The Kingdom di Peter Berg
 
 
Uno si può far gabbare. Io mi sono fatto gabbare dallo strillo “dal produttore Michael Mann”. Che, probabilmente, qualche dollaro ce l’ha messo: che ne so, ha organizzato un party in piscina di fine riprese, o ha portato due vassoi di babà sul set. Direi non di più. Alla fine del film volevo telefonare al Codacons, ma poi ho deciso di scontare in solitaria i miei peccati.
In sintesi, sono due ore di SUV che scorazzano per le strade di Riad con musica che fa tu tum tu tum e montaggio a tempo. Tipo Hot Fuzz. E questo sarebbe sufficiente
Tre cose belle: primo l’idea realizzata pessimamente, di un Syriana tamarro. Poi due battute, che potrebbero stare in un action movie anni ottanta ma si è di bocca buona, Jamie Foxx (agente FBI) che dice “ehi, quello sa dov’è Bin Laden? Potrei avere una bella promozione per questo”, e un diplomatico che, mentre sta arrivando un principe saudita, dice a Jennifer Garner – la versione utilitaria di Hilary Swank – “ehi, il livello delle tette è troppo alto, provvediamo”.
E anche l’intro “storia dell’Arabia Saudita del 20 secolo in due minuti et for dummies” non è male.
Basta, che si è già di manica larga. Improponibile lo svolgimento drammaturgico: un’ora e mezza in cui la squadra speciale trova il modo di andare a Riad, raccoglie capelli, impronte, fa deduzioni da pochissimi indizi, e venti minuti per individuare il covo dei terroristi pericolosissimi, accoppare tutti, far esplodere un quartiere, mitragliare a destra e a manca e diventare eroi.
Poi una frotta di colpi bassi da Z movie. Bambini come se piovesse, se a un certo punto se ogni personaggio del film andasse in giro con un doppio marsupio con un infante davanti e uno dietro mentre si smitraglia qua e là ci sarebbe una certa coerenza. Il montaggio delinquenziale sul dettaglio degli occhi tumidi degli eroi dopo il sacrificio di un amico, che neanche in un spot per l’arruolamento delle forze armate. L’ambiguità posticcia del finale: dopo aver girato un film che ti spinge ad invadere l’Iran con un set di coltelli Ikea tra i denti, mi fai una telefonata macchinosa per dirmi “l’odio genera odio, la guerra genera guerra?”. Ma la vergogna dov’è finita, signora mia? Si vede che era una roba a cui si teneva, per come viene enfatizzata, ma uno dovrebbe guardare il proprio film e dire: “è una porcheria, tagliamola”, e invece si ha la sensazione che si avesse in mente il finale e si sia attaccata una trama per poter dire il proprio messaggio al mondo intero.
Seriamente: l’idea di fare Syriana è abbandonata subito, le complessità della politica internazionale cedono subito il passo a una linearità di indagine da serie tv (raccolta prove, conclusioni parziali, scovare il colpevole, tutti hanno fatto il loro lavoro), l’idea di fare un action movie sulla linea dei Bourne girati da Paul “uso la macchina da presa come se stessi preparando un Cosmopolitan”* Greengrass affoga nella noia da spiegone. Quindi delusione su tutti i fronti. Per riassumere: ammazza che sòla.
 
*Qualcuno scriva un saggio “L’influenza del superomismo di Tom Cruise in Cocktail sulla generazione dei cineasti post 9/11”
 
manu

4 Comments

  1. anonimo
    Posted 10 dicembre 2007 at 14:54 | Permalink | Rispondi

    Ed io che pensavo fosse un capolavoro!
    m.m.

  2. Posted 10 dicembre 2007 at 16:00 | Permalink | Rispondi

    Sulla fiducia: spiace per l’incidente di percorso. Speriamo che le prossime cose prodotte da Mann sian meglio.

    (adesso mi aspetto un commentatore uber-settario che infili riflessioni puntute al grido di “non toglietemi la poetica autoriale di Peter Berg, ignorantacci che non siete altro!”)

    – violetta –

  3. anonimo
    Posted 10 dicembre 2007 at 17:40 | Permalink | Rispondi

    sottoscrivo in pieno.
    aggiungo l’inutile presenza di quello che viene rapito che serve solo a:
    – fare vedere chi i sauditi si scandalizzano se dici le parolacce
    – far ridere dato che le parolacce, si sa, fanno ridere
    – essere rapito così poi becchiamo i veri cattivi.
    e lo straordinario discorso finale del capo dell’FBI: “raga, se vi chiedono se ci conosciamo, cosa dovete rispondere? bravi! mai visti prima!”
    Fmc

    al cinema con me, il manu e lo zuffisecondo me c’era fabrizio corona. o uno che si acchitta uguale

  4. Posted 12 dicembre 2007 at 14:19 | Permalink | Rispondi

    Peter Berg e’ uno che ho sempre guardato con sospetto.
    “Cose molto cattive” azzecca l’idea ma ha uno svolgimento esagerato e senza cognizione.
    “Il tesoro dell’Amazzonia” azzecca ritmo e battutacce ma poi usa i CGI nelle scene di combattimento.
    “Friday night lights” azzecca la colonna sonora ma poi il film non arriva nemmeno in sala, che ricordi.
    Questo azzecca l’idea di scrivere Michael Mann sui titoli di testa, e morta li’.

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