Cannes a Milano
We own the Night di James Gray
 
 
 
Incipit strepitoso. Heart of glass di Blondie sparata. Primo piano di Joaquim Phoenix che emerge dalla penombra con sguardo truce (“ma è bolsissimo, mormora la vicina. Si assente), Controcampo di Eva Mendes che si masturba su un divano di broccato dorato. Blondie continua. 
E il film tiene questo ritmo fino a un certo punto: quando Joaquim Phoenix, figlio del capo della polizia (Duvall) e fratello di un altro poliziotto (Wahlberg), rimane dalla “parte sbagliata della barricata”, gestore di un locale di gran successo nella Brooklyn del 1988 gestito dalla mafia russa. Ma poi sparano al fratello, Joaquim è sempre bolso ma combattuto, accetta di fare l’infiltrato. Bolso, ma efficace, e poi comincia la vita sotto la protezione della polizia. A questo punto inizia la sua conversione, il ritorno alle origini nel grembo della grande famiglia della polizia e della legge, e della famiglia patriarcale che lo aveva rinnegato per le sue scelte libere. I sacrifici sono grandi, ma la sua conversione è un po’ veloce e appiccicaticcia, qualcosa di meccanico. Che rovina il capolavoro suggerito dall’incipit, ma che non impedisce che il film funzioni onestamente e tenga su la baracca. Un po’ bolsa la baracca, ma accettabile.
 
 
manu
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2 Comments

  1. Posted 16 giugno 2007 at 13:08 | Permalink | Rispondi

    … Nel frattempo la mia memoria ha preso una decisione sconcertante: rimuovere i passaggi meno riusciti di “We Own The Night” ricordandoselo in toto come “un magnifico film molto triste”.

    Per la cronaca: la chiosa iniziale non era “ma è bolsissimo!”, bensì un più milanese “… figa, com’è bolso?”.

    – vb –

  2. anonimo
    Posted 16 giugno 2007 at 23:52 | Permalink | Rispondi

    Chiedo scusa per la licenza poetica sul tuo pensiero.
    Comunque anche la mia memoria è arrivata alla stessa conclusione: “magnifico film molto triste”.

    manu

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