Ratatouille di Brad Bird

 
Il primo pensiero è ai poveri animatori della saga più fastidiosa dell’animazione, quella di Shrek, che dopo aver visto Ratatouille potrebbero aver l’insopprimibile bisogno di andare per qualche tempo a intrecciare ceste di vimini sull’Appennino Tosco/Emiliano.
Ogni film della Pixar, e questo ancor di più, costringe a recuperare come termine critico la categoria di progresso. E quindi, novelli Auguste Comte, si rimane a bocca aperta a vedere come vengono risolti alcuni tra i problemi più grandi dell’animazione digitale: l’acqua, le espressioni umane ei personaggi pelosi.
A ciò si aggiungono la riproduzione di Parigi, protagonista di una delle sequenze più toccanti del film, la risalita dalle fogne al tetto del ratto Remy – che si chiude con veduta a volo d’uccello sulla città – e la resa quasi sinestesica del cibo – ingredienti e realizzazioni.
Tutto ciò per dire che davanti a Ratatouille si sta a bocca aperta per l’esperienza della visione che dà, quasi travolgente. È su questa sensazione di realismo cartoonesco che poi si muove l’amore per i personaggi. La morale della favola è quella del pesce fuor d’acqua, dell’intruso in un mondo che non è il suo, cioè del ratto Remy che vuole diventare un grande chef.
Un sogno che è ostacolato dal suo essere ratto, dalla sua famiglia – che mangia spazzatura e odia gli umani come tutti i ratti rispettabili.
A suo favore un grande talento olfattivo nel riconoscere gli ingredienti, e una fervida immaginazione che prende le forme del grande chef Gusteau, autore del best seller “Anyone can cook” che ha folgorato Remy sulla via di Parigi.
Remy è l’ambizione, il desiderio creativo, che deve trovare un corpo, uno strumento: lo trova nel giovane Linguini, sguattero senza ambizione e senza talento, che diventa il suo braccio: Remy trova un accordo con lui, gli si infila nel cappello e lo manovra come se fosse un automa.
Da qui sono innumerevoli le gag fisiche, dagli allenamenti per cucinare alle effettive realizzazioni, e altrettanti gli equivoci e i sospetti sull’improvviso talento di Linguini (odiato dal piccolo capo chef Skinner), e un sacco di roba.
Compreso il personaggio più bello, il critico culinario mortifero e elitario Anton Ego, che causò con una recensione negativa il decadimento di Gusteau, protagonista della più bella epifania che io ricordi al cinema nel momento in cui assaggia la ratatouille preparata da Remy: momento che suscita risate a crepapelle con la commozione negli occhi.
Alla fine la morale è quella vecchiotta del “se ti ci metti con impegno, puoi raggiungere qualsiasi risultato” (Marty McFly,1985), anche se impossibile. Ma comunque fulminante.
L’unico difetto è forse l’abbondanza, troppa roba, troppi personaggi, troppa velocità, troppa perfezione, il punto di vista non sta mai fermi, si salta da una situazione all’altra, in una specie di voglia di mostrare che davvero “tutto quello che a noi della Pixar salta in mente, viene bene: quello che scriviamo e come lo realizziamo, tiè”. Ma è un difetto di abbondanza, quindi bene.
 
Una prece: organizziamoci in anticipo per salvare questo film dal patrocinio di Slow Food.
manu

5 Comments

  1. Posted 23 ottobre 2007 at 20:00 | Permalink | Rispondi

    Io lancio fin d’ora l’allarme, fate un po’ voi. Tra poco esce uno di quei film che (vedrete che non mi sbaglio) ci sarà chi si darà malato all’ultimo momento pur di non vederlo come DuroMestiere…eppure qualcuno dovrà pur immolarsi! Non si accettano giustificazioni, vi avverto! Qualcuno, “SETA”, lo dovrà pur vedere per noi….

  2. Posted 23 ottobre 2007 at 20:31 | Permalink | Rispondi

    no, no. se lo vede tommy. secco.

  3. Posted 25 ottobre 2007 at 13:11 | Permalink | Rispondi

    ma quanto è bello Ratatouille !!!!!

    il migliore film della pixar di sempre…

    e pensare che con gli incredibili e cars iniziavo a pensare che con l’acquisto da parte della disney la pixar si stava perdendo

  4. anonimo
    Posted 26 ottobre 2007 at 14:22 | Permalink | Rispondi

    pregevolissimissimissimismissimo

  5. anonimo
    Posted 4 novembre 2007 at 02:45 | Permalink | Rispondi

    Bello, sì, ma come cars: un pò scontato… Non so, mi hanno forse viziato le trovate geniali di sceneggiatura dei precedenti: i mostri che producono energia facendo ridere, i supereroi diventati impopolari… i corti fichissimi… uff… sarà che quando sono andato a vederlo l’avevo in realtà già visto praticamente tutto, ringrazio pubblicità e trailers vari (e mi censuro) e quindi solo la noia potevo aspettarmi? Qui le trovate inusuali sarebbero: 1) i grandi personaggi del racconto cadono in disgrazia (Gusteau, Ego, il ristorante) appena si scontrano con la crudele mediaticità; 2) il fantasma di Gusteau ripete di essere il frutto dell’immaginaz di remy, anziché un deus ex machina cui chiedere consiglio; … boh… altro? Cmq niente che riesca a scalfire la linearità d’ossidiana del racconto. Altro che i giocattoli di toy story…
    Certo, visivamente bellissimo. Visti gli effetti di Wall-e?
    ferroviere siderale

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