MARADONA LA MANO DE DIOS, Marco Risi, Italia/Spagna, 2006

Il film si apre su un bambino che sotto un temporale cerca la sua palla. Corre a perdifiato, è buio…  e finisce in fondo a un pozzo. Piove, l’acqua è alta, rischia di morire. Un ragazzino di 14 anni di fianco a me, si è girato verso il fratello maggiore (almeno 16) e ha detto "secondo me è Maradona da piccolo… quindi si salva". Se fossi uscito in quel momento dalla sala mi sarei fatto un piacere. Avrei risparmiato ben 113 minuti della mia vita. Si parte dagli esordi, dai campetti di periferia, dal sogno da inseguire a tutti i costi anche quando si vive nella più bassa miseria. Si passa poi all’ascesa del campione, a quel mago capace di fare tutto quello che vuole, fino ad arrivare all’inevitabile crisi. Discoteca, musica anni ’80, gente con le camice aperte. Una bionda, incurante del suo uomo, guarda Diego con fare voglioso. Lui si avvicina, ne nasce una rissa, il tipo le prende. Diego è in macchina con la ragazza. Lei gli offre una riga di cocaina. "Ma è illegale!" e poi pippa. Un minuto dppo siamo già alla sequenza con il protagonista che si ritrova a pippare chiuso a chiave in bagno. Prima di tirare, l’occhio cade sullo specchio. Intensissimo primo piano. Questo è solo un esempio della disarmante banalità del film. La storia di Maradona, tragica e appasionante, scompare sotto un cumulo di situazioni già viste: le speranze infrante, le amicizie che potrebbero salvarti, quelle false che ti portano ancora più in basso, i tentativi di rimettersi in carreggiata per poi cadere ancora una volta…. Tutto è raccontato  in modo semplicistico, senza mai il ben che minimo tentativo di andare oltre la cronaca romanzata (male) dei fatti. Due ore di sceneggiato televisivo che, se fossero state interrote dalla pubblicità, avrei trovato più piacevoli. Product placement senza ritegno, effetti speciali ridicoli, attori da filodrammatica, pochi inserti dei più bei gol di Maradona sostituite da brutte sequenze girate sul campo da calcio, metaforine a go go. Il tutto è però impregnato di una retorica, un’epica fastiodiosa e discutibile. Il bambino dell’inizio, viene tratto in salvo dalla famiglia. Il padre si cala con una funa rischiando ul tutto per tutto. "Dammi la mano, Diego!", "Solo un momento papà…" e Diego, prima di mettersi in salvo, recupera il pallone.

FEDEmc

Mentre il film di Risi esce nella sale, per un tragico scherzo del destino, il vero Diego Armando Maradona ancora una volta si trova in ospedale per problemi di stress e, pare, alcolismo. Gli si augura ovviamente il meglio.

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7 Comments

  1. Posted 1 aprile 2007 at 11:12 | Permalink | Rispondi

    Film da vedere,insomma..almeno poi ci si droga per una ragione;)

    Barbara

  2. anonimo
    Posted 3 aprile 2007 at 18:13 | Permalink | Rispondi

    Io mi drogo anche senza ragioni..

    Barbaro

  3. anonimo
    Posted 4 aprile 2007 at 02:30 | Permalink | Rispondi

    Marco Risi la mano de legno, insomma… cmq io il film non l’ho visto e manco ci tengo a farlo. però pensavo: un biopic su calciatori di qualità decente si è mai visto? mi viene in mente solo quello su George Best che si faceva guardare…

    Tom ‘Sparta Rules’ Savini

  4. Posted 11 aprile 2007 at 16:11 | Permalink | Rispondi

    Questo post è candidato ai Poverino’s

  5. anonimo
    Posted 11 aprile 2007 at 19:31 | Permalink | Rispondi

    noi ci droghiamo

  6. anonimo
    Posted 11 aprile 2007 at 19:32 | Permalink | Rispondi

    noi ci droghiamo

    Barbari

  7. Posted 12 aprile 2007 at 15:26 | Permalink | Rispondi

    che dire. me lo guardo.

    d.

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