Grande, grosso e… Verdone, Carlo Verdone ITA 2008

Sono andato insieme alla sezione bolognese del collettivo Seconda Visione a vedere l’anteprima del nuovo film di Verdone, con tanto di Red Ronnie come maestro di cerimonie e Verdone&Gerini in sala. Non mi aspettavo il capolavoro, ma neanche una schifezza simile.
Verdone vorrebbe denunciare la mancanza di stile nel popolo italiano, vorrebbe parlare della volgarità e del cattivo gusto imperante, della mania di riprendere tutto con i telefonini e con le videocamere (ancora!). E ovviamente il pubblico in sala tende in alto cellulari e macchine fotografiche.
Dice che ha rischiato: dobbiamo capire ancora cosa. A parte la faccia, ma si sa…
Verdone vorrebbe fare critica politica e mette l’onorevole-che-va-a-puttane. Vorrebbe fare dello humor nero, e fa sballottare una bara da un impresario di pompe funebri cocainomane. Ma soprattutto vorrebbe fare un film, e invece confeziona, insieme ai suoi coautori, la peggiore sceneggiatura della sua carriera. A dominare le scelte narrative è un "buona la prima", nel senso di prima-idea-che-viene-in-mente. Parlo di scelte e non di snodi, perché tutto scorre piatto come un fiume limaccioso.
Il primo episodio si regge su un solo fatto: che tutti i parenti del protagonista Leo parlano come lui. Fratello e figli hanno la voce nasale dell’imbranato, si fermano a riflettere con lo sguardo perso nel vuoto. Contraltare, la già accennata figura di impresario funebre losco e senza scrupoli. Roba mai vista, eh?
Il secondo episodio, che riprende la figura verdoniana del "logorroico", è quello che presenta qualche sforzo in più di messa in scena. Il professore protagonista è asfissiante e gotico. Certo, per bilanciare questo abbozzo interessante, c’è una storia d’amore gestita come fosse un romance da pubblicità dei cioccolatini. Cioccolatini non di marca, si intende.
Il terzo episodio, una cinquantata di minuti sul cranio, ci fa ritrovare Ivano e Jessica di Viaggi di nozze, secondo la dinamica: sono in crisi, si prendono una cotta per un* altr* (puttana e puttaniere, per la par condicio), si amano. Sottotrama: il figlio coatto Steven si innamora della giovane stagista dell’esclusivo albergo dove stanno. Ammazza, che solidità.
E poco importa se c’è qualche battuta azzeccata, se il secondo finale non è proprio a tarallucci e vino, se Eva Riccobono è bellissima. Non ci siamo, Carlo. Ma tanto, a te che importa? Hai imposto il tuo film sul mercato, 835 copie uscite venerdì. Questa è volgarità (ben premiata, tra l’altro, con 5 milioni 5 di incasso).

Francesco

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2 Comments

  1. Posted 17 marzo 2008 at 23:38 | Permalink | Rispondi

    il problema è sempre lo stesso… a Verdone piacciono i verdoni che fa solo facendo Ivano e Jessica (soprattutto fuori Roma adorati).

    Quando prova a fare un film più gentile e studiato resta al Verde…

  2. anonimo
    Posted 22 luglio 2008 at 20:09 | Permalink | Rispondi

    TU NON HAI CAPITO UN BEL NIENE DEL FILM…FORSE ERI COTTO !!!

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