TURISTAS, John Stockwell, USA, 2006

Forse vi ricordate di John Stockwell per perle come Blue Crash (il mercoledì da leoni in rosa) o per Trappola in Fondo al Mare (Paul Walker & Jessica Alba in costumino). Ma forse anche no… Forse vi ricorderete di Micheal Ross per il montaggio di film come Wrong Turn ("ci siamo persi in una foresta piena di maniaci!"). Ma forse anche no… Pensate amici, che il primo dirige e il secondo scrive… Turistas! Uno dei film con il trailer più belli di sempre. Storia: un gruppo di giovani palestrati decide di passare le vacanze in Brasile. Fanno parte del gruppo due ragazzi inglesi che bevono birra e tentano di fare sesso con qualsiasi cosa di semovente incappi sul loro sentiero, una sveglissima e solitaria ragazza australiana in Brasile consapevole della beltà e della ricchezza di un popolo povero e bistrattato come quello brasiliano, una coppia di ragazze con della materia grigia che cola evidentemente dal naso e il fratello di una di queste due ragazze: il sig. Rompetti (Josh Duhamel. Se ne parla anche in Transformers). Il variopinto gruppo (tacciamo il fatto che fin dalla prima scena le ragazze sono praticamente nude e così resteranno per il resto del film), dopo un incidente su un autobus, scova una piccola spiaggia frequentata solo da brasiliani o da feakettoni: un posto bellissimo, lontano dalla calca dei normali turisti, fatto di sole, mare e relax… Contro le rimostranze del Sig. Rompetti decidono di rimanere un po’ di giorni li, tipo in campeggio. Il Sig. Rompetti è un po’ nervoso (Non prendere i cocktail con il ghiaccio che ti viene la dissenteria! Non fare il bagno a largo senza i braccioli! Mettiti la crema!), ma la felicità è nell’aria e tutto fila liscio. Almeno all’apparenza. Una delle gestrici del baracchino sulla spiaggia contatta un oscuro personaggio che intuiamo essere un dottore e così lo informa: "ne sono arrivati altri 6…". Dopo l’ennesima serata fatta di alcool e balli selvaggi il gruppo si risveglia tutto drogato e svenuto sulla spiaggia. Il Sig. Rompetti è il primo ad accorgersi dell’orrenda verità: "Ci hanno rapinato!". Senza più soldi, effetti personali, documenti, ma armati solo di costumini che lasciano poco all’immaginazione, i ragazzi si mettono in cammino per trovare qualcuno disposto ad aiutarli. Giungono in un piccolo paese brutto e malfamato dove vengono baggianati da chiunque. Dopo aver pensato bene di picchiare un fanciullo colpevole di avere un berretto da baseball evidentemente non suo, stanno per essere massacrati dalla folla inferocita, ma vengono tratti in salvo da Kiko, un ragazzo brasiliano già conosciuto nella spiaggia fatata. Il ragazzo, che evidentemente lavora per il losco figuro (che ogni tanto vediamo infilare spiedini negli occhi dei suoi galoppini drogati), li vuole portare "a casa di mio zio… in mezzo alla foresta". Ovviamente i ragazzi si mettono a posto i costumini, il Sig. Rompetti si lamenta un po’, ma poi non sapendo cosa fare, accettano. Dopo una lunghissima camminata, e dopo una serie di furbissimi tuffi da una roccia che portano Kiko ad atterrare di capoccia su un sasso appuntito, si arriva finalmente "a casa dello zio". Appena entrati in casa si decide che per salvare la vita a Kiko che perde litri da sangue dalla testa è cosa buona e giusta pinzargli la capoccia con una graffettatrice (!) e poi ci si dedica al fancazzismo: fumiamo canne, stiamo in costume anche in casa, guardiamo nei cassetti altrui… E qui c’è un po’ il meglio: perché se capitasse a voi di trovarvi senza documenti, senza soldi, senza niente, in Brasile sperso nella jungla a casa dello zio di uno che nel tempo libero si tuffa di testa su delle rocce, e lì in casa aprite un cassetto e trovate un monte di passaporti di altri ragazzi come voi, un po’ sporchi di sangue che manca solo la scritta "morto in maniera orribile dopo essere stato portato qui con l’inganno", ecco, voi cosa fareste? Il Sig. Rompetti nel dubbio, si mette a posto il costume, frega un coltellino svizzero e chiude fischiettando il cassetto in questione, per poi non dire niente a nessuno. Arriva lo zio di Kiko (che è di la svenuto con delle puntine nella testa): giunge insieme a un gruppo di paramilitari drogati che immediatamente picchiano e imprigionano i ragazzi. E qui c’è il fulcro del film: l’oscuro figuro rapisce i turisti per poi torturali. Gli ruba gli organi per darli ai brasiliani che non hanno i soldi necessari per un’operazione o li vende sul mercato nero. E l’idea funziona. Tolte le sciocchezze che un genio come John Stockwell e Micheal Ross riescono a mettere insieme fino a qui, l’idea in se è plausibile e funziona. Sa di leggenda metropolitana, e il film ha anche una svolta nei toni piuttosto brusca che riesce a rendere la storia quantomeno probabile. Seguono una serie di torture censurate nella versione italiana ma che decretano la morte della sveglissima ragazza australiana in Brasile da sola consapevole della beltà e della ricchezza di un popolo povero e bistrattato come quello brasiliano. In tre (tra cui il Sig. Rompetti evidentemente scocciato di tutto questo trambusto, ma ricco di un coltellino svizzero) riescono a fuggire e qui il film si trasforma ancora una volta per diventare una sorta di survival. I tre scappano inseguiti dai bruti nella jungla. Prima di dimostrare che anche l’uomo comune è capace di estrema violenza, ci sarà una bellissima (veramente) sequenza di inseguimento subacqueo. D’altra parte John Stockwell è tutto il film che tenta di arrivare qua, a fare una sequenza sott’acqua. Il film si conclude con parte del gruppo che si salva, viene medicato e curato da dei brasiliani buoni ("mica semo tutti cattivi!") e poi torna in USA. Il film, posto essere un appassionato del genere, si vede tranquillamente senza particolari emozioni, ma, molto probabilmente inconsapevolmente, nasconde molto delle tendenze dell’horror e del cinema americano in generale degli ultimissimi anni. Il film di Stockwell non può non ricordare narrativamente Hostel di Eli Roth, con la sola e discutibile aggiunta di giustificare le torture per fini "di denuncia". Pensando invece agli ultimi horror: ha il classico gruppo di giovani sesso maniaci votati alla morte e nella sequenza finale ricorda il senso claustrofobico del ben superiore The Descent di Neil Marshall. Il tutto da dove viene? Sicuramente da un percorso che ha visto il genere perdere continuamente di fantasia e appoggiarsi sempre più a temi e figure presi in prestito dai film della fine dei ’70 e degli ’80 (i remake, i prequel, i prequel dei remake e viceversa, gli omaggi sfrontati). D’altra parte, in questo recupero piuttosto pedissequo, si fanno largo e assumono un certo peso nuove caratteristiche: il tema della paura dell’americano nei confronti dello straniero (il non troppo celato razzismo nei confronti qui dei brasiliani e la – Hostel – verso gli "europei") e soprattutto il tema della tortura. Senza voler calcare troppo la mano, da Abu Ghraib in avanti i film con sequenze di questo genere si sono moltiplicati. Ribadiamo: l’inconsapevolezza è dietro l’angolo, tant’è che la sequenza più riuscita di un film inguardabile come I Fantastici Quattro e Silver Surfer ci mostra l’araldo di Galactus legato e torturato da militari americani… ma forse qualcosa, in modo confuso, da questi piccoli film viene fuori.

