Sicko, Michael Moore, USA 2007

Diciamolo subito e leviamoci il pensiero: Michael Moore è un furbacchione. Mica ce ne siamo accorti con questo suo ultimo film. E’ perlomeno dal non riuscito Fahrenheit 9/11 che nutriamo dubbi su Moore. Ma – e questo ci frega – è un furbacchione simpatico e stana in noi gli stessi sentimenti, le stesse reazioni immediate che talvolta abbiamo dopo una puntata di Report, con le dovute differenze, come vedremo.
Un’altra cosa che è lampante negli ultimi due lavori di Moore è che l’unico pubblico per cui sono pensati i suoi film è una platea di americani medi: il bene di Sicko è che Moore smette di parlare con pretese universalistiche ed ecumeniche, e lui stesso recita la parte dell’americano tonto, che rimane sbalordito di fronte agli splendidi (?) servizi sanitari cubani, francesi e britannici.

Fatte queste premesse, che dire di Sicko? Che indigna, fa sorridere, commuove, fa riflettere. Banalità, in un certo senso. Ma quello che funziona stavolta è la forma: Moore forse ha capito, finalmente, di non essere un documentarista, e si mette mani e piedi nel film, lo ritma molto bene, provoca, viaggia, indica cifre con cui sono stati "legalmente corrotti" politici americani, e perfino George W. (ohh, pensate). Sempre, però, cercando di fare leva e di muovere il pubblico americano, giocando sull’11 settembre, su Guantanamo e sul nemico di sempre, Cuba, senza curarsi troppo di fare approfondite ricerche su come veramente i cubani possono usufruire di certi servizi. Ma, appunto, Moore non è un giornalista, né un documentarista. Non che questo, tuttavia, possa essere una scusante.

Un’ultima nota: vi lascio il link al discorso che fa Tony Benn a Moore. Un minuto e mezzo di lucidità assoluta.

Fra

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7 Comments

  1. Posted 29 agosto 2007 at 19:01 | Permalink | Rispondi

    sono d’accordo: il target di riferimento è quello. Preso atto di questo uno passa sopra a varie grottesche semplificazioni (“ma quella lì ti pare una famiglia media? con quella casa?” “sì, ma il bello della scena è che l’americano medio se la beve” “ah, be’, vista così..”).
    Sir Anthony Neil Wedgwood Benn – 2nd Viscount Stansgate nonché storico rappresentante dell’ala sinistra del Labour – ti viene da adottarlo come zio. In quanto improbabile eppur vivente mix di “Rule Britannia” e “Red Flag”, nel film ci sta benissimo, appunto per épater l’Américain moyen

  2. Posted 29 agosto 2007 at 19:10 | Permalink | Rispondi

    però potrebbe essere anche un’operazione più sottile: in Italia non fa vedere la parte girata in Italia, in Francia fa vedere l’Italia ma non la Francia e così via. In questo modo il film potrebbe darla a bere ai “medi” di ogni paese.

  3. anonimo
    Posted 29 agosto 2007 at 19:28 | Permalink | Rispondi

    la furibizia..
    nocciolo chiave
    mi piacerebbe dare un’occhiata a “Manufacturing dissent” di Rick Caine e Debbie Melnyk ex-affettuosi fan di Moore. resto tanto dubbioso.
    A.

  4. anonimo
    Posted 29 agosto 2007 at 23:03 | Permalink | Rispondi

    Moore è un americano atipico perché colpito da una malattia tipicamente italiana, l’esterofilia. Un filo di ingenuità in meno per il sistema sanitario cubano avrebbe reso tutto più credibile. Anche se è vero che la mortalità infantile è più alta in Usa che a Cuba (fonte: CIA Factbook). Comunque quando Moore nei suoi film varca il confine con il Canada mi mette sempre di buon umore. E poi ho scoperto che in Francia ovunque sbatti lo sguardo trovi gente che limona delle diciottenni callipìgie dalla mattina alla sera nei parchi pubblici. A quoi ça sert l’argent?

    fe+de

  5. anonimo
    Posted 30 agosto 2007 at 10:27 | Permalink | Rispondi

    Il film è leggerino, in effetti. Moore non “graffia” più, svolge bene il suo compitino. Difficile comunque oramai giudicare qualsiasi cosa arrivi dagli States,chi e/o cosa dovrebbe stupire oramai, noi europei?
    E’ un film confezionato (come anche l’ultimo)per un pubblico “ignorante”..come,purtroppo, quello americano.
    Per non parlare poi della trasformazione in enorme cheeseburger dell’americano medio che poi è Micheal Moore!!..inguardabile!!
    ciao
    +

  6. Posted 15 settembre 2007 at 12:59 | Permalink | Rispondi

    E’ un furbacchione disonesto Moore.
    Continuo a non apprezzarlo: è un patriottico mangia hot dog fuori dal mondo. Portare i malati americani a CUBA per dimostrare quanto QUELLA sanità funzioni e quanto quella americana NO, è pura pornografia, è il primo piano del pene che entra nella vagina per far eccitare i teenagers brufolosi.

    Sono stato tre anni a Cuba e so quanto siano straordinari i medici cubani ma quanto INESISTENTE la sanità cubana. Non esiste UN americano che si farebbe curare a Cuba e non esiste un cubano che non correrebbe immediatamente a farsi curare in America.

    Moore è un furbacchione disonesto.
    Non ne sentiamo il bisogno.
    [Ste]

  7. anonimo
    Posted 15 settembre 2007 at 22:24 | Permalink | Rispondi

    tutte ste storie srappalacrime mi sanno di manipolazione

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