NON E’ UN PAESE PER VECCHI
   
E vogliamo plaudere almeno una volta alla mancanza d’iniziativa dei traduttori italiani che hanno mantenuto la secchezza del titolo originale, e del libro dello "Shakespeare del west"  Cormac McCarthy. Avrebbero potuto farne meraviglie come già è stato fatto per There will be blood e invece hanno compreso, ci piace crederlo, quanto quel titolo fosse pregnante e portatore di una doppia chiave di lettura, da un lato l’ineluttabile arroganza di ciò che sta arrivando e non si può fermare, come recita una battuta chiave del film, dall’ altro la nostalgia dolente di un mondo che non c’è più, personificato dalla figura dello sceriffo interpretato dalla bella faccia scavata di rughe e dagli occhi liquidi e malinconici di Tommy Lee Jones.
Tutto concorre, dall’ambientazione in una waste land di confine tra Texas e Messico, negli stessi luoghi in cui venne realizzato "Il gigante" e in cui, da poco, Paul Thomas anderson ha fatto bruciare i pozzi di greggio del suo Daniel Plainview, all’assenza totale di colonna sonora che lascia che siano i luoghi e i personaggi a darsi come raggelante partitura muta, ad una sensazione di disfacimento che ha il brivido proprio del vuoto e del silenzio, dell’ineluttabilità del male. Nemmeno la musica offre appiglio. Apprendiamo da un’intervista a Skip Lievsay, sound editor del film, che "l’idea è stata quella di rimuovere quella sicurezza che lascia allo spettatore la sensazione di sapere cosa sta per accadere attraverso la colonna sonora. Anche quella confortante zona gli viene sottratta". La tensione, la sensazione di inquietudine amplificata da una quiete agghiacciante. Un inseguimento a tre , in una terra di frontiera che non è frontiera di nulla, scandito come una partitura, il cow boy Josh Brolin il killer psicopatico Javier Bardem il vecchio sceriffo Tommy Lee Jones. E al di là delle considerazioni più dolenti e, per così dire, filosofiche, che aprono e chiudono il film con la voce dello sceriffo che punteggia di stille di amarezza tutta la pellicola, il risalto massimo è dato al personaggio di Bardem, strabiliante maschera di follia. Un’ assurda pettinatura da paggetto e gesti lenti, orribilmente metodici e silenziosi anch’essi ( non uccide con una pistola ma con una bombola ad aria compressa, come si macellano le vacche, e con quella se ne va in giro),  è l’incarnazione della sovversione di ogni ordine, il supremo sberleffo, l’immagine orribilmente grottesca di cui non ci si riesce a liberare. Si muove, ineluttabile come il destino, assimilato al lancio in aria di una monetina: motivazioni non ne servono, non ce ne sono, non ci vengono mostrate o più semplicemente non ne ha. La trama? Un uomo trova due milioni di dollari e non sa resistere, indaga un poliziotto, un killer lo insegue. Tutto qua. Tutto qua? Una curiosità: la parte di Lewilyn-Brolin era stata affidata in un primo momento ad Heath Ledger, che aveva rifiutato perchè "aveva bisogno di riposo". La quiete i Coen non glie l’avrebbero data, purtroppo l’ha trovata per altre vie.
L.

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10 Comments

  1. Posted 28 febbraio 2008 at 14:11 | Permalink | Rispondi

    come notava Tommaso (mi pare) in trasmissione, il film è molto fedele al testo e allo stile di McCarthy, in alcuni punti perfino più ellittico. Ad esempio nella scena degli stivali, “preparata” da quella precedente con Harrelson. Ma soprattutto nella figura dello sceriffo, di cui viene come messo in sordina il tormento personale eliminando il riferimento all’episodio della II guerra mondiale in cui si è trovato coinvolto. Mi chiedo – e mi piacerebbe conoscere il vostro parere – se nel film sia anche presente una riflessione sul rapporto tra la struttura del noir diciamo così “classico” e quella del (più recente) thriller basato sulla figura dell’omicida seriale

  2. anonimo
    Posted 28 febbraio 2008 at 15:10 | Permalink | Rispondi

    non sapevo di Heath ledger, ma giuro che per tutto il film ho pensato a quanto ci sarebbe stato bene in quella parte…
    lonchaney

  3. Posted 28 febbraio 2008 at 22:38 | Permalink | Rispondi

    Prendendo spunto dall’osservazione di Skip Lievsay qui citata, commenterei anche che ‘No Country’ è un film che si potrebbe anche solo ascoltare, tanto è perfetto l’uso del suono – dal vento che frusta le lande desolate del Texas, agli stivali di Chigurh che si avvicinano pian piano come un angelo della morte, dalle porte arrugginite ai pavimenti marci che scricchiolano. Ma si perderebbe la micidiale fotografia di Roger Deakins. (Io l’Oscar glielo avrei dato, ma forse per ‘Jesse James’).

    Non c’entra niente, ma tra l’altro Josh Brolin pare che sia confermato come Bush, G.H.W. nel prossimo tremebondo film di Oliver Stone, dal titolo, appunto, ‘Bush’. Ma dite che l’H.W. di There Will Be Blood si chiama così per Bush?

    Ah e già che ci sono, finalmente confermo che riesco a scaricare i podcast. Purtroppo lo streaming continua a non funzionarmi, ma non vi dico che bellezza sentire le vostre voci critiche camminando per Londra!

    Ciao,
    Irene

  4. DottorCarlo
    Posted 29 febbraio 2008 at 09:54 | Permalink | Rispondi

    Questo post è da applausi prolungati.

  5. Posted 29 febbraio 2008 at 14:00 | Permalink | Rispondi

    Doc ora scrivo il post sul film di Verdone… e vedrai che applaudi meno :) Pape

  6. Posted 29 febbraio 2008 at 15:36 | Permalink | Rispondi

    Chapeau, Papessa, davvero grande post! Con la faccia sotto le Pantofole, e io zitto sotto…
    Grande Skip Lievsay, da sempre il creatore del suono dei Coen, basta ricordare il suo lavoro su Barton Fink, tanto per citarne uno…
    @Dust: il film mi sembra più una riflessione/rivisitazione moderna del noir classico. Chigurh, anche se ha un approccio seriale nel commettere i suoi omicidi, ha la tipica predestinazione dolente tipica dei personaggi noir. Il suo destino è uccidere, anche se non è obbligato a farlo, e ciò ci viene rappresentato più in chiave fatalista che dettato da una qualche forma di psicopatia. Ed è vero, incredibilmente il film riesce ad essere più asciutto ed ellittico del libro di McCarthy…Che roba…
    @Irene: viva il podcast, abbasso lo streaming di Londra! Ma veramente Bernhard è spaventato dalla mia voce in podcast?

  7. Posted 29 febbraio 2008 at 16:29 | Permalink | Rispondi

    complimenti per il post, anche nel mio blog se ne parla di questo film

  8. Posted 29 febbraio 2008 at 16:30 | Permalink | Rispondi

    dimenticavo..sono un accanito ascoltatore (per ora non sostenitore ma pecunia mancat) di r c d c

  9. Posted 29 febbraio 2008 at 16:56 | Permalink | Rispondi

    Oops! Non mi sono firmato! Il commento #6 è mio…sapete, l’età…
    Tom

  10. anonimo
    Posted 1 marzo 2008 at 18:47 | Permalink | Rispondi

    caro filoattivo grazie!vieni anche a trovarci al martedi! Lu

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