Persepolis, Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud, FRA/USA 2007

La storia la conoscete tutti: è tratta dal fumetto della Satrapi, bestseller praticamente ovunque, che narra della sua infanzia e giovinezza nell’Iran tra lo scià e Khomeini e le prime esperienze europee. Per quanto la materia narrativa sia forte, la brillantezza di questo film risede soprattutto nell’animazione. Un’animazione a due dimensioni, bicromatica (a parte un prologo e un epilogo a colori), fortemente stilizzata e con richiami netti all’espressionismo e al neorealismo cinematografici. Un’animazione agli antipodi dell’altro capolavoro del genere visto in questa stagione, Ratatouille, ma pur sempre efficace. Distinto in una serie di microsequenze che fanno pensare alla strip, ma coerente nell’insieme, Persepolis riesce a rendere universali temi e situazioni apparentemente distanti da noi, e riesce a fare ridere gli occidentali perché li vede da un’altra prospettiva (una sequenza su tutte, l’approccio al rock alternativo dell’adolescente Marjane, con la band punk hardcore austriaca tutta urla e dito medio alzato). Ma il film riesce nel fondamentale scopo di fare vedere "l’Oriente" agli occidentali, rendendo quotidiano e tangibile il cambiamento dell’Iran tra ’70 e ’80.
Un film davvero riuscito, e riuscito due volte: le trasposizioni a fumetti, infatti, riservano di solito più gioie che dolori.

Caos calmo, Antonello Grimaldi, ITA 2008

Uno dei film più attesi dell’anno, giustamente votato dagli ascoltatori della trasmissione come "duro mestiere del critico", non convince. Se sentirete stasera la trasmissione, non aspettatevi una recensione ridanciana, perché di momenti imbarazzanti ce ne sono, ma non come può sembrare. La prima parte di Caos calmo, infatti, non è da buttar via. Grimaldi lavora per sottrazione, non cade esplicitamente nel metaforico (si veda la discussione a scuola sui palindromi e sul concetto di "reversibile/irreversibile"), usa bene gli attori – Gassman e Moretti su tutti, fa un uso accorto dell’ellissi e – miracolo! – ci dona anche due sequenze cinematograficamente azzeccate: quella di inizio, con il salvataggio in mare, e quando Pietro si accorge che, piano piano, il parco davanti alla scuola della figlia si riempie di genitori quando la giornata sta per finire.
I dialoghi intorno ai quali ruota il film sono gestiti senza troppa fantasia, ma è forse meglio così. Moretti si permette – da sceneggiatore – di autocitarsi parlando di scarpe, e vabbè. Il problema è dato dai personaggi femminili. Valeria Golino fa la pazza, Isabella Ferrari fa la fatalona (e lascia cadere la fede nel tombino, metti che non si capisse che se ne sbatte del matrimonio da quel momento in poi), Kasia Smutniak fa la ragazza angelo che passa, guarda e non favella, la moglie del collega di Pietro ha la sindrome di Tourette, eccetera.
Il crollo è nel finale: Grimaldi non ce la fa e si rigioca il concetto di reversibilità, fa cadere la neve, fa parlare la Smutniak, fa diventare (forse) Pietro presidente.

Un’ultima nota sulla musica: pianino emozionale, archi emozionali. Basta, non se ne può più. Ah, dimenticavo: la scena di sesso tra la Ferrari e Moretti è proprio girata male.

Francesco

8 Comments

  1. anonimo
    Posted 12 febbraio 2008 at 21:11 | Permalink | Rispondi

    appena ho visto il bambino con la sindrome di down per poco non mi veniva un attacco epilettico, capisco che credo fosse anche nel libro, ma la caduta di stile si poteva anche evitare (a questo proposito mi sembra che la sindrome di down che compare sporadica per dacce un colpo de poesia perche’ ce rimette er core ner posto giusto sia l’equivalente italiano degli aborigeni che cantano “Love me tender”) e la scena di sesso mi ha provocato un’indigestione per tutta la notte, guirin giuretto. e per tutti i 5 interminabili minuti non ho fatto altro che dire “ti prego siggnur non farmi vedere il pisello di moretti, ti prego non farmi vedere i pisello di moretti” pero’ siccome mi ha fatto vedere il sedere non mi converto, tie’. poi c’era proprio bisogno di wusto uso forzato della musica ggiovane che i veri ggiovani gia’ la ascoltavano 2 anni fa? mi sempre il mio babbo quando mi dice “pero’ questi strokes, non sono male”.
    manzupan

