1408 di Mikael Håfström
 
 
Il regista è un signore svedese che sbarcato in America aveva dimostrato incontrovertibilmente che la Jennifer Aniston fuori dalle commedie romantiche non funziona. Il saggio teorico era  Deralied – Attrazione letale, una porcheria vagamente puritana in cui la Dark Lady Jennifer Aniston (si può ridere), seducente come un gabinetto della stazione di Bologna verso sera ma non altrettanto fatale, rimorchiava il padre di famiglia Clive Owen nel ruolo più sbagliato della sua carriera (anche più di Artù). Tutto con una spruzzata di Cassel che dice cose tipo “Bastardò, ti ricattò, stonzo! Sonò cattivò ma anche fascinante parce que tenebrosò: lo sannò anché le ditté di profumì e consumì di lussò. Vive la France et la cassolette! ”.
In più il trailer mostrava l’inquietante immagine di acqua che usciva da un quadro rappresentante il mare, con una tecnica digitale che suscitava qualche perplessità.
La trama era John Cusack chiuso in una stanza per un’ora e mezza. Mmmh? Forse che la passerà a struggersi per Daphne Zuniga? No, è tratto da Stephen King, quindi non ci sono le condizioni per l’auspicabile fenomeno “Sono il Meg Ryan maschietto, come lei fuori età, ingaggiatemi, vi farò battere i cuoricini come i pomeriggi su Italia 1”.
Il pregiudizio si era formato: “è il remake horror di Jumanji”.
Ma a volte il pregiudizio viene sconfitto: per carità non è Shining, ma un film che come si dice è solido. Oppure, è “horror per tutti”: cioè disturbante ma non troppo, definizione professionale dei meccanismi mentali dei protagonisti, il protagonista attraversa una molto evidente “prova decisiva” che muterà la sua visione del mondo, una spruzzata di soprannaturale senza richiedere eccessive sospensioni di incredulità.
Semplicemente: esiste un luogo malvagio, che uccide i suoi occupanti, e uno scettico decide di sfidarlo, e questa lotta lo muterà.
Onesto, senza troppi effetti bubusettete, è inquietante fino a che il potere della stanza 1408 si manifesta piano piano, con indizi, suggestioni e riesce a far crescere l’inquietudine. I difetti, lievi ma ci sono, sono quando scoppia l’apocalisse e tutto deve avere una soluzione. È un difetto abbastanza comune nei “sistemi chiusi” in cui si accumulano un sacco di elementi (in questo caso orrorifici) di grandezza crescente. La risposta che cerca lo spettatore è “come farà a uscirne?”, ma la risposta è sempre deludente e ciò che affascina è invece l’accumulazione di elementi (quindi l’apertura) e mai è la chiusura (la riduzione dell’accumulazione a un unico principio di sintesi e risolutore). È una questione di ritmo o, per essere precisini, di aspetto.
 
manu
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7 Comments

  1. anonimo
    Posted 22 novembre 2007 at 14:32 | Permalink | Rispondi

    manu, con tutto l’amore del mondo: “ma ci siamo bevuti il cervello?” no dico, c’e’ solo una cosa da dire: Samuel L. motherfucking che parla miniaturizzato dal frigo bar! no dico, c’e’ da commentare, ci sono andata con un gruppo misto e atrettanto deluso, unica cosa realmente goduriosa e’ stato vederlo con un amico che ha la capacit’a bambinesca di saltare letteralmente sulla sedia appena qualcuno fa boo, e non ha alcun deficit mentale, giuro, e il film ha fatto schifo pure a lui, cmq. E per la cronaca John Cusack non si fa di botulino, o almeno lo nasconde molto bene, quindi calmi con questi pericolosi paragoni. Insomma l’uomo cha regalato Grosse point Blank! Per l’amore di Gesu’ bambino!

  2. anonimo
    Posted 22 novembre 2007 at 16:03 | Permalink | Rispondi

    Scusa, chi sei? Meglio, puoi firmarti con almeno un nick?
    Fuori dalle questioni di forma: a me Cusack piace molto – non sempre, ma me piace – e il paragone con Meg Ryan era una simpatica (più o meno) boutade.
    Inoltre, Samuel L. Jackson che parla dal frigo è sembrata una divertente puttanata. Almeno mi ha fatto ridere.
    A me sembra che la tensione funzioni, fino a un certo punto, ed è ben costruita. Poi si svacca, lo ammetto.
    Ma, personalmente, per me è uno di quei film che non fa ne caldo né freddo: il suo interesse per il genere è nullo, è schematico, basilare, e quindi chissenefrega. Poi rimane un film su uno in una stanza per un’ora abbondante, mi pare che visti i vincoli, ci siano delle cose convincenti, e anche inquietanti.
    Di norma, a me fa più incazzare di più uno come Eli Roth, anche perché la durezza critica dovrebbe andare di pari passo alle ambizioni di un film.
    Cioè, è un film da 5/6, e mi sembra che si capisca: forse perchè partivo dall’idea appunto del Jumanji horror fatto dal regista di Derailed, che era abbastanza bassa.
    E il film non è così basso, è decente, appena.

    E sì, ieri sera ho provato anche a bermi il cervello, e forse ci sono riuscito.

    manu

  3. anonimo
    Posted 23 novembre 2007 at 03:48 | Permalink | Rispondi

    si sara’ notato dalla totale incapacita’ di mettere una lettera sensata dietro l’altro che quella del nick e’ stata una tonta dimeticanza, non che ti freghi, lo saccio. Cmq tanto per dire solo perche’ una mezza michiata e’ fatta con i mignoli e chi la fa lo sa mica vuol dire che se fa pena iela passo, sparare su eli roth e’ tanto facile, un po’ come sparare su Dane Cook, il che nn significa che nn sia giusto. Anche sui Nazisti si spara facile, ma nazisti sono quindi C’aggia a fa’? le scene che fanno paura si riducono a quelle del trailer e anche quello pare na schifezza pure dopo un po’. Ok lo ammetto sono acida perche’ mi ci hanno trascinato e ho pure pagato. Ora vado a fare una rapina in banca per sentirmi meglio. e magari scotenno la guardia, cosi’, tanto per. Eli ci ha insegnato bene a tutti. e I suoi film fanno solo cagare perche’ fanno cagare mica perche’ sono misogini pezzi di merda, Cannibal Ferrox e’ un misogino pezzo di merda pure lui, ma quanto ce piace?
    rio

  4. anonimo
    Posted 24 novembre 2007 at 18:56 | Permalink | Rispondi

    Scusa, ma che ambizioni ci sarebbero dietro un film come Hostel?
    Concordo con “rio”, e penso che non si dovrebbe deglutire senza aver prima masticato…!
    Tornate a parlare di Chabrol, Herzog, Scorsese, Bunuel…che vi sono, sicuramente più congeniali, ma, please, lasciate perdere l’horror…
    P:s.:mania di gradezza?

    Con affetto..come sempre..

    mattia

  5. anonimo
    Posted 25 novembre 2007 at 01:41 | Permalink | Rispondi

    Hostel ha l’ambizione di dire qualcoa di nuovo sul genere. E non ce la fa.
    Questa roba qua no. E’ roba che non mi fa ne caldo né freddo, di cui mi importa poco. Davvero.
    Insomma, sembra che abbia scritto che 1408 sembra Halloween (di Carpenter), mentre ho scritto che è appena professionale nel genere “horror per tutti”, che è una minchiata in sé ma secondo me è una specie di filone.
    Insomma, c’è qualche inquietudine, poi il film sbraca, ma alla fine è un film.
    Di horror un poco ne ho masticato, un poco, quindi non mi dedico solo a Bunuel. E non c’è nessuna mania di grandezza. Che mania ci può essere a parlare di 1408?
    Scusate, ma se mi dite che è una schifezza per voi ok, ma che non posso parlare di horror perché dico discreta una cosa che nemmeno è strettamente horror non vi seguo più.
    E no argomentzioni con nazi o hitler, prego.
    manu

  6. anonimo
    Posted 26 novembre 2007 at 15:43 | Permalink | Rispondi

    Io dico semplicemente che 1408 è “l’horror che c’è in sala adesso”…come c’è il “il thriller del week-end”..il “film per tutta la famiglia”..ect.
    Quello che passa al convento insomma! Da estimatore del genere, avendone visti a pacchi ultimamente, lo trovo scontato.
    Rimango comunque dell’idea che Hostel non abbia nessunissima pretesa, al massimo siete voi, chi scrive di cinema, e tutto il marketing che c’è dietro ad averla creata…

    P.s. la “mania di grandezza” era riferita al fatto che, forse, non hai/avete le basi per parlare di tal genere a differenza di tutto l’altro cinema, del quale avete sicuramente più competenza.

    mattia

    ciao
    mattia

  7. Posted 29 novembre 2007 at 17:42 | Permalink | Rispondi

    Mattia, non hai mai letto un’intervista a Eli Roth. Recuperane una a caso.

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