TUTTA LA VITA DAVANTI

Il signor regista Paolo Virzì ha deciso che era giunto il momento di dire la propria su giovani e precarietà, su mondo dei call center e lauree inutili, sul lavoro-che-non-c’è e sogni di gloria infranti. Così, il signor regista Paolo Virzì ha dato un’occhiata a qualche blog, deciso che ce n’era uno che gli piaceva più degli altri (o forse non si è dato il disturbo di cercare oltre), chiamato il suo amico sceneggiatore Francesco Bruni (N- Io e Napoleone, Caterina va in città, My name is Tanino) e girato un film "di denuncia" sulla "volgarità" dell’ "Italietta di oggi" col sapore "agrodolce" della più "alta tradizione" della "commedia all’italiana" guardando "a Monicelli e a Dino Risi".
Il signor regista ha quindi immaginato che il mondo di un call center della periferia romana, quartierone fieristico spoglio e luccicante vetro e acciaio, fosse popolato da aspiranti veline con tatuaggi lombari, bruttarelle frigidette che ansimano di godimento alla vendita telefonica di un frullatore o quel che sia, team leader botulinate imbrigliate in corsetti sadomaso, sindacalisti Nidil imbranati che parlano a teste vuote e rimpiangono i presidi mirafioristi anni settanta ma in fondo preferiscono i fondoschiena sodi alle tute blu, giovani neoyuppies che sfogano repressioni in sedute motivazionali distruttive, candide neolaureate cum laude in filosofia che annaspano alla ricerca di una possibile connessione tra Heidegger e mondo del telemarketing, figlie ovviamente di madri ex sessantottine-professoresse-ex femministe che non disdegnano, ogni tanto, una canna rullata bene.
Il signor regista Paolo Virzì non sa forse che il mondo dei call center è popolato al 90% di quelle laureate cum laude di cui egli fa un’eccezione. Il signor regista Paolo Virzì non sa che i volantini sindacali all’interno dei suddetti call center non servono per sventolarsi dall’afa romana mentre si parla de Guendalina der Grande Fratello, ma vengono addirittura letti, a volte. Il signor regista Paolo Virzì non sa che durante la pausa sigaretta non ci sono solo riunioni di sgallettate che parlano dell’ultimo rivoluzionario metodo di epilazione, ma che si parla soprattutto, in maniera ossessiva forse, del lavoro svolto, di quanto sia frustrante, dei sogni accantonati, delle paure e delle incertezze. Il signor regista Paolo Virzì non sa che la presunta indifferenza, il mancato senso di coesione e lotta è figlio di contratti ridicoli, che ti tolgono il fiato, che ti costringono a trovare una motivazione in ciò che fai perchè quel lavoro ti serve e sai che potresti perderlo. Che negli anni settanta Biagi era solo il nome di un giornalista un po’ bacchettone e non evocava spettri di leggi sulla flessibilità.
Il signor non regista Ascanio Celestini, qualche mese fa, ha girato un non film su un call center romano chiamato Atesia, ha mostrato che ci sono ragazzi, guarda un po’, ventenni, che sanno che il Grande Fratello esiste e magari ne hanno vista anche qualche puntata, ma che si sono organizzati, all’interno di un call center, perchè hanno compreso che qualche diritto lo avevano. Il signor non regista Ascanio Celestini li ha fatti parlare, ha fatto vedere i volantini da essi stessi prodotti, la sala un po’ fatiscente in cui si sono riuniti per mesi, le loro piccole vittorie. Anche le loro sconfitte. Ma ha prodotto un documento reale, struggente, sincero, fatto di dolore ma anche di speranza, perchè magari il cinema non cambierà il mondo o la storia o lo stato delle cose ma un piccolo aiuto a comprendere è obbligato a darlo.

Paolo Mereghetti ha scritto che Tutta la vita davanti è l’Amarcord dei nostri tempi. Qualcun altro che la Ferilli è la Gloria Swanson de noantri.
Ai posteri l’ardua sentenza, poetava un vecchio liberale.
L.

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52 Comments

  1. anonimo
    Posted 1 aprile 2008 at 10:22 | Permalink | Rispondi

    con questa stroncatura – e quella più feroce della mia ragazza – da un lato. E la “laude” di Menarini (et altri) dall’altro, non posso proprio lasciarmelo scappare. Sarà peggio di “Mobbing”?

    s.

  2. anonimo
    Posted 1 aprile 2008 at 11:12 | Permalink | Rispondi

    Fatte le debite proporzioni cinematografiche, è un po’ come dire che il Padrino è brutto perché la mafia è cosa più seria e cattiva di come viene rappresentata nel film.
    Cerchiamo di esser seri.

  3. Posted 1 aprile 2008 at 11:58 | Permalink | Rispondi

    Io sinceramente non credo che il raffronto, anche fatte le debite proporzioni, regga…

  4. anonimo
    Posted 1 aprile 2008 at 12:51 | Permalink | Rispondi

    Quando un film si confronta con un problema sociale o storicamente problematico è difficile (e un pò miope) valutarlo esclusivamente per le sue qualità squisitamente “filmiche”. Esempio: una fiction rai sull’italia durante la seconda guerra mondiale. Potrebbe essere fatta benissimo (è solo un’ipotesi), ma se ti racconta del fascismo come dittatura dal “volto umano”, allora come fai a valutarlo esclusivamente secondo i parametri del cinema? E’ solo un esempio, è chiaro che Virzì affronta un argomento meno delicato. Però se lo fa con tutti gli stereotipi culturali e sociali del caso, perchè mai sarebbe poco serio farlo notare?

    s.

  5. anonimo
    Posted 1 aprile 2008 at 13:14 | Permalink | Rispondi

    lo so che non bisognerebbe giudicare un film senza prima, prima vederlo, ma dai trailer piu’ che amarcord questo sembra una puntata caciariona di camera cafe’. almeno per mobbing la comencini si era presa la briga di parlare con sindacalisti e vittime del mobbing e alla fine il film era efficace.
    qua i virzi’, i soldini, i mazzacurati magari saprebbero anche fare cinema, ma non sono capaci di uscire dal punto di vista del loro comodo salotto. allora cari miei parlate di salotti non di cose importanti ma troppo lontane da voi.

    saluto
    gig.

  6. DottorCarlo
    Posted 1 aprile 2008 at 13:56 | Permalink | Rispondi

    Porca vacca, ci speravo tanto in sto film, dato che Virzì comunque è bbuono, tanto per andare sul trito: colui che è riuscito a riproporre eccetera nell’ambito di una realtà mutata rispetto ai 60, ma che in fondo è sempre uguale in determinati meccanismi alla base per cui bla bla.

    Penso che in effetti, qui forse di più che altrove, conti lo sguardo di chi assiste, con il suo retroterra di esperienze eccetera; io non ho ancora visto il film, ma purtroppo ho conosciuto realtà un po’ diverse da quelle descritte dalla Pape..

    Per cui insomma, in ogni caso come scrive s. non ce lo si può lasciar scappare.

    COmplimenti sinceri per lo stile di scrittura e per il post in generale, davvero ottimi e “avvincenti”, secondo me.

  7. Posted 1 aprile 2008 at 17:13 | Permalink | Rispondi

    Ognuno avrà lavorato in un call center diverso, ma non credo che la realtà mostrata da Celestini escluda quella messa in caricatura da Virzì. Lui più che sugli stereotipi gioca sul grottesco, e secondo me funziona. E il suo sguardo è tutt’altro che salottiero.

    La Ferilli non è di sicuro la Swanson, ma quando al posto del completino sadomaso tira fuori la carrozzina ti arriva un pugno allo stomaco.
    E’ un film grottesco e fastidioso, e alla fine è abbastanza naturale che faccia male. Io mi sento abbastanza postero da decidere che è un gran film.

