Mercoledi sera con tutta la discrezione che l’occasione certo non richiedeva (sala semivuota, ero sdraiata, novello Nerone, sul triclinio) si è svolta a Bologna la presentazione in anteprima del film  Angeli distratti, diretto da un regista-non regista, Gianluca Arcopinto, noto tra le giovani leve del cinema italiano per la sua attività di produttore indipendente ( citiamo a titolo di esempio Il caricatore di un giovanissimo Eugenio Cappuccio, e ancora Incantesimo napoletano di Paolo Genovese e Luca Miniero, Ballo a tre passi, Craj-Domani  ecc ecc ecc). Battage pubblicitario inesistente, dicevamo, per un film che nasce "su commissione" dell’organizzazione Un ponte per a raccontare l’Iraq dell’invasione americana, nella fattispecie dell’attacco a Falluja del novembre 2004.

Certo non è facile raccontare una guerra di cui sappiamo già troppo e nei riguardi della quale abbiamo sviluppato probabilmente speciali anticorpi, o siamo forse anestetizzati ed impermeabili agli orrori.Il tentativo di Arcopinto mi èsembrato sincero, generoso ma solo in parte riuscito. Sorta di ibrido costruito nel’alternanza di intervista-fiction-materiale di repertorio ossessivamente monocromatico (come fossero immagini da videogames, in accordo alla voce fuori campo di un marine, invogliato ad arruolarsi a partire proprio dalle lusinghe di chi gli raccontava che l’Iraq sarebbe stato poco più che un’avvincente partita alla playstation), non sembra aggiungere molto a tutto ciò che abbiamo già visto, letto, ascoltato, guardato sull’Iraq. Non ha sempre la forza di profondità, di anima, di trafigurazione che dovrebbero avere le opere cinematografiche e più in genere artistiche per aggiungere un tassello alla riflessione, per discostarsi dall’informazione giornalistica. Riuscita la parte di fiction: una madre irachena cui la guerra ha strappato tutto, figli marito e occhi, tiene sotto scacco un marine con il solo scopo di dimostrarne la slealtà, perchè sa bene che le promesse non saranno mantenute ("in Iraq siete stati solo capaci di dire bugie"). Amarissimo, tragico confronto tra due vittime, se è vero che da una parte e dall’altra, come ci insegnava De Andrè, esiste uno stesso identico umore. Gli angeli del titolo sono quelli che secondo una storia circolante a Falluja nei giorni dell’invasone avrebbero dovuto proteggere la città dalle white bombs scroscianti sulla città, e che, colpevolmente, si  distrassero.

Nonostane la Lucky Red sarà difficile che la pellicola abbia una vita distributiva canonica. Circolerà probabilmente nei circuiti d’essai delle cineteche, stante l’augurio di Arcopinto avrà vita lunga, magari circolerà nelle scuole come materiale didattico. Ci si chide perchè il cinema italiano debba sempre accontentarsi. Un po’ di coraggio in più, forza…

Hasta pace e bene peace&llllove

lapapessa

One Comment

  1. anonimo
    Posted 19 novembre 2007 at 11:35 | Permalink | Rispondi

    credo che che il tuo commento si possa collegare al post di fra: la mancanza di coraggio porta a fare prodotti didascalici a prova di stupido.
    magari questo Angeli distratti mandato in onda ta una TV generalista offrirebbe qualcosa in piu’.
    pero’ il cinema dovrebbe essere un’altra cosa.

    saluto
    gig.

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