Sogni e delitti di Woody Allen
 
Non volevo scrivere perché non volevo litigare con chiunque. Anche perché tra coloro che scrivono in questo blog ci sono pareri distinti. Ma lo faccio lo stesos perché non mi trattengo. Mi dispiace.
Comunque, se fosse vero il luogo comune che da anziani (sugli 80) si ritorna bambini, si può pensare che intorno ai 70 si ritorna dodicenni: con l’esplosione ormonale che tutti ricordano. Ecco, Woody Allen – tra le altre cose – dopo aver incontrato le muse di Scarlett, è completamente impazzito per le puppe grosse. Che, per carità, è un’ossessione comprensibilissima, ma che a volte secondo me dovrebbe limitare. Vedi la presenza in questo film di Hayley Atwell.
Per fare ciò, potrebbe girare un remake kosher di Bikini Car Wash e così potrebbe trovare la pace dei sensi.
Contro questa tesi giace nel testo l’inquadratura di Ewan Mcgregor telefonante a torso nudo appoggiato a una colonna con veneziana alle spalle che lo illumina con l’effetto listarella. Una perfetta occorrenza di immagine-frigorifero (che Deleuze aveva colpevolmente ignorato, per questioni cronologiche, ma che dominò nel cinema anni 80 e riproposta da Roy Menarini). Ma mi sento di ascriverla al cattivo gusto cinematografico – sembra Pierre Cosso uscito da una seduta di Windsurf il vento nelle mani – piuttosto che alla tempesta ormonale.
Gli interpreti sono impresentabili (il doppiaggio comunque massacra qualsiasi loro buona intenzione): Ewan Macgregor te lo aspetti con un pulloverino salmone legato al collo tanto è uguale a Massimo Ciavarro, mentre Colin è sempre unto, si gratta continuamente la nuca e ricorda l’idraulico che entra in casa ed esclama: “Signora, dov’è il buco da tappare”. Solo che poi si pente e si ritira a distillare liquori in un’abbazia.
Ma siccome bisogna essere costruttivi: lo so che è una rielaborazione dei conflitti primari, della messa in scena delle formule tragiche nel mondo odierno. Il problema è che questa cosa viene fatta da circa 2000 anni, uno, e non vedo perché uno debba gridare al capolavoro alla messa in scena dell’Edipo Re fatta dalla filodrammatica di Casalpusterlengo. Perché la povertà è quella. Allora uno potrebbe ribattere che il tutto è stilizzato per una vaga intenzione autoriale: e si risponde, stilizzazione sì, ma un Posto al sole no. Anche se nella versione intelligente. Poi, quando mai Allen ha stilizzato? E dov’è la caustica descrizione della società? Dove sono i dialoghi brillanti o profondi?
Forse ha voluto incarnare il ridicolo del male ridicolizzando tutto: dal proletario con in fondo un cuore Farrell, al proletario con ambizioni yuppie MacGregor? A me non sembra comunque una buona soluzione sbertucciasi per sbertucciare un universo dominato dal male.
Ok, ci siamo, non si salva nessuno (forse la vittima, l’unico onesto): tutti vogliono essere più di quello che sono, vorrebbero avere denaro e uomini ai loro piedi siano essi ristoratori, attricette, multimiliardari, meccanici, perdigiorno. Per ciò saranno puniti dal fato. Va bene. Ma com’è questo male? Che effetti ha sull’animo umano? C’è qualche differenza, di genere di specie? Viene descritto in qualche modo? Viene fatto percepire in qualche modo.
No, si dice si vorrebbe raccontare che il male domina, ma lo si assume e basta.
Da qualsiasi angolo lo si guardi, è un film stanco morto che davvero può essere salvato solo per buon cuore.
 
manu
 
PS. L’esperienza personale di visione ha fatto sì che nella sala di fianco fosse proiettato nella meraviglia del Dolby ecc. ecc. Cloverfield, per cui ogni tanto si sentivano i tonfi del mostro grosso. Quanto vale la sequenza in cui il mostrone entra in Sogni e delitti e li squarta tutti, sperabilmente dopo venti minuti di film? Non ha prezzo, ovviamente.
Però il post su Cloverfield lo scrive qualcun’altro.

