Centochiodi (Ermanno Olmi, 2007)

Visto che è un film davvero difficile da descrivere, forse faccio prima ad andare per esclusione.
Per essere una parabola, di cui avrebbe la struttura, propone figure già troppo cariche di significato e di sottintesi.
Per rientrare nella tradizione, ricchissima nel pensiero cattolico, dell’invettiva contro la cultura e la sapienza, manca di furia iconoclasta e di spirito distruttivo.
Per essere una riflessione sul progresso che sta per travolgere l’autenticità, ma tutto sommato non la travolge, non solo non dice niente di nuovo, ma disegna quadretti che hanno a che fare più con la commedia che con l’apologo.
Per essere un film sulla carne, sbanda pericolosamente verso certe atmosfere padane di Tinto Brass, non del migliore Tinto Brass: in fondo Miranda, fa rima con Zelinda.
Quello che resta, dopo un’ora e quaranta in cui ogni tanto ci si gira verso i vicini per trovare conferma di quanto visto, sono una quantità di situazioni che sarebbe troppo semplice definire implausibili o di metafore che non sono solo prevedibili. Quando Olmi azzecca l’immagine (poche volte: il siluro, l’uomo che chiede di riascoltare la parabola del figliol prodigo, l’arrivo di Raz Degan sull’argine) il film prende quota, mettendo in scena la radicale incongruenza tra Immagine e Parola. Quando non ci riesce, nella maggior parte dei casi, sembra il film di un esordiente che ha voluto dire troppo cose. 

p. 

Annunci

4 Comments

  1. Posted 11 aprile 2007 at 01:26 | Permalink | Rispondi

    Sono d’accordo sulla valutazione impietosa, stile cento colpi di chiodi prima di coricarlo.

  2. Posted 11 aprile 2007 at 15:57 | Permalink | Rispondi

    non me l’ammazzare così dai..

  3. Posted 12 aprile 2007 at 00:15 | Permalink | Rispondi

    salve. qualche riflessione fugace.

    alla prima visione mi ha deluso, per i motivi ben descritti nella vostra breve recensione.

    alla seconda ho cercato di godermelo come un film popolare: come un film per la gente, per i piacentini, per “chi và al cinema una volta all’anno”.. questo perché ho avuto la netta sensazione che Olmi mirasse soprattutto a quel “target”). facendo così l’ho un poco rivalutato, per via della chiara semplicità con cui affronta temi complessi, associata al successo di botteghino che sta ottenendo.

    poi ho lasciato sedimentare le mie diverse impressioni sperando di vederci chiaro, ed il pollice è tornato definitivamente a pendere verso il basso..

    a mio fazioso ma fermo parere la realtà è interpretabile esattamente come un libro, così le relazioni umane. la questione non è certo “i libri sono buoni o cattivi?”, ma nemmeno “bisogna evitare una cattiva interpretazione dei libri”: il problema è l’interpretazione della realtà tout court.

    le cosidette “guerre di religione” non si fanno solo a causa della interpretazione dei testi, sacri o profani che siano.
    al centro del problema sta una cattiva interpretazione della realtà, che comprende i testi codificati come le usanze, gli sguardi e le “culture” in senso lato.

    quindi in ultima istanza mi pare che l’amato olmi questa volta abbia proprio sbagliato bersaglio associando alla giusta -per un cristiano- apologia dell’amore la propaganda di una semplicità Kitch, edulcorata, anacronistica e rischiosa.

    …che si finisca tutti a prendere il sole sul Po’, schiacciati come sardine di romagnola reminescenza?

    PS: dell’olmi regista in centochiodi ricorderò comunque con un certo affetto l’epifania felliniana del battello notturno, “raz degan sull’argine” il suicidio-lancio delle chiavi ed l’incipit leggero ed efficace.

  4. Posted 12 aprile 2007 at 00:19 | Permalink | Rispondi

    mi rendo conto di avere scritto il commento in una lingua che non esiste. mi scuso per la scarsa chiarezza. saluti

Pubblica un Commento

Required fields are marked *

*
*

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: