In breve
 
Cannes a Milano
 
4 mesi, 3 settimane e 2 giorni di Cristian Mungiu
 
Storia di un aborto clandestino nella Romania di Ceausescu del 1987. Due amiche: Gabita, qeulla che deve abortire, e Otilia, l’amica che la deve aiutare facendo le cose più sgradevolo, che l’altra non può e non deve fare (corruzione, contattare e tanto altro colui che deve praticare l’intervento, sbarazzarsi del feto). Cannes piace il realismo e il seguire i personaggi à la Dardenne, e si era capito. Ma colei che viene seguita è Otilia, mentre abita viene lasciata a letto nell’attesa che il tutto si compia. E l’attesa per lo spettatore è snervante, angosciosa, e si narra una disperazione nascosta, quotidiana meccanica e senza scampo. Sconvolgente e bello: ma per aver voglia di rivederlo mi ci vuole una seduta di cura Ludovico. E si, l’immagine del feto poteva risparmiarsela.
 
 
La voyage de ballon rouge di Hou Hsiao Sien
 
Il maestro in vacanza a Parigi a spese del museo d’Orsay, che per il suo ventesimo anniversario ha commissionato dei film a una serie di autori (anche Ruiz, Assayas, Jarmusch) con l’unica costrizione di far vedere almeno in una scena il museo.
No, io capisco tutto: l’ispirazione dal film dal film del ’56 di Lamorisse, l’ipotiposi filmica del quadro di Vallotton, il discorso metacinematografico, il girotondo delle muse e tutto il resto che potremmo parlarne per ore e ore. Ma a proposito di un altro film.
Ceto medio riflessivo francese. Juliette Binoche imita Laura Morante che imita Juliette Binoche. Filmmaker cinese (taiwanese? è lo specchio dell’autore? È una riflessione sulla sua posizione in Francia? Non aveva idee migliori) che fa la baby sitter in Europa. Marionette (e fin qui va bene), superotto, tecniche digitali, quadri, passeggiate per Parigi, quotidianità, dialoghi così, come sono quelli veri.
E le metafore sui palloncini hanno davvero spaccato le palle.
Che palle. Un film brutto può capitare a tutti no?
Maledetti soldi francesi.
 
 
 
 
Smiley Face di Gregg Araki
 
Anna Faris (quella che viene attaccata al soffitto da un geyser di sperma nel primo Scary Movie, per intenderci) è laureata in economia ma passa le giornate a fumare erba e a provare a fare l’attrice. Un mattino mangia una decina di muffins preparati dal suo coinquilino nerd e forse psicotico, senza sapere che sono torte alla marijuana. Quindi la si segue in tutta la giornata in cui cerca di recuperare soldi per risolvere i problemi vendendo marijuanaa chiunque, seducendo un nerd ritratto in modo cinico e perfetto, entrando in possesso di un originale del “Manifesto del partito comunista” truffando Marion Ross (cioè Marion Cunningham).
Si ride un casino ma in realtà è un tristissimo impietoso ritratto di qualsiasi velleitarismo. Bello, Forse un po’ moralista, ma anche no.
 