Annunci

26 Comments

  1. Posted 5 febbraio 2008 at 16:02 | Permalink | Rispondi

    sto film aveva un doppiaggio da soppopera italiana di canale5.
    eppoi: ma quanto alcool c’era?
    non vi è venuta voglia di bere usciti dal cinema? a me si.
    non ho altro da dire. forse in lingua originale si salva un po’. ma anche no.
    era meglio restare a casa. mi sa.

  2. Posted 5 febbraio 2008 at 16:37 | Permalink | Rispondi

    Io comincio a pensare che a qualche punto della sua vita (metà anni ’80?) Allen abbia veramente ammazzato qualcuno (o abbia pagato dei sicari per farlo); che nessuno se ne sia accorto, e che anno dopo anno sia sempre più ossessionato dai sensi di colpa. Probabilmente è alla ricerca di qualcuno che possa fermarlo, come i serial killer che in effetti ammazzano la gente sempre nello stesso modo.
    Per esser bruttino è bruttino, ma la maggior parte degli spettatori se lo merita, dopo aver gridato al miracolo per Match Point, che era lo stesso brodo un po’ meno allungato.
    L’unica cosa su cui non concordo con l’estensore sono le tette, nel senso che avercene! Dopo dieci anni di attrici anoressiche, ce le meritiamo. Ci vogliono centinaia di Scarlett per farci dimenticare Keira Scapole Knightley in Espiazione.

  3. Posted 5 febbraio 2008 at 17:40 | Permalink | Rispondi

    Hai smontato un po’ tutti i temi però non ti sei soffermato sul racconto e il modo che ha Allen di mostrare le cose senza prendere parti, il modo in cui riesce a rendere sempre chiara ogni cosa senza che ci sia bisogno di parlarne ma usando le immagini, il modo in cui sempre più pesantemente (eppure mai in maniera marcata) tira in ballo il caos e il fato.

    Non nascondo che sono un fanatico di Allen e ho amato Sogni e Delitti, non pretendo di essere il massimo dell’imparzialità, tuttavia ci sono molti indubbi meriti sui quali sorvoli. Che poi il film non ti sia piaciuto è chiaramente un altro discorso.

  4. anonimo
    Posted 5 febbraio 2008 at 18:06 | Permalink | Rispondi

    @viadellaviola: forse era un suggerimento. uscite e vivete, invece di stare qui a vedere questa cosa. Comunque sì, fa venir voglia di bere

    @leonardo: non mi lamentavo delle tette, ma osservavo che negli ultimi film di Woody sono onnipresenti. Mi sembra che non stia benissimo.

    @gparker. anche a me piace di solito allen. Si racconta chiaramente, ma con delle immagini proprio brutte. Non prende le parti di nessuno? Beh, l’onesto è l’unica vittima, gli altri sono tutti malvagi con poche sfumature di differenza, è una presa di posizione netta.
    Poi, a me il “non prendere le parti di nessuno” mi sembra un “dipingo personaggi con un pennello grande, senza nemmeno una sfaccettatura”.
    In più, il racconto sarà semplice e comprensibile, ma si scrive su un chicco di riso

    manu

  5. Supersoul
    Posted 5 febbraio 2008 at 21:07 | Permalink | Rispondi

    piacere, sono quello del putiferio.
    a casa tutti bene?
    Partiamo da qui: ho adorato questo film di Woody Allen, ho bisogno di storie classiche, semplici, con sceneggiature e dialoghi che funzionino; guardate che bella storiellina thriller-morale che ci racconta il buon Woody in un’epoca in cui sceneggiatori rincoglioniti da internet, da mille cagate tecnologiche e da diosacosaltro non sanno piu’ che cazzo scrivere (e poi scioperano pure!)…Quanto alla voglia di bere è come se parlaste di
    gnocca ad un eunuco: in questa vita sono sempre stato astemio. Quanto alla tette: che dire? Allen è un buongustaio altrochè: ha piantato quella “figaisterica” della Farrow (ma ve la ricordate che spasso imitata dalla Guzzanti quando si metteva a parlare con le sue torte in cucina?) per mettersi con la sua figlioccia! Ahah che depravato!!
    PS: Cloverfield invece mi ha fatto C.A.G.A.R.E. Che si fotta il mostrone, quei fighetti insopportabili molto piu’ del mostro,
    e la camera digitale che…sòccia saran solo due o tre film che la fa da protagonista e ha già rotto i maroni.

