Lo stato dell’arte
(e dello stato del dibattito)
(ringraziando p. e vari altri  per il contributo serio)
 

 È una giornata di sole, ma triste. Sono scomparsi in due giorni Ingmar Bergman e Michelangelo Antonioni. Due menti illuminiate decidono di celebrarli come meritano: sono un editorialista di Repubblica, che cerca qualcosa tra i ricordi di quando andava a rimorchiare ai cineforum, aiutandosi con i VHS e i Castori in omaggio con L’Unità, e un gggiovane turco, che avrebbe voluto rovistare tra i ricordi, ma quando andava lui ai cineforum non si rimorchiava, anzi, il popolo bue gli tirava i gavettoni. Quindi anche lui si arrangia con i VHS e i Castori in omaggio con L’unità.

 
ER: In questo periodo, in cui la gente arrostisce su una spiaggia affollata senza pensieri, e i giornali si incaricano di riflettere questo vuoto pneumatico parlando solo di temperatura percepita, calciomercato e prodotti di bellezza, il destino cinico e baro assesta al mondo dell’arte e della cultura un terrificante uno-due…
GGGT: ma quale mondo dell’arte e della cultura: quei due per la vita erano già morti e sepolti, anzi erano già passati nel momento in cui giravano i loro presunti “capolavori”, già datati in quanto prese dalle onde della storia senza esserne parte!!!
ER: Ma,appunto, erano capolavori al di fuori della storia, si ergevano come moniti per una povera umanità senza speranze e senza guide, travolta dall’industrializzazione, dalla spersonalizzazione, dall’individualismo!!! Ci lasciano soli con i kolossal tutti muscoli ed effetti speciali e niente cervello! Ci lasciano soli con Michael Bay! E a noi non resta che ricordare vere e proprie icone della cultura del ‘900 come la partita a scacchi con la morte!!!
GGGGT: ah, maledetto tu dell’establishment che propina gusti falsi e incomprensione dell’arte! Schiavo delle multinazionali e del consenso controllato! Che significato oggi ha la partita a scacchi con la morte, quando quel genio di Michael Bay mostra a tutto il mondo – con il suo seminale ed epocale Transformers – che ormai noi uomini, e il Cinema, stiamo giocando con la morte alla Playstation 2!
ER: ah, non dire quel nome! Ma lo sai che a dire Playstation 2 senza una riflessione sociologica negativa si finisce nel girone infernale dei “Giovani delle High School del Nord Dakota che, dopo una partita ad uno sparatutto, uccidono civili innocenti con un UZI”??
GGGT: e che importa dell’inferno, io me ne faccio un baffo! Io devo dire la verità: che Antonioni e Bergman erano due rincoglioniti, che le poche cose buone che hanno fatto sono state ingoiate dal mainstream, e da tutti coloro per cui la cultura è un museo che non va toccato! La vitalità è altrove: Micheal Bay, Brett Ratner, Gore Verbinski! Sono loro che buttano il cinema verso il futuro, e nelle loro apocalissi hollywoodiane riflettono la sparizione della visione del mondo contemporaneo. Altro che quella sopravvalutata incomunicabilità
ER: ma quella esiste! Ed è reale, perché i giovani d’oggi non sanno fare 2+2, è perché non si parlano più. E tutti davanti a quei piccoli schermi a schiacciarsi i brufoli: non c’è più dialogo, non c’è più la vita vera! E Antonioni nei suoi film rende tangibile questo disagio che era presente in sottofondo nella cultura italiana. Dava forma alle ombre della gioiosa epoca del boom.