 

FEDEmc  

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12 Comments

  1. Posted 8 luglio 2007 at 15:40 | Permalink | Rispondi

    pickpocket è tornato, sottoforma di forum, il primo forum di cinema gestito da critici cinematografici. Uscite dai vostri blog dorati, venite e partecipate, dite la vostra, mettete alla prova le vostre idee, apriamo il dibattito, ammazziamoci di insulti, fateci il culo se ne siete capaci ; )
    Creiamo la prima comunità di critica cinematografica in cui il relativismo delle idee non sia una difesa ma un attacco.

    Spazio per corsi di cinema con l’ausilio dell’immagine attraverso youtube.

    Foxy Brown

    http://pickpocket.forumer.it

  2. anonimo
    Posted 8 luglio 2007 at 20:17 | Permalink | Rispondi

    wow! se ne sentiva il bisogno! sempre la stessa spocchia a caso?
    Fmc

  3. Posted 9 luglio 2007 at 16:23 | Permalink | Rispondi

    Avendo visto il film ho riso molto per la tua sinossi.

    Solo una cosa: la ragazza che muore sotto i ferri non è la sveglissima australiana, bensì una delle due americane (non la sorella del Rompetti, l’altra, quella – l’unica – che in spiaggia si toglie il pezzo di sopra).

    – vb, esperta di donne nude negli horror –

  4. Posted 9 luglio 2007 at 20:19 | Permalink | Rispondi

    Meglio la spocchia manifesta che quella dissimulata ; )

    Mi dicono che assomigli a Santamaria. Rinnovo l’invito.

    Foxy Brown

  5. anonimo
    Posted 10 luglio 2007 at 09:35 | Permalink | Rispondi

    mi hai fatto ridere. per la proprietà transitiva dunque anche a trojano. no?
    Fmc

  6. anonimo
    Posted 10 luglio 2007 at 11:57 | Permalink | Rispondi

    per capirci meglio: chi sono Santamaria e Trojano?

    comunque senza bisogno di misurare la spocchia: un conto e’ a casa propria, un altro e’ la pretesa di fare i professorini e andare a fare gli sburini a casa degli altri.

    l.l.

  7. anonimo
    Posted 10 luglio 2007 at 13:10 | Permalink | Rispondi

    no, ma guarda… è sempre stato così: arrivano, due pregiudizi a caso, polemiche tanto per… e poi nulla più. niente di male, ci mancherebbe, ma dati i precedenti non ci si può aspettare benevole accoglienze.
    Fmc

  8. Posted 10 luglio 2007 at 18:43 | Permalink | Rispondi

    Colpevolmente non ho ancora visto niente di John Stockwell, ma comincio a pensare che sia uno da tenere d’occhio. Non era lui il Cougar di Top Gun? Evidentemente da certi traumi non si guarisce…

  9. anonimo
    Posted 10 luglio 2007 at 20:01 | Permalink | Rispondi

    per la prima comunità cinematografara: i vostri corsi sono a pagamento spero?
    no, attenzione, intendiamoci! perchè io voglio essere un critico davvero critico, cioè rinomato, con tento de carta e cartaccia en mano!! all’attacco, come se dice. come voi, amici del maschismo verbale. eh su! cioè, del tipo che..vado in giro per blog no? ee dico, qualcosa come..qualcosa che non dice mai nessuno, no?..che mi piacciono i film “intelliggenti” e poi lì tutti a dire ehh cazzo ma lui è giusto, quindi scrivi? ed io – “e sì guarda che scrivo su pickpocket.forumer.it, roba seria là, mica riso in bianco. eh siamo tutti critici, noi!! mica blog dorati! ormai con dagli amici ho molto più respect, perchè sono senza mezzi termini, all’attacco, cioè detto in maniera “intelliggente” con il relativismo delle idee all’attacco, cioè siamo critici che rivalutano il relativismo all’attacco..cioè capito no?”

    è vero!ho provato! pronunciare, anche solo a me stesso, nella mia solitudine, le seguenti parole “faccio parte della prima critica cinematografica!quella del relativismo all’attacco”..bhè mi dà sollievo, ma sopratutto ho risolto quel noiosissimo problema nell’aprire senza impacci le tende oscuranti dei cinema. ora ho una nuova forza dettata da una maggiore determinazione di giudizio.

    io ho superato quel problema. fatelo anche voi..
    me ne resta uno…ma perchè leggo sempre secondavsione?????

    perchè?? diamine perchè?

    consuetudine

  10. anonimo
    Posted 10 luglio 2007 at 20:09 | Permalink | Rispondi

    Casa propria, casa altrui, non ho questo concetto di internet.
    E anche sulle pretese… Non capisco perché prendersela.
    Guarda, è tale la spocchia che abbiamo messo su apposta uno spazio aperto invece che firmato da autori.
    Benevole accoglienze, no, ma mai nulla di personale.
    Foxy Brown

  11. anonimo
    Posted 10 luglio 2007 at 20:47 | Permalink | Rispondi

    Mi sono perso qualcosa, oh io novizio?
    Qualche ruggine antica o moderna?
    Illuminateci, argomentate.

  12. Posted 10 luglio 2007 at 23:39 | Permalink | Rispondi

    Ah, il lettore che ha commentato sotto a me non l’avevo visto. Mannaggia a me che son tornata! Che dice, che fa?

    Dai, Santamaria, vieni e non rompere, e porta i tuoi amici.

    Foxy Brown

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