  6. anonimo
    Posted 6 febbraio 2008 at 12:47 | Permalink | Rispondi

    cloverfield l’ho scrivo io.
    ho fatto il dams.
    FEDEmc

  7. anonimo
    Posted 6 febbraio 2008 at 15:26 | Permalink | Rispondi

    @fedeMC
    la frase “cloverfield l’ho scrivo io. ”
    e’ una rielaborazione dei conflitti primari con la lingua italiana o e’ una forma di paratesto che si impara al dams?
    saluto e sempre complimenti
    gig

  8. Posted 6 febbraio 2008 at 16:35 | Permalink | Rispondi

    si desume che non ha notato ciò che garbatamente FEDEmc evita di sottolineare come un maestrino

  9. anonimo
    Posted 6 febbraio 2008 at 16:46 | Permalink | Rispondi

    lanciate i primi fiammiferi!

    su dai

  10. francescomgallo
    Posted 6 febbraio 2008 at 16:49 | Permalink | Rispondi

    mamma mia ma come siete tutti acidi!
    Non è possibile che ognuno esprma la sua opinione senza azzuffarvi come cavallette isteriche?
    Questo blog sta diventando uno spazio per damsiani disperati e antidamsiani col complesso di Edipo.
    Io il film non l’ho visto, ma mi avete fatto passare la voglia.
    B.

  11. anonimo
    Posted 6 febbraio 2008 at 17:09 | Permalink | Rispondi

    beh, però c’è da dire che io vinco la palma come il più fresh di tutti…
    ma d’altra parte lo diceva anche oggi il corriere che un laureato su cinque cià problemi con la lingua….
    (che figure barbine)
    Fmc

  12. anonimo
    Posted 6 febbraio 2008 at 17:55 | Permalink | Rispondi

    aò che dialoghi sto filme! tra la tenerezza e l’imbarazzo.
    dovrò prendere in considerazione la semplicità di alcune partite a carte del Bar all’angolo “da Rudy”, pregevoli scambi gergali noir, per certi carichi calati, davvero, ingiustificatamente.
    dò la mia solidarietà all’homo tecnologicus e maledico la polemica puzzona e molto simpatica sul damsiano.

    che assume tanta droga e guarda i film per non studiare
    non dimentichimolo

    AB

  13. francescomgallo
    Posted 6 febbraio 2008 at 20:19 | Permalink | Rispondi

    Fede non scherziamo, tu sei il più FICO di tutti e ci manchi un botto!
    Ma cambia pusher, a Milano non si trova roba bbuona…

  14. Posted 6 febbraio 2008 at 20:58 | Permalink | Rispondi

    Massimo rispetto a Fede che con quell’errore ha fatto una meravigliosa battuta involontaria sui Damsiani, e poteva farsi figo di ciò, e invece ha ammesso che gli è uscita per sbaglio.
    Se questo blog sta diventando uno spazio per damsiani disperati e antidamsiani col complesso di Edipo, io apprezzo.

  15. DottorCarlo
    Posted 7 febbraio 2008 at 01:58 | Permalink | Rispondi

    Quoto Leonardo (il #14).
    E mi sa che non è il solo, ad apprezzare, visto che dalla pubblicazione del Dogma Sundance i commenti sono quadruplicati, tornando ai fasti di qualche tempo fa..

  16. anonimo
    Posted 7 febbraio 2008 at 02:44 | Permalink | Rispondi

    il doppiaggio massacra, ecco.