  2. anonimo
    Posted 13 febbraio 2008 at 10:43 | Permalink | Rispondi

    Il libro mi emozionò molto….pieno, totale, sensuale e duro, ricco di visioni e spunti di riflessione. Il film è molto deludente: sconfina in un buonismo che Veronesi non aveva, svilisce (anzi praticamente annulla!) la figura della moglie morta che era centrale nel libro, svuota di significato la presenza della Golino (che il libro sosteneva), e poi non ci fa capire che l’arrapatura di Moretti non nasce per caso…parte da quel salvataggio. Concordo con Francesco: la scena di sesso è puro marketing strategico: fatta male, girata peggio e moretti non ce la può fare assolutamente!
    Mi spiace dirlo: ma dopo il caimano, il duo moretti/piccolo ha svoltato un altro flop!

  3. Posted 13 febbraio 2008 at 10:48 | Permalink | Rispondi

    Io sono rimasta affascinata, rapita, conquistata da Persepolis.
    E poi ho trovato geniale la sequenza dove si racconta la storia dell’Iran, con le marionette. Disegnate. In un film di animazione. Tratto da un fumetto.

  4. DottorCarlo
    Posted 13 febbraio 2008 at 12:19 | Permalink | Rispondi

    Bellissimo il film su “Persepolis”.

    Condivido tutto quanto detto da Francesco.

    Grande l’immagine di questa persona che nella sua vita ha sperimentato due ordini di problemi, quelli dell’Iran (guerra, fanatismo religioso …) e quelli dell’Occidente (per molti versi decadente).

    Anche a me la scena del front-man del gruppo Death ha fatto spataccare.

  5. Posted 14 febbraio 2008 at 17:44 | Permalink | Rispondi

    ma la colonna sonora di persepolis, ne vogliamo parlare? molto bella, e perfettamente in sintonia con le immagini. ah poi, magari è strano parlarne per un “cartone animato”, ma ho visto sia la versione in lingua originale che quella in italiano… e la prima è molto migliore, come succede nei “film in carne ed ossa”… :)

  6. anonimo
    Posted 14 febbraio 2008 at 19:02 | Permalink | Rispondi

    ma infatti, quand’e’ che si fa un discorsetto sulla caduta a picco del nostro tanto lodato doppiaggio? ok che sarei per abolirlo ma si sa che e’ utopia almeno per ora ma la situazione sta drammaticamente degenerando, i dialoghi sembrano adattati da quei talenti creativi 80’s che facevano citare al michael j. fox di casa keaton bettino craxi! Per non parlare della caduta a picco delle interpretazioni, Ok che Ferruccio se n’e’ andato ma non ci lasciamo andare cosi’! diamoci un contegno

  7. anonimo
    Posted 15 febbraio 2008 at 12:42 | Permalink | Rispondi

    A me non è dispiaciuto affatto Caos Calmo, lo trovo una pennellata di dolcezza, senza grosse pretese. Moretti ha fatto una bella prova di recitazione a mio parere, lontana (ma non troppo) dalle parti cui era avvezzo. E in fondo la scena di sesso non è girata pessimamente, anzi Nanni fa anche un po’ il macho, a sorpresa.
    Non ho letto il libro (mi accingo a farlo), ma ho come la percezione che alcune critiche scadano nel banale e gettonato cliché del “non sarà mai all’altezza”, anche perchè amici e conoscenti mi han detto che è abbastanza fedele alla trama di Veronesi, fatta salva qualche inevitabile eccezione.
    Francé, sei la solita lingua biforcuta (con la puzza sotto al naso) :)
    A presto, Rob

  8. Posted 3 aprile 2008 at 19:22 | Permalink | Rispondi

    l’ho visto da poco, persepolis, dopo essere stato un grande amante del fumetto. davvero fantastico.
    caos calmo ancora non l’ho visto…

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