GGGT: Ma tu, o schiavo del senso comune, non tirendi conto ci sono più ombre del boom dall’espressione contrita di Al Bano in un musicarello , quanto soffre per amore per Romina, che in tutti i silenzi di Monica Vitti e in tutte quelle sporadiche frasi simboliche!
ER: ah, ma le donne: la Vitti, Lucia Bosè, Liv Ullman, Bibi Anderson! Erano due grandi cantori dell’universo femminile, nel momento in cui cercava di emanciparsi e di garantirsi uguaglianza nel rispetto della differenza.
GGGT: Queste donne algide, sezionate in quanto esseri sensibili alla percezione del disagio, erano loro l’unica via di fuga del loro cinema imbalsamato. Ma lo erano in quanto corpi, refrattari alla messa in scena di due registi che consideravano la mente e lo schema come superiori alla fisicità. Ah, la schiavitù platonica, ah questa insulsa, occidentalista e modernista illusione di privilegiare la cognizione rispetto al travolgente potere della percezione pura!
ER: Ma loro erano Passione. Erano la passione del bello novecentesco, rielaborando l’onirismo, la psicanalisi, il surrealismo, davano forma ad un sentire che se n’è andato e che non tornerà.
GGGT: Ah! Non nominare onirismo e surrealismo! Ma lo sai che se li nomini senza distacco critico finisci nel girone infernale dei “Sempliciotti del popolo bue che credono che il Cinema sia fatto della stessa materia di cui sono fatti i sogni”!
ER: Ma il cinema, anche quello hollywoodiano negli scarsi e rari casi in cui riesce ad uscire dalle ferree regole del marketing e delle formulette belle e pronte, fa sognare! E Antonioni e Bergman, con i silenzi delle donne, con la cura formale che oggi non ci mette più nessuno (dove andremo a finire, nemmeno il salumiere mette più perizia nel tagliare la mortadella), ragionavano e insegnavano sui sogni
GGGT: ma sono vecchi! Passati! Andati! Loro non avevano più niente da dire, e i sogni oggi sono quelli di Hulk, di Spielberg, del cinema che ha superato il corpo degli autori per diventare corpo del mondo nella visione globale della visione che sparisce.
ER: eh?
GT: Lo vedi che non capisci, è la visione che ti manca. È una cultura sclerotizzata che ti impedisce di vedere al di là del tuo naso e di vecchie categorie. Antonioni e Bergman non sono morti, si sono trasformati in altro.
ER: Sono d’accordo: non sono morti.
GGGT: no, sono eterni, come eterne sono le immagini in movimento, e la loro forza rimane a bruciare nell’eterno tabernacolo del Cinema in quanto Cinema e solo Cinema.
ER: si, e noi dobbiamo sforzarci di mantenere vivo il buon cinema di qualità che loro hanno creato. Noi uomini di oggi di buona volontà e di capacità intellettive sufficienti, abbiamo il dovere della memoria, di celebrare le loro opere, di insegnare ai giovani che cosa può trasmettere il cinema.
GGGT: Viva il buon cinema!
ER: Viva la morte che gioca a scacchi con il cavaliere!
GGGT: Viva la ripetizione insensata di gesti vuoti!
ER: Viva i capelli che dolgono!
GGGT: Viva i primi piani di donne svedesi!
ER: Viva i primi piani di donne silenti!
GGGT: Viva le sequenze oniriche!
ER: Viva la foto che rivela di più dell’occhio nudo!
GGGT: Viva l’occhio nudo che si rivela nella foto!
ER e GGGT: (assieme, all’unisono, in una scena che Frank Capra manco se la sognava, urlano):Viva il Cinema di qualità che noi capiamo e supportiamo!
 
