ferrari in pieno centro. Ovviamente mentre lo becca è al telefona con Margherita Buy. Sconvolto, ne parla con Accorsi, il quale tra le righe gli dice di farsi gli affari suoi. Infatti Argentero decide di organizzare una bella gita per tutto il gruppo a Ischia. C’è un  problema? Basta stare tutti vicini vicini ed è risolto! Come si organizza una gita a Ischia? Con una bella cena a chez Favino. Basta farsi largo tra i libri, ed il gioco è fatto. Ambra, dopo aver detto "sono una drogata", apre la borsetta ed estrae una farmacia. Argentero, che non sa dire di no, si mangia una pastiglia. Immaginatevi la scena: tavola imbandita, musica turca in sottofondo, Timi che si aggira per il tavolo ballando e imboccando i commensali di polpette. Argentero chiude gli occhi, noi sentiamo i suoi pensieri: "Siamo un gruppo tutto matto, ogni tanto qualcuno c’ha un problemaccio brutto brutto, ma ci vogliamo bene e siamo troppo simpatici. Quando vedo i miei amici così, felici e spensierati, mi riempio di serenità: vorrei poter vivere così per sempre… anche se so che "per sempre"non esiste". Detto questo, sviene. Tutti insieme appassionatamente in ospedale. Più che al capezzale dell’amico morente, sembrano dei babbioni in gita: gags inutili con l’infermiera (la povera Milena Vukotic che anche stando zitta ferma immobile risulta più brava di tutto il cast del film), in 45 seduti sulla stessa panchina, fanno casino, vengono sbattuti fuori dall’ospedale… La Buy ferma la Vukotic per un corridoio per chiedere informazioni sullo stato di salute del loro amico. Informata del fatto che è in coma irreversibile, azzarda un "poverino… potesse smettere di soffrire…". La Vukotic si fa seria e gela la Buy con "Farò finta di non aver capito cosa mi ha chiesto". Così, en passant abbiamo toccato anche il tema dell’eutanasia che il cinema serve a riflettere la società… Ma il mondo, anche se ci piacerebbe tanto tanto, non è fatto solo di amici intimi con cui poter condividere la passione per l’arte, l’amore e la vita e le gags in ospedale. No. Ci sono anche persone estranee a tutto questo. Tipo i genitori di Luca Argentero che raggiungono l’allegra combriccola. E qui via a disarmanti confronti:
"Ma lei è il famoso scrittore "amico tutto speciale" di mio figlio?"
"Si, scrivo libri di successo e amo suo figlio. Abbiamo un armadio in due e dormiamo anche nello stesso letto!",
 "Ah! La prego di comprendere il mio stupore, ma la mia educazione di stampo cattolico mi impedisce di comprendere come due persone dello stesso sesso possano provare amore reciproco! "
"Non si preoccupi: sono uno scrittore, sono consequenzialmente artista, quindi ho comprensione da vendere. Ce ne presto un po’ se vuole"
"Grazie, lei mi ha aperto gli occhi. Ora capisco che l’amore non ha barriere e, anche se sarebbe più soddisfacente vedere mio figlio con una velina, se siete felici così… "
Non va meglio con la fidanzata del padre di Argentero. Parrucchiera, viene presentata come una demente dal cuore d’oro, capace di stupirsi del fatto che in quella casa col parquet siano tutti un po’ "frivoli", ma pronta ad accettare il tutto con una bella e innocente risata. Il mondo è bello perché è vario.
Contemporaneamente dramma a casa Buy/Accorsi: lui rivela a lei di avere l’amante. Lei s’incazza. Lo sbatte fuori di casa. I figli soffrono. Lui si consola con la Ferrari. Che "all’inizio solo passione, ma poi…" E spazio a un classico del cinema italiano: piano sequenza (con tanto di camera che gira attorno ai personaggi) per i vicoli di Roma a seguire i due amanti. Tango di sottofondo, comparse in pose plastiche impegnate a leggere libri (immagino raffinatissimi), mentre sorseggiano un cappuccino in qualche caffè alla moda. E va beh… Ma bando alle ciance: Argentero muore (lo ricordo, per aver calato una pasta a cena). Tutti insieme appassionatamente a vedere il corpo morto del nostro amico sul tavolo dell’obitorio. Tutti si stringono, qualcuno piange… Ambra rimane indietro, chiude gli occhi, si risente la musichina turca dell’ultima cena. Si avvicina anche lei al corpo del morto e… SORPRESA! Non è morto! Siamo ancora una volta tutti uniti e ci divertiamo una cifra! Che bello! No… non è vero. Uno scherzo della mente, un sogno ad occhi aperti. (sarà causa della droga?): Argentero è morto davvero. A riprova di questo, il famoso scrittore di successo lascia tutti e raggiunge la sua villa in campagna. Lo fa per stare solo, perché sta male
.

 
Ovviamente, il gruppo di amici lo raggiunge appena possibile. Qui si scopre che: l’amore è diverso dalla passione, il vino aiuta a stringere rapporti e fa venire fuori la verità, Fantastichini era l’ex ragazzo di Favino,   le tragedie fanno riavvicinare, che gli amici servono per non stare solo. Mai. Cioè, è vietato stare da solo. Stai male? Chiama un pullman di gente pronta a frasi i cazzi tuoi! Infatti il povero Favino approfitta del sonno di tutti per andare a piangere su una scogliera all’alba. Distrutto dal dolore, torna alla sua villa in campagna. Si siede su un tavolo da ping pong. Nel frattempo gli amici si stanno alzando. Qualcuno prepara il caffè, qualcuno dice qualche ovvietà… Accorsi, silenzioso, si avvicina a Favino, prende una racchetta da ping pong, prende una pallina e la scaglia nella schiena a Favino. Una volta, due volte, tre volte. A quel punto, sei già pronto a immaginare una scenata pazzesca: "Ma insomma! Mi è morto il ragazzo per un motivo stupidissimo, sono venuto qui per stare da solo, mi avete raggiunto per rompere i coglioni, e te continui pure a tirarmi le palline nella schiena!" Invece no. L’allegra compagnia si impegna in una bella partita all’americana tutti insieme. Basta sofferenze, basta incomprensioni, divisioni, tradimenti, stare male: evviva il giuoco del ping pong! Siccome poi "evviva il giuoco del ping pong all’americana" possiamo fare un bel carrellone circolare, e fare risentire l’ultima frase di Argentero che ci guarda da lassù: "Siamo un gruppo tutto matto, ogni tanto qualcuno c’ha un problemaccio brutto brutto, ma ci vogliamo bene e siamo troppo simpatici. Quando vedo i miei amici così, felici e spensierati, mi riempio di serenità: vorrei poter vivere così per sempre… anche se so che "per sempre"non esiste". E al "non esiste", il 27° carrello circolare chiude il suo cerchio e al tavolo da ping pong non c’è più nessuno…

Girato come una fiction di mediaset, con interpretazioni che mettono imbarazzo, scritto malissimo, quando tocca tematiche "sul pezzo" (le coppie gay, l’agghiacciante ammiccamento sull’eutanasia…) riesce a far regredire di 20 anni la discussione. Come si diceva, il peggio del cinema italiano.

FEDEmc

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31 Comments

  1. anonimo
    Posted 3 marzo 2007 at 15:01 | Permalink | Rispondi

    mi sa che siamo sempre lì, al dogma italico

  2. Posted 3 marzo 2007 at 19:04 | Permalink | Rispondi

    Ammazza che stroncatura! :-D

  3. Posted 4 marzo 2007 at 17:16 | Permalink | Rispondi

    DIO MIO, NON VEDO L’ORA DI CORRERE AL CINEMA!!!!
    no, davéro, finalmente un episodio di Un medico in famiglia su grande schermo! quando mi ricapita?

  4. Posted 5 marzo 2007 at 14:19 | Permalink | Rispondi

    …e pensare che io ho assistito anche a una penosa proiezione fuori fuoco…

  5. anonimo
    Posted 5 marzo 2007 at 14:44 | Permalink | Rispondi

    Non ho mai letto una recensione tanto sentita e divertente:Fede stai tra il Moretti più cattivo (“..quella di PasqualinoSettebellezze?”..) e la Martini (Emanuela) più bevuta.
    Ciò che dici però mi convince fino a un certo punto (forse l’esercizio “Trova il lato positivo in ogni cosa” inizia a farmi vedere tutto rosa..).Perchè non provare, per una volta, a cambiare prospettiva(..il peccato è negli occhi di chi guarda, no?)?Perchè non smettere di considerare Saturnocontro un film che parla di un gruppetto di quarantenni alla frutta e pensarlo come uno specchio (in fondo neanche troppo deformante..se non pensi a te (che sei cmq.un outsider), ma a chi ti circonda..)del nostro tempo, attraverso il quale mettere in ridicolo le sue più assurde,oscene e inquietanti manifestazioni?L’occasione di sfogare, con l’aiuto di un’ironia mai esplicita la propria rabbia/vergogna verso certi attaggiament/comportamenti, piuttosto che il peggio del cinema italiano?Troppo ottimista?Insomma che ne pensi?
    Barbara
    ps:Fede perdona la provocazione,ti prego almeno non togliermi il saluto;)

  6. anonimo
    Posted 6 marzo 2007 at 14:09 | Permalink | Rispondi

    Fede, questo post è un capolavoro, specie la parte sul ping pong.
    non mi sembra comunque il peggior ozpetek, (a parte la scena alla hitchcock).
    lonchaney

  7. anonimo
    Posted 6 marzo 2007 at 16:05 | Permalink | Rispondi

    lon: la scena alla hitchcock dici quella della buy che entra nella stanza d’albergo dei due fornicatori?
    io ho saltato di pacca cuore e sacro e la finestra di fronte. qual’è il peggior ozpetek?
    Barabra: non me la sono presa, eh? ci sto pensando poi ti rispondo.
    Fmc

  8. anonimo
    Posted 6 marzo 2007 at 18:04 | Permalink | Rispondi

    barbara: allora, sicuramente “il peccato” è negli occhi di chi guarda e, in questo caso magari, stava particolarmente avvelenato mentre scriveva recensioni cattive.
    conosco gente a cui è piaciuto. la ragione però non è legata a una rappresentazione “deformata” dei vizi e delle beghine dell’italietta. solitamente il film è apprezzato “perché le cose stanno così”. questo mi lascia interdetto ma posso pure capire che, come scrivi tu, forse non siamo gli spettatori ideali di un un film come saturno contro. non penso neanche però che ci sia in ozpetek l’intenzione di baggianre i clichè rappresentativi para televisivi (come – forse – si faceva ne Il caimano). rimango quindi dell’idea che il film sia insalvabile. sotto ogni punto di vista.
    ciao
    Fmc

  9. anonimo
    Posted 6 marzo 2007 at 23:16 | Permalink | Rispondi

    Comunque Argentero non fa il palazzinaro ma il pubblicitario, nel senso che affitta gli spazi pubblicitari sopra le facciate dei palazzi in ristrutturazione.
    E non è vero che prende una pasticca e muore, muore per aneurisma e stop. Per dire che il film non è certo un capolavoro, ma questa sicuramente non è una critica: è tutta una ridarola, signora mia. Se ne sentiva il bisogno?

  10. anonimo
    Posted 7 marzo 2007 at 11:37 | Permalink | Rispondi

    e ce famo anche du risate, su…
    Fmc

  11. anonimo
    Posted 7 marzo 2007 at 12:28 | Permalink | Rispondi

    Aggiungo un tema caro al cinema di Ozpetek: è possibile che gli uomini alternativamente o sono gay o dei poveri bambinacci cazzoni buoni solo a giocare con la play station? Ci sarà un etero non dico maturo, ma almeno capace di misurarsi con la realtà?

    Unico momento da non incazzarsi di tutto il film: la battuta di Fantastichini che è frocio e non gay, perché lui è un tipo all’antica.

  12. anonimo
    Posted 8 marzo 2007 at 09:41 | Permalink | Rispondi

    Manca l’elemento cruciale: appena prima di accasciarsi e decedere Argentero pensa “devo cambiare le luci della stanza”.

  13. anonimo
    Posted 8 marzo 2007 at 14:32 | Permalink | Rispondi

    Onestamente mi sfugge l’intento di chi ha scritto questo post, non puù essere giudicata una recensione, non può semplicemente essere interpretato come un parere perchè è troppo “convinto”. Io credo che siano troppe parole inituli, che compongono troppo frase inutili e prive di un vero significato. Hai una tua opinione sul film .. bene liberissimo di esprimerla e libera io di non condividerla … ma così … così è una noia mortale il film io l’ho già visto non ho bisogno della tua bieca telecronaca degli avvenimenti e dei dialoghi. Ed inoltre non si capisce ciò che condanni con tanto ardore…
    A mio avviso questo regista è in grado di mettere sul grande schermo l’animo umano utilizzando una grande sensibilità… e io credo che l’unione e l’amore sincero siano elementi di tutto rispetto in un mondo dove le vite delle persone si perdono sulle piccole strade dell’egoismo, della superficialità, del potere, del denaro e della bellezza.
    Ora se ti ho inquadrato tu ti senti l’originale e a me mi giudica la scontatissima donna… pensala un pò come ti pare…
    Una donna.

  14. Posted 8 marzo 2007 at 14:39 | Permalink | Rispondi

    1. L’obiettivo era mostrare che i gay accoppiati sono persone come noi (se c’era) è fallito: l’idea che passa è: “i gay sono persone come noi, ma più ricche”.
    2. Siccome sono più ricche non c’è bisogno di Dico, è una polemica superata, tanto tra persone di un certo livello ci si mette d’accordo.
    3. Ma quei 30.000 € che Argentero doveva immediatamente restituire al bancario Accorsi, che fine fanno? Questi sono i problemi nella vita, altro che tradire la moglie (che 2 palle).
    4. Accorsi e la Buy stanno bene. Bancario e psicologa. C’hanno tutti i soprammobili giusti. C’hanno la colf. Ma i due figli devono vivere nella stessa stanzetta minuscola su un letto a castello dell’Ikea, e poi ti fai domande se crescono stronzi.
    5. Ma sul serio se tradisci tua moglie e ancora non sai se dirglielo e non vuoi che nessuno si faccia i cazzi tuoi, ti fai vedere che cammini a spasso con un’altra nel centro topografico di Roma con l’aria?

  15. anonimo
    Posted 8 marzo 2007 at 14:47 | Permalink | Rispondi

    x post n. 14: stai rispondendo a me?
    Una donna

  16. anonimo
    Posted 8 marzo 2007 at 14:58 | Permalink | Rispondi

    concordo col post, ma siete stati troppo teneri

    mario

  17. anonimo
    Posted 8 marzo 2007 at 15:06 | Permalink | Rispondi

    per n. 14:
    ok non importa se rispondevi a me oppure no!
    Quello che mi sento di dirti è che il cinema ha delle responsabilità verso ciò che comunica ma attenzione a non perdere di vista gli obbiettivi importanti, non credo nemmeno che sia giusto responsabilizzare un film più del dovuto.. rimane pur sempre un momento di svago vivadio!!!
    Inoltre se tu che vuoi vedere che passano dei messaggi come i gay ricchi e scemenze del genere ma che dici??? i gay sono persone e come tali sono di ogni genere e tipo e di ogni estrazione sociale, i problemi nella vita sono tradire la moglie e non arrivare alla fine del mese sono tutti problemi di diversa entità ma problemi rimangono, l’uomo è affascinante proprio perchè è un’essere complicato fatto di tanti e diversi aspetti e di conseguenza la vita stessa della gente è fatta di tante cose diverse, problemi piccoli e grandi, seri e dolorosi e allora cosa c’è di strano??? Insomma le tue analisi sono troppo pretenzione … E’ UN FILM!!!

  18. anonimo
    Posted 8 marzo 2007 at 18:32 | Permalink | Rispondi

    Per il #13: è tutto uno scherzo, vero?

  19. Posted 8 marzo 2007 at 18:56 | Permalink | Rispondi

    “una donna”, smettila: abbiamo capito tutti che sei Bucknasty!

  20. Posted 8 marzo 2007 at 19:00 | Permalink | Rispondi

    Sono il #14.

    Lo so che quello di Ozpetek è UN FILM!

    Questo, invece, è solo UN COMMENTO IN UN BLOG!!! e tu non lo puoi criticare… perché sennò sembri troppo pretenziosa… lo so che i gay sono persone normali di tutti i ceti… ogni volta che vado a vedere un film infatti spero di vedere un meccanico e un muratore che vivono insieme e tutti i loro amici non ci trovano niente di strano… ma niente… solo i cowboy di Brokeback Mountain e anche loro di nascosto…
    insomma, nel mio commento ho solo espresso i miei stati d’animo… stai cercando di destabilizzarmi… aiuto.

  21. Posted 9 marzo 2007 at 10:45 | Permalink | Rispondi

    ho visto il film e la tua recensione ne tocca i punti salienti…ho le lacrime agli occhi, del resto non c’è un film di Ozpetek in fondo che si salvi, diciamocelo, e basta con i quarantenni in crisi. sì questo ha dalla sua che racchiude in un solo lavoro tutti i peggiori clichè che il regista aveva sapientemente seminato tra varie pellicole.

  22. anonimo
    Posted 13 marzo 2007 at 01:35 | Permalink | Rispondi

    E’ la pagina di commenti più surreale da un pò di tempo a questa parte… I malintesi, che figata! Fedemc, ma come, non rispondi ai tuoi infervorati ospiti? Guarda, sul riassunto avevano ragione, non c’era bisogno ci mostrassi la tua memoria… Inoltre, mi pregio di fare anch’io il nazionalista e cacacazzo a tutti i costi: non posso nascondere che, in questo film assurdo e scritto coi piedi, anzi con lo sporco fra le dita dei piedi, mi sono trovato a considerare che Ambra se l’è cavata (vabbè, facile, la scemetta è il suo ruolo da una vita, ma insomma è convincente), Argentero ha dei numeri (già apprezzato nell’ultimo della Comencini), Favino invece um um (come cavarsela coi pianti finti imposti da un copione da accapponare pelli?), per gli altri vale la regola che in Italia vivere di cinema è già tanto, quindi si accettano anche film, come dire?, sociopedagogici? socio/em/(sim)/patici? sociònici? Ecco, sociònici.
    Sono sempre d’accordo con chi ti diceva che bastava molto meno, sei un recensore cattivo cattivo, ma si sa, la rabbia è nemica della misurìzia…
    Ferroviere siderale

  23. anonimo
    Posted 13 marzo 2007 at 01:37 | Permalink | Rispondi

    Ah, saluti sociònici…
    Ferr sid

  24. anonimo
    Posted 13 marzo 2007 at 10:57 | Permalink | Rispondi

    Io invece condivido appieno quel che ha scritto e sostenuto Fede su questo film. E’ importante che qualcuno dica chiaro e forte che fa schifo… soprattutto quando tutta la stampa & tv & pippi baudi & fabi fazi hanno sostenuto ‘sta pagliacciata di film. Basta, veramente basta. Non so se vi rendete conto del livello generale del cinema italiano rispetto a una qualunque altra cinematografia europea e non?!? A me questi film fanno inca**are parecchio, sono delle prese in giro nei confronti dell’intelligenza del pubblico. E’ vero che si fa fatica a vivere di cinema in Italia, ma non mi sembra il caso di Ozpetek visto che passa per “un autore”. Poi non cerchiamo sempre di autocommiserarci per trovare delle attenuanti. In Italia non si vive neanche facendo l’operaio e ancor meno con una laurea. Quindi a maggior ragione bisogna tirar fuori le cosiddette pa***

    Scusate i toni, non ce l’ho con nessuno tranne che con Ozpetek (non si era capito :-)

    J/P

  25. anonimo
    Posted 13 marzo 2007 at 18:51 | Permalink | Rispondi

    Per J/P: completamente d’accordo, il “non si vive…” era riferito agli attori, io Ozpetek lo manderei a guadagnarsi da vivere come gonfiatore di palloncini a metano, volevo solo sottolineare che un pò di senso della sintesi aiuta, di solito, a veicolare il messaggio; spostare il dibattito sugli attori e rompere un pò il cazzo per aiutare il dibattito.
    Inoltre, seguendo il tuo discorso, se strilli soltanto quanto fa schifo, predichi solo ai convertiti: per dire le cose come stanno, devi anche spiegare ragioni.
    Ad esempio: questo è il classico esempio di film in cui è chiaro (“chiaro”? imboccato, telefonato, iterato, ribadito) solo il messaggio sociale, e la narrazione è il pretesto e fa da sfondo: tutto al contrario, insomma.
    Ed è il classico tono da controllo sociale (sociònico) che cinema e tv italiani continuano ad avere, come poi dicevi tu.
    ferroviere siderale

  26. anonimo
    Posted 13 marzo 2007 at 23:27 | Permalink | Rispondi

    a casetta con la febbre, leggo e rispondo: capisco che possa non soddisfare una “recensione” come quello che ho ho scritto. In parte è che sono schiavo dell’umorismo.
    in parte però, raccontando per filo e per segno il film ed esasperandone molti elementi, ho provato a rendere evidenti difetti e carenze non solo della pellicola in oggetto, ma anche di molto cinema nostrano.
    condivido la posizione di ferroviere: “strillando si predica ai convertiti”.
    penso anche però che un film del genere non necessiti di profonde analisi. vogliamo perdere utile tempo, rubandolo allo sport all’aria aperta, per parlare della messa in scena di ozpetek? delle performance attoriali?
    tanto,come annunciato, il film è andato bene e, fin da subito, le sale si sono riempire per ambra e soci. a questo punto meglio sparare sulla croce rossa.
    no?
    Fmc

  27. anonimo
    Posted 16 marzo 2007 at 13:31 | Permalink | Rispondi

    @ferr.sid. D’accordo con le tue precisazioni, il mio voleva essere uno sfogo simil-nanni-morettiano :-)Quest’ansia da rispecchiamento sociale è uno dei mali del cinema italico… come se allora un film ambientato all’epoca delle guerre puniche non potesse più dirci nulla o ancor peggio come se tutto il cinema del passato fosse diventato obsoleto… non è che per forza bisogna mettere in scena il presente per parlare del presente o per comunicare con il pubblico. Infatti mi piacerebbe sapere se tutti ‘sti registi hanno una coscienza della storia del cinema, del linguaggio che usano, del concetto di classicità o di genere, ad esempio. Perchè nelle interviste nessuno glielo chiede mai?
    Si possono fare (ed esistono, per fortuna) film con due personaggi e trama minimale che riescono a parlare contemporaneamente di amore/morte/crucci esistenziali in modo splendido senza buttare in piedi tutti questi teatrini fatti di macchiette.

    J/P

  28. Posted 19 marzo 2007 at 15:26 | Permalink | Rispondi

    Il pezzo e’ bello e divertente, ma mi sento di suggerirvi un controllo ortografico prima di pubblicare. Si fa in automatico ed e’ indolore.

  29. Posted 21 marzo 2007 at 22:12 | Permalink | Rispondi

    bellissima stroncatura. Se la merita. CIao Nameerf

  30. anonimo
    Posted 25 marzo 2007 at 23:29 | Permalink | Rispondi

    A Fede: infatti lo sport all’aria aperta lo pratico di giovedì e il blog di cinema è il vostro, pipparolo! Scherzo, hai ragione sulla scarsa necessità dell’analisi del film e in realtà mi sono fatto grasse risate a leggerti. Il punto in realtà è un altro, e qui mi rivolgo anche
    A J/P: quello che hai scritto è più o meno esattamente quello che intendevo dire e suscitare, il problema è proprio più generale, sull’infinita questione del 95% del cinema italiano, che pare ignaro di tutto e punta a titillare i più bassi istinti e sensi di colpa collettivi senza contenere una riga d’un’idea di qualcosa di propositivo a livello di concetti, di linguaggio cinematografico, di nulla. Mia nonna avrebbe potuto scrivere una sceneggiatura migliore e maneggiare la macchina con più perizia.
    Ghigliottina per i carrelli circolari!!
    Ferroviere siderale

  31. anonimo
    Posted 30 marzo 2007 at 15:16 | Permalink | Rispondi

    Mi hanno mandato il link di questo blog via email apposta per leggere questa recensione, è già nei miei preferiti! condivido pienamente la recensione, sono uscita dal cinema molto delusa perchè questo regista mi piace, la tipa seduta dietro di me ha pianto a dirotto forse questa visione nella sua top ten ha scalzato una opera di Muccino… :)

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