Funeral Party di Frank Oz
 
Visto il trailer, ho esclamato: “Un’altra versione di 4 Matrimoni e un funerale, sarà una roba tipo 3 funerali e una cresima”. Sbagliavo, ma non per il fatto che gli anglicani non celebrano la cresima. Ma perché il film non è una commedia romantica con umorismo british, ma una scoreggionata ambientata nella campagna inglese, Se Vanzina invece di Olè avesse fatto Pudding, il risultato non sarebbe stato dissimile da questo.
Che poi sia registicamente confezionata in modo rispettabile, e ben intepretata è comunque il minimo sindacale. Ma il minimo.
La domanda centrale è: perché andare a vederlo? perché una serie di persone, il famigerato passaparola, aveva giurato e spergiurato che a Locarno, alle anteprime, per tutto il mondo conosciuto e non, c’era gente che si rotolava per terra dalle risate. Risate senza fine.
Per carità, due ghigni saltano pure fuori, anche perché le scoregge fanno ridere, se non altro per riflesso condizionato (silenzio – contesto british upper class + funerale quindi contrizione e eleganza + scoreggia che rovina il silenzio, uno ride per il bambinone che è in lui).
Letteralmente, scoregge non ce ne sono (almeno non ricordo), però c’è il nano gay ricattatore (amante del rispettabile defunto), la cacca che vola qua e la, un tizio che prende la droga al posto del valium e quindi va in giro nudo a borbottare, simulazione di 69 con il cadavere. Roba del genere, nulla di più nulla di meno.
L’unica roba che fa ridere al di fuori del riflesso condizionato, è il discorso funebre di uno dei due figli della salma, scrittore frustrato, che recita più o meno come un tema delle elementari: “Mio padre nacque a Gloucester, sobborgo industriale che si sviluppò negli anni ’60 con l’industria tessile, e si rubarono i terreni coltivati a patate in cui era piacevole andare a fare passeggiate la domenica”. Ma oltre a questo davvero poco.
Due questioni serie: primo, il volgare, il comico, il triviale, non sono mai liberatori ma sono perfettamente integrati nel funzionamento della famiglia come panacea di tutto ciò che può accadere. L’amore trionfa, nessuno si fa male, tutto finisce a tarallucci e vino, o a muffin e sidro se si preferisce. Si potrebbe pensare che la famiglia ha ormai digerito e metabolizzato la volgarità, ebbene sì, siamo volgari ma spontanei e ci vogliamo bene in fondo,e quindi non è questa la strada per metterla alla berlina, o forse non è più necessario ridicolizzarla, o forse nessuno ce la fa più, o bastano I Simpson (in tv, perché nel film la carica antifamiliare è molto molto temperata), o forse sono domande del cavolo che non ha più senso porsi.
La seconda, che è una questione che si poneva il dottor p. per altre occasioni, è che non si capisce perché Boldi che in un film scoreggia è terribilmente volgare, mentre se lo fa un professore di filologia romanza, un notaio, un lord, o una ballerina classica il tutto diventa intrattenimento intelligente, arguto liberatorio e con una punta di satira, che non guasta mai e aiuta anche a pensare.
Non si fraintenda, non è che ci si vuole aggregare alla rivalutazione snobistica delle vanzinate, ma si cerca almeno un equilibrio nei giudizi espressi, senza farsi infinocchiare dai fiocchetti di eleganza.
 
manu
 
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5 Comments

  1. anonimo
    Posted 1 ottobre 2007 at 22:34 | Permalink | Rispondi

    “se lo fa un professore di filologia romanza, un notaio….satira, che non guasta mai e aiuta anche a pensare” E’ stato sdoganato così a Locarno?
    Oltre alle inutili scene comiche, vorrei sottolineare quanto il discorso sulla famiglia sia falso e piacione, col fratello figo e stronzetto che alla fine, in una sola battuta e con un’agnizione di 2 millisecondi, cambia diametralmente atteggiamento e diventa gentile e disposto a sobbarcarsi l’ospitalità della madre. Se Oz l’avesse caricata un pochino appena più di così, sarebbe parsa una presa di culo degna dei Simpson, o una scenetta da Tenenbaum. Invece è proprio un filmetto da mercato un tanto al chilo…
    Comunque, sulla questione di cui p., eh no!, la fine regia di Oz…
    Il kitsch di Eco, ecco cos’è: la cattiva coscienza, la coda di paglia blasé di quelli che “il buon cinema…”
    Ferr Sid

  2. anonimo
    Posted 1 ottobre 2007 at 22:56 | Permalink | Rispondi

    Ehm, quello che volevo dire sulla famiglia è che, per me, in film come questo non si tratta neanche di chiedersi se “la famiglia ha ormai digerito e metabolizzato la volgarità”, il discorso non viene proprio affrontato, il modello di plastica usato in questi plot è assolutamente stagno a qualsiasi tipo di riflessioni. Una serie di macchiette, nient’altro: la madre acida, lamentosa e puritana, il figlio di successo e quello un pò sfigato ma buono, ecc. ecc. Anzi, se devo essere sincero, non mi pare neanche che il film voglia essere altro da questo: un prodotto commerciale senza nessuna pretesa, fatto per far ridacchiare un pò. Punto. Voglio dire, non ci vedo, ad esempio, quel tentativo di critica o discorso che secondo p. faceva di Little Miss Sunshine un film pernicioso e fraudolento.
    Poi, si può discutere sull’utilità di operazioni come questa (ma, ancora una volta, l’unico discorso poi sensato è piuttosto quello sull’utile).
    E’ la “cialtronaggine ripulita” (cito) di chi mette film come questo su un podio, semmai, il problema.
    Ferr Sid

  3. anonimo
    Posted 1 ottobre 2007 at 23:06 | Permalink | Rispondi

    (Eh, stasera son prolisso) ulteriore precisazione, visto che sono pazzo ormai da anni, e scrivo, mi rileggo e mi correggo: solo una precisaz. Per la serie “cambiare tutto per restare uguali”, ebbene, forse sì, c’è la metabolizzazione della volgarità da parte della famiglia moderna, ma solo in funzione “aggiornamento dello standard” commerciale di cui sopra. L’happy end, bé, ma come può passare di moda? Bastano due scorregge, l’eccitante movimento (per usare un termine musicale) di tensione è bell’e fatto, e si può tornare a casa felici (?). Ok, la prox volta uso un taccuino e ricopio solo la conclusione. Autismo da blog…
    Ferr Sid

  4. Posted 2 ottobre 2007 at 15:08 | Permalink | Rispondi

    Io ho idea che piuttosto riguardo la scena del funerale di Scary Movie 3.

  5. anonimo
    Posted 2 ottobre 2007 at 15:39 | Permalink | Rispondi

    Ecco, quella a confronto è un capolavoro di eleganza.
    E fa ridere.
    m.

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