Angel, di François Ozon, Francia 2007

Io l’ho capito, Ozon. O forse no.
Insomma, mi mette su un film che dal punto di vista della fabula, dell’intreccio e della messa in scena è kitsch e banale, in maniera visibile. Esattamente come i romanzi della protagonista del film, Angel Deverell. La trama quindi si snoda tra amori impossibili, tradimenti, morte, fama e miseria. Ogni volta che i personaggi sono in viaggio, in esterni, ecco là un bel trasparentone, più evidente che nei film a cui Ozon si ispira, fa omaggio, o quello che volete voi.
Esattamente come i romanzi della protagonista, che ad un certo punto, turbata dalla guerra, prendono una piega drammatica e dagli accenti pacifisti, ecco che la sfavillante bellezza di Angel si trasfigura. Passa dalla fase "splendida giovane donna di successo" a "giovane donna malata" (un classico), cambiando i vestiti di volta in volta e toccando pericolose mise da hippy in acido, e spaventando un bambino perché conciata come una strega di un film di Walt Disney.

Esercizio di stile? Omaggio al melò, a Sirk e compagnia bella? Di omaggi ne ha fatti diversi, Ozon, nel passato. Ma altri gli sono riusciti meglio, uno su tutti Gocce d’acqua su pietre roventi. Qui, fondamentalmente pecca di freddezza, esibisce una furbizia non richiesta, fa sì che, in ogni caso, sia il tutto studiato o no, ci si annoi. Perché Ozon sbaglia su una cosa fondamentale: Se Angel fosse un personaggio dei suoi stessi romanzi, la scrittrice lo amerebbe, nella maniera ingenua e infantile con cui ama la vita, la scrittura, l’amore stesso. Ozon, dall’alto della sua rilettura, pecca di indifferenza nei confronti del carattere principale del suo film. E questo, in questo caso, oltre ad essere poco perdonabile, mina la coerenza di quella che vorrebbe essere una costruzione, e invece sfiora la parodia.

Francesco

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