Mano nella mano, ER e GGGT se ne vanno verso un tramonto in technicolor.
 
(avevo scordato la firma)
manu 
 
 

 

 

 

 

 

Annunci

7 Comments

  1. anonimo
    Posted 6 agosto 2007 at 16:24 | Permalink | Rispondi

    Ho capito, ho finalmente capito tutto, questo post mi ha illuminato profondamente sul rapporto tra cinema della modernità e della postmodernità (ma anche un po’ quello delle origini, eh, che altrimenti i Lumière si offendono :-) Dunque se “Antonioni e Bergman non sono morti, si sono trasformati in altro”… ma allora sono dei Transformers!!!
    In fondo l’ho sempre sospettato fin dai tempi del cineforum…

    Mitici ragazzi, ma quanto ho riso con questo post!!!

    J/P

  2. anonimo
    Posted 6 agosto 2007 at 17:58 | Permalink | Rispondi

    E così sia!;)
    b.

  3. Posted 8 agosto 2007 at 16:37 | Permalink | Rispondi

    ciao, sono stranigiorni e anch’io leggo Seconda Visione.

  4. Posted 8 agosto 2007 at 19:33 | Permalink | Rispondi

    l’unica è bloccare la produzione di nuovi film, azzerare il dibattito e ricominciare da capo. Si va a vedere “L’innaffiatore innaffiato”, e si ride. Si va a vedere la locomotiva che arriva in stazione, e ci si spaventa. Quando ci si è abituati a questa diavoleria delle immagini in movimento si comincia a ragionarci su e a tentare le prime ingenue riflessioni. Dopo è tutta discesa.
    Dividendosi un po’ il lavoro e avendo a disposizione la totalità del “già filmato”, in capo a una manciata di lustri si dovrebbe essere di nuovo in pari

  5. Posted 20 agosto 2007 at 11:04 | Permalink | Rispondi

    OT (ma non del tutto):
    e aprire un bel dibattito sulla seconda parte del(l’apo)dittico di Terrone e Bandirali apparsa sull’ultimo numero di Segno Cinema ? no, è che a leggerla sono stato travolto da un flusso di pensieri amari e autodistruttivi, che hanno depresso la mia già scarsa autostima a livelli subkafkiani, un po’ peggio che in Memorie dal sottosuolo, tipo. Ho passato ore rimuginando: “..azzo.. non ci posso credere… e pensare che un bel po’ di ‘sti film mi parevano interessanti, alcuni perfino (non riesco quasi a dirlo dalla vergogna) belli. Mi faccio schifo da solo: anche quest’anno il mio maledetto autorialismo mi ha fregato.
    ma quando, quando riuscirò finalmente a esaltarmi di fronte a “Due single a nozze” e a schifare apertis verbis che so, la pellicola délavé di Eastwood su Iwo Jima ?
    A me mi ha rovinato il classico, ecco cosa…”

  6. anonimo
    Posted 20 agosto 2007 at 11:51 | Permalink | Rispondi

    Volentieri, anche perché quell’articolo è scritto proprio per suscitare quel tipo di pensieri: travolgere tutto per vedere che effetto fa (infatti alcune distruzioni sono più deboli di altre).
    Il problema è, per me, che nel momento in cui si schifa Eastwood per esaltare “Due single a nozze” si è ancora prigionieri di una logica autoriale, da cui non si può uscire.
    Il tiro ad alzo zero può essere una soluzione, anche se c’è qualcosa che non mi convince (e qualcosa che mi infastidisce) in quell’articolo.
    A casa lo rileggo poi si vede.
    manu

  7. Posted 20 agosto 2007 at 13:24 | Permalink | Rispondi

    tento comunque di elaborare il lutto preparando una linea d’azione per la prossima stagione. Fondamentalmente si tratta di approcciare il film d’Autore ponendosi in un mood del tipo “So you think you’re so fuckin’ cool, motherfucker, huh ?”, entrare nel cinema accompagnato da entusiasti (non di me – sarebbe arduo: dell’Autore) e rovinare a tutti la visione sbuffando e spargendo sarcasmo a pioggia, maxime quando l’Autore azzarda un dialogo inusuale, propone un’inquadratura o peggio una carrellata un po’ ardita (memo: infierire su qualsiasi plongée, foss’anche necessitata dal contesto, ad es. film sulla Luftwaffe o biografia di Cagnotto), esclamare “inutilmente barocco” (o anche “inutilmente Baricco” in caso di film italiano, dando di gomito e sghignazzando) sempre e comunque là ove verrebbe spontaneo commentare “così tipico del regista”.
    Uscire sbeffeggiando gli inossidabili (e risentiti) entusiasti e calpestare con scarponi chiodati le recensioni ugualmente entusiaste raccolte preventivamente.
    Invitare tutti a casa per rifarsi con “Due single a nozze”

Pubblica un Commento

Required fields are marked *

*
*

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: