Obituaries. Michelangelo Antonioni

Scuse in anticipo ai lettori per la lunghezza e per la seriosità. Ma se non si è lunghi e seriosi per lui…

  1. Per quelli che hanno tra i 25 e i 35 anni (sicuramente per chi scrive e per il resto di secondavisione), il colpo d’amore cinefilo non è dovuto a un cineforum+dibattito con film di Bergman o Antonioni, ma a un passaggio televisivo di Woody Allen, Sergio Leone o al provvidenziale abbassamento del divieto ai minori di Pulp Fiction nel 1995. Per farla semplice, ci si è innamorati di cinema che già aveva masticato altro cinema.

  1. Una delle maledizioni del b-movie italiano è (era?) quella delle morti coincidenti. Mario Bava è morto nello stesso giorno in cui è morto Hitchcock, Lucio Fulci quando è morto Kieslowski e Riccardo Freda con Bresson. Spero di non risultare cinico, ma quando ho saputo di Bergman mi sono chiesto: di chi sarà il turno?

  1. Come si fa ad amare Antonioni? Antonioni è noioso. I suoi film spesso non hanno storia, sono mal recitati e pieni di battute che neanche Carmelo Bene. Antonioni è inattuale (quasi quanto Bergman). Quel tipo di borghesia è esistita per 5-10 anni, oggi chissà. La visione dietro la visione, l’abisso dell’immagine che non tocca il reale possono essere geniali interrogativi, ma anche paturnie da cialtrone (tali sono spesso nei suoi epigoni). Fellini vuol dire: circo, sogni, epifanie, Romagna, donne con le tette grosse. Antonioni vuol dire: nulla, o meglio: niente di preciso.

  1. Luoghi comuni da incolto venuto su a belve col mitra e dottoresse del distretto? No: critiche che hanno accompagnato il regista ferrarese già dal suo periodo d’oro. Basta leggersi la recensione di Giuseppe Marotta a L’avventura, antologizzata da Claudio Bisoni nel suo recente La critica cinematografica. Metodo, storia e scrittura.

  1. E allora come si fa ad amare Antonioni? La motivazione linguistica non tiene (“è un innovatore”). Tanti provano a sperimentare o a rivoluzionare il linguaggio del cinema, pochi ci riescono. Chi può giudicare questo in termini di valore o distinguere le intenzioni dai risultati?

  1. Eppure certe cose restano in mente. Il grido (1957), tanto per fare un esempio non casuale. Non si può raccontare un film dove il mondo non ha organizzazione, dove si gira per niente, dove improvvisamente il fondale diventa più importante e più significativo delle persone.

  1. Come si fa ad amare, o apprezzare, Antonioni e anche il cinema di serie b? Ci vuole una certa dose di snobismo culturale, senza dubbio. Ma siamo sicuri che basti?

  1. Antonioni è l’unico maestro del cinema ad avere girato regolarmente su commissione. Videoclip per Gianna Nannini, spot per la Regione Sicilia. I tre volti (1965) per De Laurentiis, lancio fallito della principessa triste Soraya. Gli interni del peplum Nel segno di Roma (1959).

  1. In Antonioni, nei capolavori come Il grido, nei film indifendibili come Deserto rosso o in quelli mortalmente noiosi come L’avventura, c’è dentro tutto il cinema moderno. Le pause, le semplificazioni, le incongruenze, il dialogo che sostituisce l’azione, l’azione singolare e memorabile, lo spazio che prende il sopravvento. “Mi fanno male i capelli” fa rima con “Sono una medium inconscia”. La città vuota de L’eclisse è identica a quelle viste mille volte negli anni ’60 e ’70 del fantastico e del poliziesco.

  1. La parodia di Antonioni è virtualmente impossibile o non può esercitarsi tramite l’abbassamento. Per prendere in giro Antonioni non lo si può abbassare al proprio livello: bisogna elevarsi al suo: C’eravamo tanto amati (1974), Dramma della gelosia – tutti i particolari in cronaca (1970).

  1. In Antonioni, molto più che in altri, c’è qualcosa che sfugge all’accademica perfezione dell’autore e si confonde con la sporcizia del moderno. Forse proprio quello che lo rende così irrimediabilmente datato è ciò che permette, di tanto in tanto, di amarlo oltre che apprezzarlo.

p.

13 Comments

  1. Posted 3 agosto 2007 at 16:48 | Permalink | Rispondi

    ricordo con piacere un episodio di tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso (appunto di allen) in cui, secondo le parole dello stesso regista, la fonte di ispirazione era antonioni, i suoi film, le sue inquadrature, le sue facce (mettiamo tutti questi possessivi tra virgolette). il titolo dell’episodio è “perché alcune coppie faticano a raggiungere l’orgasmo?”

  2. anonimo
    Posted 3 agosto 2007 at 19:06 | Permalink | Rispondi

    Io ero contenta per la dipartita di Bergman (che adoro) perchè così ne avrebbero parlato in TV, magari trasmettendo alcuni film o documentari o cose indedite… invece ci si mette in mezzo ‘sto Antonioni così parte tutta la fanfara italica per cui il malcapitato Bergman si è ridotto a cinque minuti di servizio su una partita a scacchi in bianco e nero nel medioevo, uff!!!

    p.s. la mia cinefilia è cominciata con un passaggio televisivo di Hitchcock e poco dopo mi è capitato davvero il cineforum su Bergman (e rientro nella fascia d’età indicata, ma praticamente vivevo nel far west, mica in una città :-)

    J/P

  3. anonimo
    Posted 3 agosto 2007 at 21:35 | Permalink | Rispondi

    Il pezzo commuove e il cinema di Antonioni anche di più (soprattutto chi grazie a lui ha abbandonato ,momentaneamente, la francofilia godard-truffautiana e abbracciato il cinema nostrano (di ogni forma e colore)).Lavori e cadute di stile, a parte (da quel Cronaca di un amore, visto per forza sonnecchiando in poi..il mio preferito rimane L’eclisse), il migliore nel dare un’immagine veritiera e attendibile della donna moderna (sotto ogni punto di vista).
    b.

    @adayinlife:ancora sto quì a ridere per quel film…;)

  4. anonimo
    Posted 4 agosto 2007 at 13:10 | Permalink | Rispondi

    @b. non abbandonare totalmente la francofilia che la prossima doppietta potrebbe essere proprio Rohmer & Rivette (con mia grande gioia perchè mi piacciono tantissimo!!! :-)

    J/P

  5. anonimo
    Posted 4 agosto 2007 at 13:35 | Permalink | Rispondi

    @J/P:ma gufi a salve o è tutta una strategia per avere una restrospettiva a fuori orario e simili?;)
    Cmq.concordo..rohmer dei racconti e proverbi e del raggio verde e di qualsiasi altro film con la riviere (..quanti ricordi..)non si dimenticano.
    b.

  6. anonimo
    Posted 4 agosto 2007 at 16:40 | Permalink | Rispondi

    cinismo fastidioso e gratuito; del maggiore rispetto non guasterebbe, non per loro che non ci sono più ma per la sensibilità di tutti gli altri

  7. anonimo
    Posted 4 agosto 2007 at 17:36 | Permalink | Rispondi

    No, giuro, non gufo a salve: mi piace l’idea che se ne parli in TV (dove si parla pochissimo di cinema), che vengano ripensati in modo retrospettivo/storicizzato/nostalgico e poi sì… che accendendo quell’infernale scatola a un orario improbabile possa capitare di vedere qualche loro film… e magari anche per gli speciali sulle riviste di cinema, i commenti dei critici più giovani a confronto con i commenti del tempo etc etc. Dato che non se li fila più nessuno (ed effettivamente i loro ultimi film non sono paragonabili ai precedenti) mi pare l’unica occasione perchè qualcuno ne parli, anche in modo nuovo.

    Sinceramente non ho capito la vena moralista del sig.#6: non mi sembra che ci sia mancanza di rispetto né nel contenuto del post né nei commenti seguiti… l’amore cinefilo è un “amour fou” e comunque “si salvi chi può (la vita)”

    J/P

  8. anonimo
    Posted 4 agosto 2007 at 19:32 | Permalink | Rispondi

    Dirsi contenti e gioiosi per la dipartita di qualcuno non trovo che sia bello, specie se per mero tornaconto personale (nell’opinabile gioia di un ripassaggio cui un qualunque dvd può delresto sopperire).

    Inoltre c’è una bella differenza tra moralità e moralismo.

    D.C.

  9. anonimo
    Posted 4 agosto 2007 at 19:35 | Permalink | Rispondi

    E visto che non credo di essere moralista, tengo a precisare che il discorso (sulla dipartita) non vale ovviamente per qualsiasi persona.
    D.C.

  10. Posted 5 agosto 2007 at 11:24 | Permalink | Rispondi

    Ma daiiiii…. Deserto Rosso e L’Avventura sono indifendibili perché si difendono da soli; sono dei capolavori. Le schifezze (ne ha fatte, eh!) sono altre.

  11. anonimo
    Posted 5 agosto 2007 at 12:37 | Permalink | Rispondi

    vabbè scusate ma quella è una questione di tatto e sensibilità (e di sesso, forse..visto che certi atteggiamenti della Vitti nell’Avventura a me commovevano e ai miei amici uomini urtavano i nervi) prima che di gusti.
    sulla questione antonioni/film di genere,incuriosisce il fatto che di leo (regista di polizieschi ’70) sia entrato al csc con un saggio sul cinema del maestro..
    b.

  12. anonimo
    Posted 6 agosto 2007 at 11:07 | Permalink | Rispondi

    http://dragonballlegendd.forumcommunity.net/

  13. anonimo
    Posted 10 marzo 2009 at 23:06 | Permalink | Rispondi

    Antonioni e Bergman li amano quelli che conoscono il cinema, sono sensibili all’arte e all’introspezione, prediligono film che non si lasciano catturare da una temporalità né a una moda.
    Gli altri, come lei, amano Pulp Fiction…

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