  17. Posted 7 febbraio 2008 at 08:54 | Permalink | Rispondi

    il mio commento #8 si dimostra invece un caso lampante di sovrainterpretazione, guarda un po’. e non ho neanche fatto il dams

  18. anonimo
    Posted 7 febbraio 2008 at 11:49 | Permalink | Rispondi

    film insopportabile.
    pro tecnologia

    adotta anche tu un damsiano

  19. anonimo
    Posted 7 febbraio 2008 at 13:59 | Permalink | Rispondi

    che non siamo neanche cosi’ sporchi come vuole il luogo comune

  20. anonimo
    Posted 7 febbraio 2008 at 14:28 | Permalink | Rispondi

    accatastate troppi piatti nel lavello

  21. anonimo
    Posted 7 febbraio 2008 at 18:32 | Permalink | Rispondi

    Io penso che il blog oramai sia in dirittura d’arrivo ragazzi!
    Manca l’ironia di FEDEmc e la leggerezza che un blog dovrebbe avere.
    Se in più ci aggiungiamo “certa gente” che pretende di sapere tutto o quasi, non accettando le altrui idee, e non avendo le credenziali per farlo (ognuno pensi al secondavisionario che preferisce)..beh..si arriva a questo!
    Io, quelle poche volte che ho commentato, l’ho fatto polemicamente, se non altro per il fatto che nessun’altro o quasi lo faceva.
    Ma oramai “cho noia” !

    ciaociao

  22. anonimo
    Posted 7 febbraio 2008 at 18:58 | Permalink | Rispondi

    su col putiferio e meno cazzate.

  23. DottorCarlo
    Posted 8 febbraio 2008 at 01:48 | Permalink | Rispondi

    ci si firmi!

  24. Posted 8 febbraio 2008 at 11:32 | Permalink | Rispondi

    Un po’ stanco, un po’ di cattivo umore, un po’ per fare altro.
    A tra un po’, insomma.

    manu

  25. Posted 8 febbraio 2008 at 14:12 | Permalink | Rispondi

    Ehi ehi ehi. Devo dire che l’apparizione (il ritorno?) dell’aggettivo “damsiano” ha rimesso pepe nel blog. :-)

    Comunque qui si parla di un film di Woody Allen, e non è un’annotazione banale: a questo punto della sua carriera pubblica sarebbe inutile far finta di parlarne come un film qualsiasi – nel bene e nel male. Sul fatto che non sia un film “all’altezza” credo non ci siano troppi dubbi, ma al tempo stesso un film maggiore di un regista maggiore (un “maestro”) ha un interesse per come si colloca nell’opera generale.

    Il film non mi è sembrato male, la storia portante ha una sua linearità forte, il vero problema è la messa in scena abbastanza tirata via senza guizzi e sottolineature che ne fa un prodotto quasi (oso?) “televisivo”, in questo credo che il doppiaggio abbia più di una colpa. Per questo, e per la vicinanza a “Match Point” che ha ben più di un’assonanza con gli stessi temi (leggi: parla esattamente delle stesse cose) direi che finirà come una nota a piè di pagina nella filmografia alleniana.

    Per ultima, la notazione di manu sulle “tette”: onestamente non riesco a vedere l’accusa in questo film, sia perché la bella è quasi sempre vestita di tutto punto (e pare che ci fossero addirittura le premesse per qualche scena più hot, magari in teatro dove vengono solo citate) e poi perché la bellezza della ragazza è motore della storia, l’elemento finale che fa passare il fratello Ewan da piccolo arruffone ad assassino per desiderio di una vita di altro livello. Credo anzi che si sia persa un’occasione per calcare i toni sulla differenza tra la vita accanto alla bella, sensuale attrice e alle feste eleganti e il misero ristorante del padre come motivo scatenante del delitto: vedi sopra alla voce mancanza di guizzi di regia e sceneggiatura.

  26. Posted 6 ottobre 2008 at 00:56 | Permalink | Rispondi

    Secondo me si perde il fattO che woody in questo film ha rielaborato la Clitemnestra della tRagedia greca. Notato i riferimenti alla grecia, e il simbolismo della barca? stanco è un po’ stanco come film ma è un’operazione geniale.

Pubblica un Commento

Required fields are marked *

*
*

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: