In memoria di me di Saverio Costanzo
 
Di principio, quando si parla di fede, uno al cinema pretende qualcosa di Bresson. Giusto per avere qualcosa di adeguato. Dal punto di vista perlomeno estetico, anche perché chi non crede come chi scrive, si trova in un certo imbarazzo. Per questo a volte il fascino che Costanzo sembra subire da parte dei corridoi e dei bagni bianchi, e dall’essere spoglio delle cellette, fa gridare al peccato (e di questo si parla) di estetismo. Ma comunque sarebbe ingiusto ed ingeneroso. Perché il film è compiuto e la rarefazione del bianco e del silenzio è il miglior ambiente per il confronto, e mai scontro, tra diverse venature della crescita in rapporto alla fede.
Andrea (Cristo Jivkov) si rifugia in nel convento (gesuitico?) per una sorta di ricerca con se stesso, non esattamente una sfida, ma la percezione di un assenza nel mondo che lo circonda e in se stesso: vede i limiti della totalità. Lui non sa amare, non sa credere, e quindi la ricerca di una verità assoluta a cui inchinarsi (attraverso il rituale) può essere una soluzione. Una soluzione razionale, come esprime nell’omelia, ci vuole una scelta responsabile di credere e appoggiarsi a delle buone ragioni per credere e per predicare ciò che è Verità.
La concezione opposta è quella di Zanna (Filippo Timi) per il quale Dio non si rivela tramite il verbo, il libro e la tradizione interpretativa, ma si dà nell’Altro, come volto che pone di fronte all’infinito.
Ma il loro rapporto non è di contrapposizione, ma di crescita reciproca: Andra si rende conto di non amare, non riesce ad andare in infermeria ad affrontare l’altro morente, perché non lo ama, perché cerca altro: a confronto di Zanna, sente che la sua  religiosità manca di qualcosa ed entra in crisi. Allo stesso modo, Zanna, trae dal confronto con Andrea, e non solo da questo, la forza per andarsene e vivere il suo amore per dio ritrovato nell’altro al di fuori delle mura. L’opposizione vera è quella che Andrea trova già presente nel convento: tra chi pensa la religione come amore e chi come mistero. Ed è solo da questo raffronto che Andrea riesce a riflettere sulla libertà che dovrebbe essere data agli uomini, cioè accettare con un gesto libero l’obbedienza a dio.
Per questo non si possono perdonare i poveri di spirito che confondono il senso del bacio tra Zanna e il superiore, che ricalca pari pari (più o meno) il racconto del Grande Inquisitore che Ivan Karamazov fa ad Aleŝa.
L’operazione estetica di Costanzo riesce nel momento in cui mette a confronto modi di vivere il rapporto con dio facendoli riflettere con la forma dell’architettura, del suono, dei movimenti, e allo stesso tempo non ripetendo lo stesso concetto, ma dando una ragione organica (per quanto con qualche difetto) alla forma del film. Quindi, avercene di film così sulla religione.
 
 
Molto bella, e in chiave dostojevskiana come accreditano anche le interviste di Savero Costanzo stesso, è la recensione di Roberto Escobar
 
 
Manu
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8 Comments

  1. Posted 28 marzo 2007 at 15:19 | Permalink | Rispondi

    totalmente d’accordo con te, Manu, segnalazione di Escobar inclusa. interessante leggere su mymovie.it le altre recensioni, gran parte delle quali – oltre a ignorare il fratello Ivan – sembrano non sapere che pesci pigliare. Tra i vari esempi di banalizzazione segnalo Ferzetti: “Non è difficile capire a chi vanno le simpatie dell’autore” – quando il film è invece tutt’altro che a tesi e, anzi, sottolinea il carattere “non-ideologico” di entrambe le scelte (ma è più comodo rimanere bloccati nelle formulette “vitalismo = impegno = buono” vs “intellettualismo = impotenza = cattivo”). Sorvolo sul triste “un bacio castissimo quanto provocatorio”.
    Ho molto apprezzato la rigorosa “congruenza” tra il tema, il suo svolgimento e le scelte stilistiche, in particolare i contrasti luce/ombra e l’insistenza sugli spazi del convento. Il frame architettonico è sempre incombente, quasi una materializzazione del frame spirituale in cui la vicenda è inscritta: la regola, imposta come potere o liberamente assunta/incarnata. La scelta finale di Andrea non è quella della religiosità decisamente istintiva e “naturale” di Zanna ma nemmeno – direi – un’adesione ipocrita e passiva alla regola. Piuttosto la sua accettazione come spazio strutturante di una religiosità forse più introversa e spirituale ma non meno autentica e profonda. La chiusura delle porte della chiesa (il mondo resta “fuori”) è speculare all’apertura alla ricerca interiore.
    Almeno un paio di scene molto belle: l’invasione dello spazio interno da parte della nave/mondo e il brancolare delle larvali silhouettes nere nel corridoio.
    Non so dirlo meglio: è uno di quei film che mi fanno capire che ci sono ancora buoni motivi per andare al cinema.

