Ripubblichiamo, oh yeah!

Onora il padre e la madre (Before the Devil Knows You’re Dead) di Sidney Lumet
 
L’esplosione calcolata e imprevedibile di una famiglia. Imprevedibile perché i due figli, cresciuti, sono di relativo successo (o perlomeno lo erano): Philip Seymour Hoffman è il dirigente di un settore di un’azienda immobiliare, ma cerca soldi per fuggire dall’America – forse per coprire alcune sue malefatte, di sicuro per provare a ricucire il matrimonio. Ethan Hawke è un inetto (direi, un ruolo una carriera), un tempo era di successo (teneva il mondo per le palle) ma ora provato da un divorzio e da altri sfighe, si trova ad avere un disperato bisogno di soldi per gli alimenti.
Il primo è luciferino, l’altro è il fallito che gli vende l’anima. Ma il piano diabolico prevede la rapina alla gioielleria dei genitori di entrambi: una sorta di risarcimento simbolico per il personaggio di Hoffman, sempre attaccato dal padre in quanto il più grande e il più brutto, l’ultima speranza di una vita decente per Hawke.
Ovviamente, tutto va a rotoli in modo sempre più tragico. E devastante. Non c’è pietà: è un mondo cattivo e nero, e la famiglia è il suo cuore pulsante. I due figli architettano assieme il piano, ma Hawke va a letto con la moglie di Hoffman (Marisa Tomei sempre nuda per i primi tre quarti di film). I genitori chiedono fuori tempo massimo il perdono per le proprie colpe, e a nessuno salta anche lontanamente in testa di perdonare.
Ciò che rende ancora di più interessante la parabola dei pezzi che saltano in aria dopo la rapina è la scomposizione in punti di vista e piani temporali diversi intrecciati tra loro, per cui si segue il percorso di ciascuno prima e dopo la rapina: tutto è scritto, ma ognuno ci mette la sua scrittura di cattiveria e incapacità.
Il padre è stronzo solo come gli uomini di altri tempi sanno essere, il figlio (i figli) è squalo/cocainomane/malvagio e ignavo/pasticcione/codardo/scemo, lo spirito santo è il demonio. Amen.

Manu

11 Comments

  1. DottorCarlo
    Posted 20 marzo 2008 at 09:25 | Permalink | Rispondi

    Ho trovato molto buono il film.
    Unico punto debole il personaggio della Tomei, secondo me.

    Lodevole, a mio avviso, il fatto che non ci si perda in psicologismi che avrebbero rischiato di risultare semplicistici e di inquinare il tono della sceneggiatura.
    Insomma, il padre è stronzo, Hoffman ci mette del gran suo, hanno tutti torto, ma non si arranca nell’indagine delle pieghe.

  2. anonimo
    Posted 21 marzo 2008 at 01:25 | Permalink | Rispondi

    Però non facciamone un capolavoro, dai

  3. anonimo
    Posted 21 marzo 2008 at 12:26 | Permalink | Rispondi

    sono d’accordo con il commento numero due.
    bello, ma non è che proprio ci sia impazzito.
    e “il tragico e devastante” a un certo punto diventa pure un po’ troppo, no?

    spolier:

    francamante:
    il fratello della tipa, quello che minaccia hawke, sembra una macchietta in libera uscita dai sopranos.
    lo spacciatore gay con il mega attico?
    sniffare in ufficio?
    a un certo punto anche basta così.
    e colonna sonora pessima.
    toh.

    Fmc

  4. anonimo
    Posted 21 marzo 2008 at 19:37 | Permalink | Rispondi

    io e fede mc amici
    e per tornare alla sempre verde politica degli autori: ma esiste un legame forte, una riconoscibilità che attraversa le ultime prove lumettiane? a mio avviso non se ne scorge un’oncia se non nell’atto dell’imitazione o dell’emulazione. mi spiego. è la stessa l’idea avuta di fronte all’episodio in Eros di Antonioni: l’ha girato qualcuno che ha visto i film del maestro e ne ha riproposto la summa poetico-estetica (con il risultato che ci si spanza dalle risate…). Per Lumet il discorso è identico: qualcuno gli ha scritto e girato un film che riecheggia le sue ipotesi e strategie narrative, le venature noir di storia e caratteri. Poi, detto tra noi, il buon Lumet non si è mai interessato, nell’atto di fare cinema, di parlarci anche di cinema. diamogliene atto senza pomparlo troppo.

    DT

  5. anonimo
    Posted 22 marzo 2008 at 19:14 | Permalink | Rispondi

    Concordo con chi dice che il film è buono ma non ne va fatto un capolavoro. Forse si dilunga un po’ troppo nella parte centrale e in certi particolari, per esempio Hoffman che è sia cocainomane che eroinomane, cerca di caratterizzare in maniera eccessiva i personaggi. Tuttavia trovo interessante come quest’anno il tema della famiglia rappresenta come nucleo dove si propaga falsità, utilitarismo, e bassezze umane in genere sia centrale in alcune delle proiezioni più convincenti (come in Into The Wild, ma soprattutto nel meraviglioso There Will Be Blood)

    Sig. Mostarda (Vs. assiduo lettore)

  6. anonimo
    Posted 3 aprile 2008 at 12:20 | Permalink | Rispondi

    Perchè il film ha un unico ritornello in colonna sonora?
    Perchè hoffmann lascia il biglietto da visita al ricettatore? Perchè si mettono a urlare puntualmente sulle scene del crimine facendosi sentire da tutti? perchè parlano puntualmente di omicidi e rapine al telefono? come mai il padre sembra un assassino professionista nell’oirganizzare meticolosamente l’esecuzione del figlio? e perchè dopo tutta questa scrupolosità se ne va dopo aver chiamato l’infermiera facendosi sgamare di brutto?
    a cosa serve il personaggio della sorella?
    Perchè Hawke torna nel bar e si fa beccare dal fratello dela tipa?
    A fare il puntiglioso, a me sembra pure poco credibile che la vecchia madre si metta a sparare al rapinatore (maisopportate in generale le scene di rapina nei film in cui qualche coraggioso impiegato si butta sull’allarme e si fa crivellare…ma perchè mai?)
    boh, a me pare faccia acqua da tutte le parti
    lonchaney

  7. anonimo
    Posted 3 aprile 2008 at 12:21 | Permalink | Rispondi

    perchè in tutti i film con philip seymour hoffman c’è il “momento philip seymour hoffman ” con prtimo piano di lui che suda nevrotico con espressione contrita?
    lonchaney

  8. Posted 10 aprile 2008 at 17:25 | Permalink | Rispondi

    Caro Lon,
    io penso sempre che a noi tocca il “momento Battiston” – il philip seymour hoffman di noartri – che guarda una donna che non può avere (oggetto del desiderio) con l’espressione “destino ingiusto + natura matrigna + cuore d’oro + simpatia = nutrite tenerezza per me”

    manu

  9. anonimo
    Posted 17 aprile 2008 at 12:53 | Permalink | Rispondi

    non sarebbe male un remake di svitati cordiretto da ezio greggio e mel brooks con hoffman e battiston protagonisti…
    preferisco comunque “non pensarci” a “onora i buchi di sceneggiatura”
    lonchaney

  10. anonimo
    Posted 16 luglio 2008 at 00:35 | Permalink | Rispondi

    A me, che sono un ignorante, inizialmente ha lasciato il ritratto nero e soffocante (e aggiungerei mostruosamente americano) di cui parlava manu. Ripensandoci un attimo, però, a ragionissima lon. D’altronde, alcune falle potrebbero essere sopportabili, il punto del film è un altro, l’azione è il pretesto per il ritratto in nero di cui sopra… Il momento PSH, caro lon, mi sa che ce lo sciropperemo ancora a lungo… è troppo bravo, quello lì, a fare la faccia contrita. Sembra che si sforzi per cacare…

  11. anonimo
    Posted 16 luglio 2008 at 00:36 | Permalink | Rispondi

    Ed ero fer sid. Uffa…

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