  8. DottorCarlo
    Posted 1 aprile 2008 at 17:26 | Permalink | Rispondi

    Meno male, Leonardo mi rinfranca, e mi parla di un Virzì più vicino a quello che conosco io.

    Pape, forse la tua critica è un po’ ideologica?

    Sarà comunque il caso che prima di continuare vada al cine..

  9. Posted 1 aprile 2008 at 17:27 | Permalink | Rispondi

    Recensione de La grande guerra: “Il signor regista Monicelli non sa che tanti valorosi soldati hanno fatto il proprio dovere e si sono immolati per il bene della patria”.

    Recensione de La dolce vita: “Il signor regista Fellini non sa che ci sono tanti giornalisti che non frequentano i night club e combattono per un mondo migliore”.

    Recensione di C’eravamo tanto amati: “Il signor regista Scola non sa che tanti partigiani non sono dei falliti nostalgici o dei traditori ma si sono fatti strada nella società per un’Italia migliore”.

    Recensione di Pulp fiction: “Il signor regista Tarantino non sa che al mondo c’è tanta gente onesta che non va in giro ammazzando rapinando e stuprando”.

    Ragazzi, con tutta la stima e l’affetto: ma chi l’ha scritta sta recensione, il Commissario del Popolo? Va bene, benissimo stroncare (il film è pieno di difetti anche se secondo me è bello e importante), ma insomma, qualche argomento un po’ più cinematografico? O si può scherzare su tutto, ma lasciate stare i call center e i lavoratori? Suvvia.

  10. anonimo
    Posted 1 aprile 2008 at 19:06 | Permalink | Rispondi

    parto anche io in quarta senza aver visto il film e autodenunciandomi come non proprio un fan di virzì.
    secondo me se lo scopo dichiarato del film è quello di rappresentare l’italia che ci circonda e il terribile mondo del lavoro, forse per quello va giudicato. Per altro dubito che da un momento all’altro virzì sia diventato wong kar way… magari mi sbaglio, eh? ma non mi sembra ci sia stato mai molto da dire oltre al “messaggio” nei suoi lavori.
    vabbeh, poi vedrò e giudicherò.
    Fmc

  11. DottorCarlo
    Posted 1 aprile 2008 at 21:19 | Permalink | Rispondi

    No, infatti non è kar-wai; ciononostante il “messaggio” può essere detto in tante maniere, più o meno consone o riuscite, ma che t’o’ dico a ffà, ce lo sai mejo de me.
    Ma secondo me queste maniere andrebbe valutate anche in se stesse, per una riuscita intrinseca.
    Senza arrivare ai manierismi, ma neanche concentrandosi, pure in sede di lettura, unicamente sul “cosa dice”.

    Spero di non essermi espresso in maniera confusa; secondo me anche in film del genere è importante il dato appunto filmico e non solo meramente testuale (pure se questo magari vi ha un peso relativo maggiore).

  12. anonimo
    Posted 1 aprile 2008 at 22:44 | Permalink | Rispondi

    Condivido. Veramente un film fastidioso, anche per altri motivi più banali che non quelli “sociali” menzionati da te. Certo ho riso in qualche scena (l’arrivo di Ghini sul trespolo due ruote), ma certe virate mal raccontate (l’omicidio) erano proprio inguardabili, avevo la sensazione di assistere a un film leggero (non nell’accezione monicelliana, ma in quella vanziniana) E a me erano piaciuti bene o male quasi tutti i precedenti Virzì, sono andato al cinema più per lui che per la trama che francamente rischiava già sulla carta di essere una fregatura. L’anonimo che ha elencato le finte stroncature di vari splendidi film del passato sappia che questa non è proprio la pellicola su cui esercitare la sua creatività.
    Ps. Mereghetti si ricrederà.

    feedbach

  13. anonimo
    Posted 2 aprile 2008 at 10:09 | Permalink | Rispondi

    Ammazza che recensione ideologica.
    Maria Sung

  14. Posted 2 aprile 2008 at 10:12 | Permalink | Rispondi

    Come ho detto ieri sera in puntata, ho lasciato da parte, per veemenza o urgenza di dire ciò che non mi era andato giù, argomenti più meramente filmici.Anche perchè non mi è parso ci fossero soluzioni registiche così straordinariamente degne di nota. In generale Virzì si è sempre concentrato più sul funzionamento della sceneggiatura e dei contenuti che sul resto. Ma un film mi pare sia un impasto di diversi elementi, poi magari sbaglio. Non sono un Capitano del Popolo, e mi pare che i film tirati in ballo, il tempo mi darà torto o ragione, siano e siano stati a loro tempo più urtanti e memorabili. Non ho mai detto lasciamo stare i lavoratori e i call center, al contrario, quello che avrei voluto è che il film riuscisse ad essere più feroce. Poi cosa sono gli argomenti più cinematografici? Un film è sceneggiatura camera fotografia montaggio e tutto il resto. Dove sta scritto che la povertà di contenuti passa in automatico in secondo piano perchè sarebbe un argomento cinematografico di serie b? Si può concordare o discordare sul film, da tante angolazioni. Mi sono presa la libertà di sceglierne una. Tutto qua

  15. Posted 2 aprile 2008 at 10:16 | Permalink | Rispondi

    Certo che è una recensione ideologica!!Lo confermo!

  16. anonimo
    Posted 2 aprile 2008 at 11:16 | Permalink | Rispondi

    Mariarosa Mancuso dice le stesse cose, da un altro punto di vista, ma le stesse cose

    http://www.ilfoglio.it/cinemamancuso/40

  17. Posted 2 aprile 2008 at 12:47 | Permalink | Rispondi

    Ho letto or ora la Mancuso…non mi pare proprio di dire le stesse cose..

  18. anonimo
    Posted 2 aprile 2008 at 14:04 | Permalink | Rispondi

    film mediocre, approsimativo, fastidioso. e punto.
    ma al di là che celestini dica e/o faccia vedere, cose più a sinistra sul precariato di quanto faccia virzì…questa recensione noiosa (ideologica ovviamente) cosa ci dice di più?
    no così non và, no non ci sto
    non in stile secondavisione

    affetto eterno

    consuetudine

  19. anonimo
    Posted 2 aprile 2008 at 15:53 | Permalink | Rispondi

    il tono era volutamente grottesco, il risultato può piacere o meno ma sicuramente le intenzioni non erano di realismo

  20. Posted 3 aprile 2008 at 10:03 | Permalink | Rispondi

    Dissento, civilmente ma totalmente, con la tua recensione.
    Ciao
    manu

  21. Posted 3 aprile 2008 at 10:40 | Permalink | Rispondi

    TUTTA LA VITA DAVANTI-ATTO II

    I pensieri che ho espresso a proposito del film di Virzì, dettati sicuramente da un’urgenza di dissentire col tono di un film che mi ha irritato, sono a firma mia e non di secondavisione. Non so se esista uno stile secondavisione, a quanto pare non mi ci sono conformata, ma lo ritengo un peccato tutto sommato non mortale.
    Ora, sfiammando i toni, poichè mi rendo conto che la mia posizione è effettivamente troppo ideologica, non ho amato un film che ho trovato fastidioso per molte trovate di sceneggiatura che francamente sanno di già visto (crisi identitarie espresse attraverso desideri di maternità frustrati e maniacali, o attraverso il culto esasperato dell’immagine, leader carismatici ma con famiglie sfasciate ed ex mogli liftate, pochezza intellettuale ed assenza di coscienza civica inevitabilmente collegata alla teledipendenza e ai reality). Una rappresentazione a tal punto grottesca e macchiettistica, che nella sua urgenza di ridicolizzare tutto e tutti mi pare essere un po’ grossolana e mi ha infastidita. Certo a ciò si aggiunge un passato di esperienza diretta che mi ha reso difficilmente digeribile lo svilimento senza scampo di una generazione intera di “bamboccioni” (riprendendo le parole che a loro tempo suscitarono tanto scandalo), quando il mio vissuto, personalissimo, mi ha dimostrato l’esatto contrario.
    Sperando di avere in tal modo, almeno nello spazio ristretto di un commento, fatto ammenda di un giudizio dai tono troppo infuocati e che -mea culpa- poco si adattano forse allo stile secondavisione, metto in chiaro, se mai ce ne fosse bisogno, dato che sono stata accostata alla Mancuso (non so se altro in vita mia mi abbia causato un dolore più grande…a parte la scomparsa di Corrado Guzzanti dalla tv intendo), che non c’è nulla che da me sia più lontano delle posizioni espresse dalla suddetta.
    Con affetto
    pape

  22. anonimo
    Posted 3 aprile 2008 at 11:23 | Permalink | Rispondi

    Fede, come fai a dire che a Virzì interessa solo il messaggio? Virzì sa raccontare, costruisce personaggi veri (accanto a macchiette riuscite), ha un senso del ritmo travolgente e in questo caso, riesce a tratti a far venire persino i brividi.
    Basta guardare come dirige la Ragonese, con quel passo da bersagliere e i piedi a papera per capire che virzì è un regista vero.
    cher non sia wong kar wai è ovvio, non è quel tipo di regista, ma di stile ne ha da vendere.

  23. anonimo
    Posted 3 aprile 2008 at 12:24 | Permalink | Rispondi

    tommy non dice niente su virzì? fremo all’idea di litigarci un po’…
    ;-)
    lonchaney

  24. Posted 3 aprile 2008 at 13:03 | Permalink | Rispondi

    Temo che non sia Virzì a essere grottesco e macchiettistico, bensì la vita.
    Non so se avete visto già questa scena (http://www.youtube.com/watch?v=fIlRUYm3ANQ), che probabilmente in un film di Virzì risulterebbe “grottesca e macchiettistica”, e invece, ahimè, è presa dal vero. Naturalmente avete diritto di non riconoscervi, ma le sciampiste esistono, i Lucio2 esistono, ed esistono anche le donne in carriera con la carrozzina isterica, anche se sono banali.

    Allora il problema è questo: esiste un genere cinematografico, la commedia all’italiana, che ha sempre prosperato sul grottesco e sul macchiettismo (al punto che forse ha contribuito a rendere l’Italia ancora più grottesca, ma questo è un altro discorso).

    Poi c’è un cinema lievemente diverso, che negli ultimi 20 anni ha cercato di smussare le punte senza però aggiungere consapevolezza, versando sopra tanta melassa e spostando la scena nei salotti borghesi: ed è il cinema italiano bruttino.

    Virzì non magari non fa capolavori, ma fa commedie all’italiana. Temo che chi lo trovi grottesco ed eccessivo stia inconsapevolmente arrendendosi a quel tipo di cinema italiano che ha paura di essere grottesco perché offenderebbe gli spettatori.

    Io credo che gli spettatori vadano offesi, e “fastidioso” l’ho usato come complimento.

  25. anonimo
    Posted 3 aprile 2008 at 18:17 | Permalink | Rispondi

    E’ pazzesco quanta gente ci faccia sù un bel po’ di soldi con ‘sta “precarietà”: film, libri, articoli, programmi tv…tutta gente che precaria non lo è mai stata!
    Sbaglio?

  26. Posted 3 aprile 2008 at 18:27 | Permalink | Rispondi

    io, leonardo, continuo a non capire dove stia il “fastidio”. non ha il fastidio che la migliore commedia all’italiana ha espresso. è un film banale e superficiale, che c’entra poco con la commedia all’italiana (intesa in senso storico, per così dire) proprio perché non graffia, non colpisce, non fa nulla di niente. lo spunto (un aspetto della società di oggi) è “da” commedia all’italiana. ma dov’è l’occhio di sordi de “il boom”, dov’è la fastidiosa inconsistenza di gassman de “il sorpasso”, dov’è la crudeltà di bette davis (tanto per giocare di rimandi) de “lo scopone scientifico”, che pure è un tardo esempio?
    che virzì sia bravo a dirigere gli attori è fuori discussione: ha quasi sempre colto il meglio dai suoi interpreti.
    ma non basta.
    qui il problema è di sce-neg-gia-tu-ra. va bene come punto di vista cinematografico?

  27. anonimo
    Posted 3 aprile 2008 at 22:22 | Permalink | Rispondi

    per il commento 22:
    semplicissimo.
    con del sano pregiudizio!
    (continuo a non aver visto il film)
    regaz, non è colpa mia…
    è che sto sotto per will ferrell in questo periodo.
    poi oh…
    a me ha intenrito 5 minuti caterina va in città
    e ho riso per la scena dei rutti di ovosodo.
    per il resto a me questo virzì qui…
    Fmc

  28. Posted 4 aprile 2008 at 13:07 | Permalink | Rispondi

    Sono completamente d’accordo. L’ho trovata un’operazione furba, nata nei soliti salotti social-borghesi. Sull’argomento, bisognerebbe farne un film alla Ken Loach, non la solita commediola agrodolce italianotta.

  29. anonimo
    Posted 4 aprile 2008 at 14:24 | Permalink | Rispondi

    il mio “fastidio” è da intendersi come repulsione per alcune scene, altro che grottesche, ma scritte sgomitando un pò qua e un pò là!
    dunque non come “fastidio pungente” per la realtà, una delle tante, mostrataci nel filmme.
    e poi tutto quel rimestare sul Filosofo.
    dio mio

    preghiamo in pace

    consuetudine

  30. anonimo
    Posted 4 aprile 2008 at 15:05 | Permalink | Rispondi

    non sarà che voi giovani giornalisti di talento, e anche voi che volevate un film “alla Ken Loach”, siete rimasti un po’ offesi dalla scena della cena tra ex studenti di filosofia?
    farsi prendere per il culo dispiace sempre un po’…

  31. anonimo
    Posted 4 aprile 2008 at 15:48 | Permalink | Rispondi

    Partendo dal presupposto che non ho ancora visto il film, ancora perchè la curiosità me l’ha suscita, ho ascoltato in archivio l’ultima puntata di seconda visione e onestamente l’opinione della Papessa mi è parsa chiara ed anche equilibrata.
    Da un film sul precariato in Italia personalmente mi aspettavo qualcosa oltre una facile risata. Onestamente come ci si può porre diversamente? Soprattutto in un momento delicato come questo perchè non guardare al problema anche dall’interno attraverso gli occhi del lavoratore atipico reale? Mi pare normale che altrimenti lo sguardo possa sembrare superficiale.
    Ciò senza togliere che si può comunque piacevolmente vedere il film che infatti spero di recuperare.

  32. Posted 4 aprile 2008 at 17:39 | Permalink | Rispondi

    Un film alla Loach.

    Premesso che Loach ne ha fatti di belli e di meno belli, dopo aver visto l’ultimo di Loach spero che Ken vada a vedere Tutta la vita davanti col blocco degli appunti.

    Dopodiché è vero, no, non è il Boom e non è Lo scopone scientifico. Potrei aggiungere che non è Gli anni ruggenti e nemmeno Divorzio all’Italiana.

    Vogliamo vedere l’altra metà del bicchiere? Ci sono molti altri film in grado di descrivere un po’ d’Italia contemporanea come questo, negli ultimi anni? Senza giovanilismi o salottismi o lieti fini? Se me ne citate una dozzina io sono contento.

  33. anonimo
    Posted 4 aprile 2008 at 19:00 | Permalink | Rispondi

    Ragazzi, avete mai sentito parlare di “pensiero laterale”? Ci sono mille modi per parlare della realtà ed essere pregnanti, perchè arenarsi nel realismo ormai boccheggiante di Ken loach? vi ricordo che alcuni dei film che meglio analizzano il presente, la società e bla bla bla sono film di fantascienza…(segue lista sterminata di esempi)
    secondo me il registro grottesco adottato da Virzì è l’unico possibile, adesso.

    lonchaney

  34. DottorCarlo
    Posted 4 aprile 2008 at 20:00 | Permalink | Rispondi

    @Lon: forse il grottesco non è proprio l’unico modo possibile, anche questo dipende un po’ dalle scelte, ma secondo me hai centrato la questione: non capisco perché di qualcosa si possa e/o si debba parlare solo in una determinata maniera, perché un argomento possa essere approcciato solo da un lato e in un modo precisi.

    Certo, il film non è un trattato di sociologia, ma neanche mi sembra tanto superficiale e vuoto.
    La bivalenza dei punti di vista e della situazione attuale è benissimo colta, secondo me, nella discussione che la Ragonese ha con il sindacalista Mastandrea. Per esempio.
    E mi sembra che proprio tale bivalenza (su più versanti, poi) sia uno degli ingredienti basilari della commedia all’italiana.

    E passando ai confronti con la “realtà vera”, pure non lavorando io in un call-center, ma in un ambito che si immaginerebbe un po’ differente (l’editoria libraria), ho conosciuto ahimè più di una persona che preferisce comprare e leggere TV-Sorrisi e Canzoni piuttosto che una *qualsiasi* altra rivista (non dico Internazionale o Diario o simili, ma TV-Sorrisi e Canzoni, signora mia..).

  35. anonimo
    Posted 6 aprile 2008 at 13:18 | Permalink | Rispondi

    #30
    nooo…io non mi sento giornalista ma proprio per niente, e tantomeno i miei hanno il superattico pariolino…condizioni imprescindibili per sentirsi presi per il culo da quella scena.
    Comunque ragazzi, che fico il polverone sollevato…evviva il dibattito!!! :)

  36. anonimo
    Posted 10 aprile 2008 at 10:17 | Permalink | Rispondi

    Adesso mi aspetto un post di Luciana su Juno, dove si obietta che il mondo dei consultori americani non è per niente così, figuriamoci poi il dramma delle teenager incinte, frutto di una scellerata politica di educazione sessuale nelle scuole basata sull’astinenza.
    Maria Sung

  37. anonimo
    Posted 10 aprile 2008 at 11:34 | Permalink | Rispondi

    qualcuno ha letto Escobar sul Sole di domenica 6?
    p.

  38. anonimo
    Posted 10 aprile 2008 at 16:40 | Permalink | Rispondi

    l’ho letto io, teribbile.
    povero escobar
    lonchaney

  39. anonimo
    Posted 10 aprile 2008 at 17:08 | Permalink | Rispondi

    il punto è che la recensione critica il film per i motivi sbagliati ma rimane il fatto che questo film è il solito prodotto immaturo italiano, pieno di retorica e con una sceneggiatura confusa. per una volta tatno invece gli attori sono bravi

  40. Posted 10 aprile 2008 at 17:22 | Permalink | Rispondi

    Link per Escobar

    http://www.mymovies.it/dizionario/critica.asp?id=302762

    una furia del genere meriterebbe obiettivo migliore, che ne so, tipo Juno.

    manu

  41. anonimo
    Posted 10 aprile 2008 at 17:52 | Permalink | Rispondi

    macchè, manu, juno è il tipico film piacione che esalta tommy.

    lonchaney

    p.s.: ovviamente juno non l’ho visto, ma il furor della pugna mi spinge a colpir basso

  42. DottorCarlo
    Posted 10 aprile 2008 at 22:00 | Permalink | Rispondi

    Ma dai? Manu che così, quatto quatto fra le righe, mi lancia una frecciatina a Juno?
    Chi lo avrebbe mai detto? …

  43. anonimo
    Posted 11 aprile 2008 at 09:59 | Permalink | Rispondi

    eh eh, manu è una pentola a pressione, prevedo il botto…

  44. Posted 11 aprile 2008 at 10:11 | Permalink | Rispondi

    #36
    ma secooooooondo te???????????? Ma ti pare che qundo ho scritto di Ratatouille ho difeso i poveri chef che si fanno il mazzo da mane a sera? O quando ho commentato non e’ un paese per vecchi ho detto che al confine americano abitano anche tante brave persone che non si sognerebbero mai di rubare una valigetta con due milioni di dollari dentro?
    O quando ho commentato in trasmissione, che ne so, di Sweeney Todd, ho forse detto che non mi è mai capitato di essere nemmeno graffiata dal rasoio della parrucchiera che mi sfilava i capelli?
    Per favore…..Con affetto
    Lu

  45. Posted 11 aprile 2008 at 10:23 | Permalink | Rispondi

    @dott. carlo: si, di solito non lo faccio, ma visto che ho deciso di non scrivere interventi, né commenti sopra le 5 righe, bisogna accontentarsi. Per ora leggo e medito e taccio.

    manu

  46. DottorCarlo
    Posted 11 aprile 2008 at 11:37 | Permalink | Rispondi

    eh eh.. più che altro, cercava di essere una battuta garbata sul fatto che mi aspettavo da un momento all’altro un commento non proprio positivo su quest’altro figlio del Sundance, e l’averlo posto così di soppiato l’ho trovato divertente..

  47. Posted 11 aprile 2008 at 16:57 | Permalink | Rispondi

    I dogmi sono tali perché rimangono validi e inalterati su singolari diversi. Visto il putiferio su film “nascosto” come The Savages, mettermi a questionare su Juno è sinceramente una delle ultime cose che desidero al mondo. Ci sarebbe anche da parlarne seriamente, ma toccherebbe citare Ferrara, e quindi preferisco dedicarmi al badminton.

    manu

  48. anonimo
    Posted 11 aprile 2008 at 20:13 | Permalink | Rispondi

    Posso dirlo anche qui? Juno è un filmetto insopportabile e pretenzioso e furbetto e davvero non riesco a capire come abbia fatto a piacervi…
    Erica Z.

  49. anonimo
    Posted 14 aprile 2008 at 11:23 | Permalink | Rispondi

    Ma che bello. Finalemente un’altra recensione leziosetta e ri-trita. Il Nostro recensore cum laude fa a tutti la lezioncina su come è davvero l’Italia e la realtà del precariato. E dimentica come al solito che un film non è un documentario. E comunque le canne si rollano. Non rullano. Scianel Totti

  50. Posted 15 aprile 2008 at 09:30 | Permalink | Rispondi

    si si rollano. era un refuso tipografico :) e lo so che un film non è un documentario….

  51. anonimo
    Posted 16 aprile 2008 at 00:14 | Permalink | Rispondi

    comunque da me si dice ‘rullare’

  52. anonimo
    Posted 4 maggio 2008 at 03:28 | Permalink | Rispondi

    Il film è liberamente ispirato da “il mondo deve sapere” di Michela Murgia. Praticamente la descrizione del call center viene direttamente da quel libro.
    Che poi la “rappresentazione (sia) a tal punto grottesca e macchiettistica, nella sua urgenza di ridicolizzare tutto e tutti (da essere) grossolana” lo penso anche io.
    Non condivido però la recensione che secondo me è esageratamente astiosa.

    ciao
    giorgio

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