In aggiunta
 
Il vento fa il suo giro di Giorgio Diritti
 
Discepolo di Olmi, ribalta le convenzioni senili del maestro e mostra che il ritorno alla natura non si dà. Un pastore francese (ex professore, che ha deciso di tornare alla natura) decide di trasferirsi con la famigliola nel ridente paesino di Chersogno, in una valle piemontese dove si parla occitano (langue d’oc, non d’hoc, porca troia, ma le maestre non vi bacchettavano sulle nocche, non vi consigliavano di prendere in mano un aratro? Fine del momento “Reazionario oggi”). Un sindaco progressista lo prova a far digerire alla comunità, che prima lo accetta storcendo il naso, ma poi grettezza, paura dello straniero, orgoglio residuale di essere gli unici ad aver diritto ad abitare lì sebbene il luogo sia abbandonato da anni e usato solo come località di villeggiatura. Rigoroso linguisticamente, capace di mostrare come i fantocci dell’idea di “cultura”, di “radici” e di “territorio” siano solo delle posizioni gonfie di retorica e povere di realtà: la cultura viva è gente che vive assieme, e non celebrazioni di ciò che non può più essere. E soprattutto, ancora una volta, che il buon selvaggio non esiste, anzi. Gran bel film distribuito in tre copie (mi sa che c’è solo a Roma e a Torino, in questo momento)
Chiudo con una citazione che amo molto, anche se l’ironia non è molto adatta a questo film, e l’obiettivo leggermente diverso. Insomma, non c’entra un cazzo ma piace ai giovani.
"Avevano le carte. Le guide. I prospetti. Gli itinerari. I dèpliants. No: dovevano passarsi le liste private, le informazioni in esclusiva. Volevano sentirsi pionieri. cercavano di partire con l’idea che la Costa Brava stessa ancora aspettando le navi cartaginesi; che le sponde del canale d’Otranto fossero abitate dagli Iapigi; che su intere zone del palermitano, sfuggite ancora ai rilievi cartografici , le sole notizie certe fossero quelle riportate dai Botta l’anno scorso…
Ecco. Chiunque fossero e qualsiasi cosa facessero mai che li sfiorasse il più lontano sospetto. sullo stesso scoglio, sulla stessa erta sassosa, erano disposti a saltarci in dieci, in mille, in centomila; ma le cavallette, i volgari che rovinavano tutto, erano e sarebbero sempre stati gli altri. Loro, erano sempre un caso a parte…
Ma ecco il punto: non avrebbe dovuto capirlo da sé, allora? che proprio lì stava tutta la differenza? che non c’er davvero riposo se sapevate che accucciata alla porta dell’albergo, o della tenda, o della casetta bianca tra gli ulivi, stava ad aspettarvi, festosa e inesorabile come una cagna randagia in cerca di nuovi padroni la possibilità della circumnavigazione del golfo, dell’esplorazione delle grotte, del giro dei monasteri, della spedizione all’interno con l’incontro del contadino analfabeta ma di nobile tratto, che vi metteva in mano, e fuggiva prima che poteste anche solo ringraziarlo, la caciotta o il carciofo gigante, il fragrante pagnottone, la collana di fichi secchi? Nel Monferrato, non c’era nessuna possibilità. Niente da perdere nel raggio di decine di chilometri. e i contadini cercavano solo di fregarti…" (Fruttero e Lucentini,La donna della domenica)
manu
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5 Comments

  1. anonimo
    Posted 14 giugno 2007 at 17:59 | Permalink | Rispondi

    Dardenescu.

    marquant

  2. anonimo
    Posted 15 giugno 2007 at 13:18 | Permalink | Rispondi

    si sa se e quando Smiley Face sara’ distribuito?

    l.l.

  3. Posted 15 giugno 2007 at 15:22 | Permalink | Rispondi

    fa piacere che qualcuno parli di questo bel film.. ecco la mia:
    (perdonate la mancanza di forma, non è una recensione)

    film estraneo alla produzione nazionale: con difetti diversi, interessi altri, aderenza alla realtà. prodotto senza alcun sovvenzionamento dallo Stato (caso più unico che raro, in Italia).

    questo film di semplice complessità, di facce da montagna, di capre, questo film d’erba, di borghesia, di vecchi reazionari e giovani fuggiti, di sguardi e timori, di paure dell’altro, questo film che rifugge la tolleranza. questo film che esplora gli anfratti, che si arrampica per i paesini montani svelandone le verità nei loro pregi e nelle loro contraddizioni, questo film onesto, intransigente, armato di novità; lontano da margherita buy, ma anche dalla bella commedia all’italiana, questo film profondamente italiano, questo film che evita, esplorandolo, il provincialismo italiano. questo film di aria pura, con il vento che, inevitabilmente, fa il suo giro.

    questo film di pietra, di capre, di facce da montagna. lontano da margherita buy, dalle città..

    Vincitore Premio Rosa Camuna al bergamo film meeting 2006

  4. Posted 16 giugno 2007 at 13:50 | Permalink | Rispondi

    L.L.: per ora Smiley Face non ha una distribuzione italiana, ma essendo coprodotto da Studio Canal potete far partire una campagna di lettere e sollecitazioni all’indirizzo di 01 Distribution.

    – vb –

  5. anonimo
    Posted 18 giugno 2007 at 13:02 | Permalink | Rispondi

    studio canal dice che smiley face dovrebbe essere distribuito nel dicembre 2007 (sicuramente in Francia, per l’Italia per ora non so).

    l.l.

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