Spider-Man 3 di Sam Raimi
 
 
Una delusione immensa. Non ci sono altre parole.
Qui, dopo il bellissimo secondo episodio ci si attendeva qualcosa magari di meno, ma sicuramente qualcosa di interessante. La lotta con il suo ex migliore amico che diventa Gobelin per ucciderlo, Gwen Stacy, Venom e il lato oscuro. Gli unici dubbi si manifestavano “Ma non starà mettendo troppa carne al fuoco?”. Tre villains, due donne non sono troppi per un blockbuster? In effetti, alla prova dei fatti, mancava solo che facesse capolino Heath Ledger vestito da Joker e dicesse: “Uh, forse ho sbagliato set”, e comunque avrebbe fatto la sua figura.
Ma, prima dell’uscita, vedendo il primo trailer a disposizione, ci si tranquillizzava dicendosi che Venom sarebbe stato solo introdotto e poi sviluppato in un auspicabile quarto capitolo. Infatti nella prima versione, apparivano solo Sandman e Gobelin, con Venom che appariva per tre fotogrammi alla fine. I dubbi si erano acuiti on la versione definitiva del trailer, in cui Sandman quasi spariva per dare grande spazio a Eddie Brock/Venom.
Tutti timori confermati: l’unica notizia positiva è che forse un quarto non ci sarà, o forse sarà diretto da Brett Ratner con altri attori, di modo da non avere aspettative e quindi si potrà lamentarsi tranquillamente di come la serie sia stata buttata in vacca. (Se ci sarà probabilmente vedremo Lizard, ma speriamo anche di no)
Lasciando perdere le aspettative deluse, il film fa acqua da tutte le parti. Innanzitutto per il sovraffollamento di personaggi che non permette neanche un minimo approfondimento. Non che ci si aspettasse Ibsen, ma un minimo di credibilità almeno sì. Il casino è tale che si ricorre a una delle peggiori soluzioni possibili per giustificare la conversione di Harry Osborn: il maggiordomo. Personaggio mai visto, o se visto mai considerato, che a un certo punto va dal suo giovin signore a dirgli: “Ohi, sono anni che ti crogioli nella rabbia e nella vendetta, ti sei iniettato dei nanonidi nel corpo che ti hanno fatto sbroccare, non fai altro nella vita che cercare di uccidere il tuo migliore amico e le persone che ti vogliono bene, perché credi che tuo padre sia stato ucciso da Spiderman, ma in realtà non è vero, io l’ho visto”. Doveva aggiungere: “Fino ad ora non ho parlato perché sono una semplice funzione narrativa sottopagata”.
Questo, assieme alla botta in testa, rende ridicolo il confronto tra i due ex migliori amici, ma nulla in confronto di Venom e del lato oscuro di Peter Parker. Che si manifesta attraverso una frangetta (simbolo di cattiveria e di rottura delle regole) e la mutazione in una parodia di Tony Manero. Che ci potrebbe pure stare come tono, ma che da un lato è un cambiamento deciso rispetto al tono del secondo episodio, e dall’altro è realizzata con una grevità spaventosa, e tirata via in modo pazzesco. Non ci si crede nemmeno per un attimo. Lo stesso procedimento avviene per Gwen Stacy: a che pro introdurlo, se poi non si sa evidentemente come gestirlo?
Ok, si possono salvare due o tre scene d’azione, ed è molto bella – visivamente ed emotivamente – la rinascita di Flint Marko come Sandman/Golem, ma per due ore e quaranta sembra di assistere a delle sequenze di raccordo, in cui tutti parlano parlano per mettere delle pezze di senso a quello che sta accadendo. E l’unica coerenza rispetto al secondo è quella della luce. Tutto avviene alla luce del sole, e la stessa identità di Spiderman è ormai il segreto di pulcinella. La maschera è diventata un’icona della città, per tutti, pura e semplice, qualcosa che appare sui cartelloni pubblicitari ed è un vero e proprio marchio di fabbrica, mentre il vero spiderman combatte praticamente sempre a volto scoperto. Tutti i cattivi sanno chi è, lui non ha timore di farsi vedere: più che SpiderMan è Peter Parker. Ma anche questa intuizione – che apre a interessanti e pippose ipotesi metatestuali – si perde nella disperata impresa di “tenere unito tutto”. È come se si vedessero i segni delle unghie di sceneggiatori e regista sulla superficie del film. Possiamo dare la colpa a esigenze produttive, ma è una magra consolazione.
Lo so che bisognerebbe essere più freddi, e uscire dalle secche del confronto, con il fumetto e con i capitoli cinematografici precedenti, ma soggettivamente è difficile, e comunque i difetti rimangono anche prendendo Spider Man 3 in isolamento. Un film arruffato, con la necessità di tenere assieme un’ambizione da Bignami della saga, e la necessità di mettere sempre più elementi, e spettacolo, e opposizioni di base (amico vs. amico, eroe vs. il proprio lato oscuro) comprensibili anche al più ottuso spettatore della terra.
 