  2. anonimo
    Posted 29 marzo 2007 at 15:11 | Permalink | Rispondi

    Finalmente qualcuno che scrive in modo e qualcosa di sensato! Purtroppo abituati ad un cinema dove imperversano gli Scamarcio etc, la gente non è più abituata a prodotti meravigliosi come questo e vede nei silenzi dei vuoti. Un film bellissimo per me e che mi ha lasciato tracce indelebili. Isa

  3. Posted 29 marzo 2007 at 17:47 | Permalink | Rispondi

    a) premessa:
    do per scontato che non è il classico “film apparentemente sulla vita dei lombrichi che però in realtà è una metafora della crisi di valori dell’uomo contemporaneo”, che cioé è un film in cui il tema centrale è la fede

    b) oziosa curiosità:
    qualcuno tra gli spettatori presenti/passanti ha avuto la tentazione – diciamo così – di declinarlo in versione laica (quello che in gergo sw si chiamerebbe “porting”) ?

  4. anonimo
    Posted 29 marzo 2007 at 18:16 | Permalink | Rispondi

    Una visione laica certo! L’ambiente monastico secondo Costanzo è solo un pretesto. Infatti la mancanza di valori e la chiusura al mondo reale coinvolge in generale tutti gli ambienti istuzionali dall’università alla politica. Ma sempre più spesso ci isoliamo in noi stessi, per fare un’esempio anche in un bar, mi sono messa ad osservare le persone, si comunica solo per chiedere del posto o il caffè e non c’è vero contatto tra le persone. Isa

  5. anonimo
    Posted 30 marzo 2007 at 10:49 | Permalink | Rispondi

    @dust: d’accordo sulla premessa e sull’oziosità della curiosità.
    Si può declinare in modo laico, ma riprendendo delle questioni metafisiche. In primis, cercando di portare la questione dell’Altro (e del rapporto con esso) al centro della riflessione, e non ragionare sul Medesimo e sul suo universo. Quindi, laicamente, il rapporto etico con gli altri esseri umani.
    In secondo, la questione della libertà: trovandoci in un’istituzione, quello che possiamo fare è un libero gesto di obbedienza, che è l’unico spazio della libertà (o avere la forza di vagare da soli per il mondo senza ancore come i folli).
    Penso che generalizzando, la fede può scindersi nei temi anche laici della “fiducia” e della “libertà/obbedienza”
    manu

  6. Posted 3 maggio 2007 at 17:52 | Permalink | Rispondi

    Non ho visto ancora il film.
    Però mi chiedo: del romanzo di Furio Monicelli che resta? Poco o nulla? O è stato solo uno spunto?

  7. anonimo
    Posted 7 maggio 2007 at 14:25 | Permalink | Rispondi

    Non ti posso aiutare, non conoscendo il romanzo di partenza.
    Spiace.
    manu

  8. anonimo
    Posted 31 maggio 2007 at 19:16 | Permalink | Rispondi

    Del libro rimane solo la cornice cioè il personaggio di Andrea che decide di entrare in convento, inizialmente non si sa il perchè, dopo aver avuto tutto dal mondo, lascia la sua vita di prima e giunge al monastero, che però nel romanzo si trova a Galloro nel Lazio. Quindi l’inizio è simile un giovane che bussa al convento lo troviamo poi a colloquio con i superiori, ma poi nel romanzo Andrea si innamera di un novizio Ludovici, nel film è ridotto all’ombra che si vede nel corridoio, che poi morirà, nel libro però Anrea entra nell’infermeria. Andrea si confronta con Zanna, nel film e nel libro la figura è simile e in entrambe lascia il convento, i modo molto simile, nel finale del libro però vediamo Andrea a Roma ordinato sacerdote e diventare il gesuita perfetto, il film lascia il finale più aperto e c’è la bella scena di Zanna che va per il mondo quindi da più speranza! Il libro no e il personaggio di Andrea è più negativo e la storia omosessuale è al centro della crisi del personaggio. Ora il libro è stato ripubblicato da Mondadori con il titolo “Lacrime impure”. Elisa

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