E lo so che ne abbiamo parlato ampiamente in tramissione e magari è anche inutile aggiungere critiche positive a una pellicola che non ha più bisogno di nutrirsi di altri consensi.

Ma il timore c’è sempre (anche se contrastato da ciò che mi è stato riferito sulle scene di ressa al cinema Roma ) che possa sfuggirvi l’unico film che in questa stagione di SecondaVisione vi chiedo, con cuore, stomaco, budella, cervello, fegato e pancreas in mano, di andare a vedere.

Non lasciandovi spaventare dalla durata del film( so che non lo farete) perchè lasciarsi avvolgere, assorbire, succhiare dal suo ritmo, da ogni singolo fotogramma, con un senso di immedesimazione e di presenza reale e concreta del proprio corpo di spettatore all’interno di ogni scena, nelle modeste abitazioni, seduti su qualche sedia davanti al bar con gli anziani, a lavare i piatti con Rym, è qualcosa che va al di là di qualsiasi mediata capacità di riflessione sulla pellicola stessa.

Che è, riduttivamente, la storia di una comunità, quella maghrebina, in una realtà straniera, quella francese, o meglio quella colorata, complicata, bruciante di Marsiglia. Che è una storia di riscatto, l’omaggio ai padri e ai loro silenzi da parte dei figli, è una storia di malcelati razzismi, di meschinità e  volgarità dell’occidente contro la fiera nobiltà di chi, proprio come fanno i cefali, (le moulet del titolo, bellissimo in francese) riesce ad adattarsi, a navigare nelle acque più pericolose, a nascondersi se necessario per difendere la propria insopprimibile necessità di esistere con dignità.

Ed è una storia di esclusioni e inclusioni, di rabbie impotenti e isteriche e di pudori e vergogne. Del dolore di non avere diritto a esprimersi, perchè è la vecchiaia, perchè è l’essere stranieri, perchè è l’essere gli schivati.

Ed è una straordinaria storia di difesa strenua delle proprie radici, delle proprie parole e del proprio cibo, delle ritualità di una tavolata alla domenica attorno alla quale è inevitabile parlare di amore, di sensualità, di dolcezze, di diete dimagranti e diversità, di lingua e di cous cous, di ciò che si sussurra alle orecchie nei momenti di intimità e di litigi. Così come accade, sempre, attorno a ogni tavola. Carne e pelle, volti, occhi spietati nella loro familiarità, nel loro-inevitabile parlarn- realismo.

Ed è una immensa, struggente storia di donne, senza sdilinquimenti e svenevolezze. Donne, madri, ragazze che esplodono della loro stessa sensualità, della loro carne, dei profumi e delle morbidezze, donne violate che si consumano di dolore in una magrezza esasperata, done che essendo tali devono nutrire, nutrire i loro uomini e il mondo intero, ofrirsi in pasto a chi di esse si vuole nutrire, conservando la loro straordinaria capacità di non consumarsi in questo gesto.Di sopravvivere.

Promettetemi quindi che lo andrete a vedere. Cioè vi pago io il biglietto! :)

Hasta siempre

papess

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7 Comments

  1. anonimo
    Posted 17 gennaio 2008 at 10:39 | Permalink | Rispondi

    lovely papess, il tuo ascendente sul mondo e’ giustamente immenso: ieri sera al cinema roma lunga fila per entare a vedere cous cous e saranno rimaste fuori un centinaio di persone tra cui io. cerchero’ di rimediare.

    saluto
    gig.
    ps non ho capito perche’ la papessa alla fine non e’ andata all’inaugurazione della sapienza, ma avra’ avuto i suoi motivi

  2. Posted 17 gennaio 2008 at 14:37 | Permalink | Rispondi

    Caro, perchè non posso fare a meno di fare la martire della libertà i pensiero…..E adoro le folle osannanti di papa boyz sotto al mio balcone… Sai che gioia? Migliaia di ciellini sotto al naso, tutti lì… pronti per scaricargli addosso pentoloni di olio bollente…
    Pace e bene
    papess

  3. anonimo
    Posted 18 gennaio 2008 at 19:49 | Permalink | Rispondi

    sentite, per un martedì sera che esco a farmi una birretta (calda per giunta) con gli amici voi non mi mettete il file audio della puntata? ma che ciavete un sanpietrino al posto del cuore? Volevo sentire cosa ne pensavate di cous cous dalle vostre vive voci… e poi siccome sono sadico come e più di uno spettatore di “porta a porta” volevo anche bearmi del resoconto di tommy sul film della comencini…vedete di rimediare o ve faccio scomunicà!

    Saluti papali
    Flavio

  4. Posted 19 gennaio 2008 at 13:33 | Permalink | Rispondi

    tentiamo di fare il possibile, davvero. ci sono stati problemi tecnici…

    amen.

    fra

  5. anonimo
    Posted 22 gennaio 2008 at 13:40 | Permalink | Rispondi

    Anche mio padre era al Roma il famigerato giorno della quasi rissa(più che ressa) ed è stato lì lì per farne parte… Note di colore a parte, La graine et le moulet (lo so che il titolo italiano è meno ruffiano di quel che sembra, ma abbinato a quella insopportabile locandina tutta “grosso grasso pranzo magrebino con contorno di esotiche danze e battute divertentissime e hey, ma il protagonista è un anziano dal volto scavato ma io non ce lo metto nelle foto, chemmefrega” diventa insostenible) è vivo e bello, cucinato (ok, ho appena vinto un buno premio per un posto all’inferno vicina a Natalia Aspesi) a dovere, con tanto (oh mio dio esagero) di fuoco lentissimo sul (spoiler) desolato finale.
    Marina

  6. DottorCarlo
    Posted 22 gennaio 2008 at 14:51 | Permalink | Rispondi

    Ottima papessa! che è riuscita a parlare di un film per 25 righe (non ho contato le battute) senza dirne mai il titolo!
    (Scusa, che vuoi farci, queste cose fanno parte del mio lavoro, oramai mi hanno ammorbato…)

    Finalmente, comunque, sono riuscito ad ascoltarmi la puntata.
    Film in effetti molto bello, ma anche io (come Francesco) trovo che “la schivata” sia migliore.
    Questo, non so, mi sembra insistere un po’ troppo sul lato (melo)drammatico, ovviamente alla fine, dove Kechiche forse si fa prendere un po’ la mano.

    Ma ce ne fossero, eh?
    E comunque , papessa sempre.
    Bacio gli anelli e i tacchi.

  7. DottorCarlo
    Posted 22 gennaio 2008 at 15:09 | Permalink | Rispondi

    Dimenticavo. Quoto del tutto quanto avete detto in trasmissione sul pubblico (di merda): risate sguaiate e ingiustificate, commentini odiosi.

    Forse quando l’emotività viene tanto stimolata, deve trovare sfogo in qualche maniera, per cui si reagisce sopra le righe non appena quel qualcosa in più, quella goccia in più, la fa tracimare.

    ciò non toglie che a un certo punto mi sono girato verso i miei amici e ho lanciato la proposta di un test di intelligenza all’ingresso dei cinema.

    Poi, alla danza del ventre, una vicina spettatrice fighetta del pene ha cominciato a ripetere continuamente “bleah” “bleah” “bleahrgh”, al che io mi sono girato e le ho detto “finiscitela, fighetta del pene, che oltre a essere ignorante sei anche maleducata”. Lei ha sbarrato gli occhi ma non ha dato cenno di avere sentito.
    Spero di averle fatto paura almeno un po’.

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