manu

 

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10 Comments

  1. anonimo
    Posted 7 maggio 2007 at 14:49 | Permalink | Rispondi

    io l’ho trovato geniale. le incongruenze, i deus ex machina, le coincidenze e le forzature narrative sono la cosa più fedele al linguaggio del fumetto anni ’70 (quello letto da raimi). il film in defintiva è assolutamente geniale nelle sue derive che attraversano tutto il cinema di raimi con chiari intenti parodistici: melò, horror,slapstick e anche musical.
    albert albert

  2. anonimo
    Posted 7 maggio 2007 at 15:14 | Permalink | Rispondi

    Innanzitutto, la fedeltà non è un valore estetico.
    Secondariamente, penso che paragonare le incongruenze di un fumetto anni settanta e quelle di un blockbuster di 30 anni dopo che costa come la Slovacchia sia un’operazione dubbia.
    Visto che siamo nel campo delle ipotesi da intenzionalità autoriale, viene da chiedersi perché Raimi non abbia messo in pratica questa geniale intuizione nei primi due – bellissimi – film (che rispettano il fumetto in modi diversi) e abbia deciso di tirarla fuori dal cilindro solo al terzo.
    Insomma, fa un po’ argomentazione pro new rose hotel.
    manu

  3. anonimo
    Posted 7 maggio 2007 at 15:35 | Permalink | Rispondi

    ma forse in questo terzo capitolo, dopo aver accontentato i fan, sam raimi si prende le sue libertà. e mi sembra che la sua firma sia più evidente in quest’ultimo film rispetto ai precedenti.

  4. Posted 7 maggio 2007 at 17:54 | Permalink | Rispondi

    A me sembra evidente che il simbionte ha preso il sopravvento anche su Raimi.

    Non a caso Venom è onnisciente:
    “Salve UomoSabbia, sono un mostro nero appena nato e so tutto: chi sei, perché rapini continuamente furgoni blindati e perché l’Uomo Ragno ti schifa. Perché non ci mettiamo insieme? Ma non temere: all’ultimo momento puoi pentirti”.

    “Il fumetto anni ’70” poteva avere tanti vizi, ma non sceneggiature così sbrindellate. I lettori non perdonano. I cinefili anni ’00, invece, col popcorn ingurgitano qualsiasi cosa, purché sia condito da “chiari intenti parodistici”

  5. anonimo
    Posted 7 maggio 2007 at 19:25 | Permalink | Rispondi

    Parlare di libertà espressiva in un film che, ripeto, costa come la Slovacchia è dura. Penso che gli executives della Sony mettano la mano alla pistola quando ne sentono parlare.
    A me lo sbindellamento pare essere frutto di traversie produttive, scelte discusse, ridiscusse e ricambiate, e rigirate.
    La lettura autoriale forzata in questo caso è più che fuorviante, come lo era negli altri due. Se vogliamo usarla come artificio retorico, si può dire che ho abbastanza stima di Sam Raimi per rendermi conto che è stata una gestazione difficile e che la sua firma non sia affatto “casino incoerente senza capo né coda, ma dove tutti parlano per cercare di annodare il tutto”.
    Esempio: Soldi Sporchi non mi sembra fosse un film all’insegna dello sbrindellamento.
    Comunque, d’accordo con Leonardo: è un po’ un’offesa al fumetto incolparlo dei difetti del film.
    manu

  6. anonimo
    Posted 7 maggio 2007 at 20:06 | Permalink | Rispondi

    d’accordo, ma ci sono momenti nel film che mi sembrano confermare palesemente la mia teaoria: il cambio continuo di registri, toni e stili (la scena della rapina dell’uomo sabbia ripresa in un determinato stile) parallelamente all’attraversamento dei generi tra cui c’è anche il musical. penso che raimi si sia preso un po’ gioco dei fan di spiderman.
    anche tim burton si era preso più di una libertà in batman 2 (capolavoro del genere) e in quanto a incongruenze anche il seconod batman…

  7. anonimo
    Posted 8 maggio 2007 at 10:56 | Permalink | Rispondi

    Scusa, ma che c’entra Tim Burton? Si era preso delle libertà, ma il film è molto organico attorno al tema della “diversità/mostruosità”, sia all’interno del film sia all’interno di una poetica burtoniana sia in una lettura ben orientata del fumetto, e infatti il protagonista quasi è Penguin.
    Quindi non fa cambi di registro, ma tutto si inscrive in un orientamento organico.
    Inoltre, se perseveriamo nella lettura autoriale, bisogna dire che Raimi non è Tarantino, e non è nemmeno i suoi amichetti Coen, e il mix postmoderno di generi e palinsesti mi sembra qualcosa di non esattamente al centro della sua poetica.
    A me il tono sembra omogeneo: la luce, il “fumettone”. E parlare di “attraversamento di generi” mi sembra eccessivo: il musical dov’è? Nel fatto che Peter Parker quando è cattivo con la frangia canta e balla? L’horror è che Venom è un mostrone che fa paura? Lo slapstick è che Goblin batte la testa? O lo sketch ammiccamento con Bruce Campbell?
    Ma anche se la risposta fosse si a tutte queste domande (e io non credo), non si tratta di “attraversamento di generi”, ma tutt’al più di omaggi, di ammiccamenti che non hanno nulla di organico.
    Inoltre, a me fare un film di merda non sembra il modo migliore di prendere in giro i fan di spiderman.
    manu

  8. anonimo
    Posted 8 maggio 2007 at 11:51 | Permalink | Rispondi

    spiderman è totalmente dosorganico.
    il paragone con burton (forzato) era per prendere un altro film tratto dai fumetti diretto da un autore.
    ma forse il miglior paragone in questo caso è con HULK di ang lee.
    sam raimi è (secondo me) meglio dei Coen.
    le risposte alle tue domande a me sembrano quasi tutte si.
    va beh sono ammiccamenti:
    Musical (peter che balla, MJ che canta a teatro in una lunga scena),
    horror (venom, Harry sfregiato ecc.), Slapstick (sketch tiratissimi e lunghissimi con il direttore J.J.J. e bruce campbell). scusate per il mio stile incasinato.
    albert albert

  9. anonimo
    Posted 8 maggio 2007 at 12:07 | Permalink | Rispondi

    mha, non ho ancora visto il film (volevo andare ma sono stato leggermente dissuaso.. e poi ieri sera c’era un incontro con gli amici di beppe grillo), tuttavia, basandomi su quanto scritto da manu (che mi pare coerente), potrebbe anche darsi che Raimi lo abbia fatto apposta per evitarsi eccessivi rompimenti di palle per girare il quarto..: se l’è sfangata.

    Carlo

  10. Posted 8 maggio 2007 at 19:49 | Permalink | Rispondi

    “sketch tiratissimi e lunghissimi con il direttore J.J.J.”?

    Ho visto un altro film.

    JJJ è usato veramente poco, anche rispetto agli altri due, mi pare. Ed è un peccato.

    Alla fine, il problema è sempre lo stesso: una lunga narrazione seriale, con protagonisti complessi che crescono e cambiano, in un film non ci sta. Neanche in una trilogia. La coperta è corta, l’acqua scarseggia e la papera non galleggia, la trippa manca e i gatti piangono. Il problema è più evidente adesso che ai tempi del Batman di Burton (o del vecchio Superman), perché a quel tempo il supereroe veniva ripescato dall’immaginario come un feticcio: non c’era un’urgenza filologica nei confronti dei lettori di fumetti, non c’era ancora nemmeno rispetto per quella gente lì.

    Raimi non è Burton anche perché Burton si trovava a maneggiare robaccia che poteva anche permettersi di nobilitare o intellettualizzare (che ci riuscisse, è discutibile, ma è un discorso lungo). Raimi in teoria attinge da materiale simile, ma nel frattempo c’è stata una rivalutazione, che lo mette nella penosa situazione d’essere ostaggio di ragazzini brufolosi che vogliono vedere Venom, vogliono vedere Gwen Stacy, ma anche la trama solida. Si potrebbe dire lo stesso per i film di X Men, con decine di personaggi potenzialmente problematici inseriti a forza nella sceneggiatura a furor di popolo (lo si potrebbe dire se lo avessi visto).

    La soluzione verrà nei prossimi anni, e sarà la tv. Una volta liberato dalla sintesi cinematografica, Spiderman sarebbe un ottimo soggetto per una serie lunga. Io poi non me la vedrò perché sono troppo cresciuto, ma mi piacerebbe vedere ancora qualche soggettiva di New York da una ragnatela penzolante.

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