Rapidi appunti dal Biografilm

Hats Off! (Jyll Johnston, USA, 2008)
La storia della newyorchese doc Mimi Weddell. E voi direte, chi è? Una novantenne che ha iniziato a fare l’attrice a sessanta, e da allora ha collezionato decine di apparizioni in film, spot, affissioni. Guardate qua e qua. Capito chi? La bravura di chi ha confezionato il documentario è stata quella di non fare recitare (talvolta) la Weddell davanti alla macchina da presa. Inoltre è azzeccatissimo l’uso del tempo, cioè la spazio tra una ripresa e l’altra, in cui vediamo, effettivamente, la Weddell invecchiare. Da vedere.

Where the Buffalo Roam (Art Linson, USA, 1980)
Bill Murray interpreta Hunter S. Thompson. Ma purtroppo non basta. Il film ha un valore più documentario che cinematografico, nel senso che è girato in maniera opposta a Paura e delirio a Las Vegas: qui siamo dalle parti del film classico, della commedia. Il film non ingrana, a volte svolazza, ma poco. Colonna sonora di Neil Young. No, non basta neanche questo.

Face Addict (Edo Bertoglio, ITA/SVI, 2005)
Bertoglio (fotografo della Factory di Warhol e cineasta) torna a New York dopo quindici anni. Nel 1990, infatti, è stato letteralmente messo su un aereo da una sua amica, visto lo stato di tossicodipendenza in cui era. Bertoglio va a New York per vedere i sopravvissuti di quell’epoca, considerando quanti se n’è portati via l’AIDS e l’eroina. Incontra Maripol, Walter Steding, John Lurie e tanti altri, e ricorda insieme a loro cos’era la città a cavallo degli anni ’70 e ’90, ci mostra fotografie e filmati dell’epoca. Ideale controaltare di Downtown 81, che però, purtroppo, me so’ perso.

Scott Walker: 30 Century Man (Stephen Kijak, USA/UK, 2005)
Da cantante pop, passando per interprete di Jacques Brel, arrivando ad album d’avanguardia scuri e apocalittici. Una carriera, quella di Scott Walker, solo apparentemente disordinata e schizofrenica. Nel documentario emerge netta, invece, una continuità. E poi assistiamo alle registrazioni di The Drift, ultimo disco del nostro, uno dei lavori più alti e oscuri usciti negli ultimi dieci anni. Da vedere assolutamente, propedeutico all’acquisto dei suoi dischi (no, però dai, The Drift o Tilt comprateli).

Francesco

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Un commento

  1. anonimo
    Inviato 18 giugno 2008 alle 18:53 | Permalink | Rispondi

    Bel documentario 30th Century Man…che ne dite invece di ‘Joy Division’ di Gant Gee?
    Ho un grosso problema con i documentari biografici sulla storia del rock (sto escludendo i cosiddetti film-concerto). Razionalmente li trovo deprecabili: il solito rudere narrativo su cui, più o meno, modellare tutte le biografie della storia del pop. Eppure emozionalmente (argh), non posso fare a meno di sottoscrivere, applaudire, godermi le due ore di musica e di materiale di repertorio.
    Però siamo sempre lì. E nel peggiore dei casi è un susseguirsi di interventi da parte di critici/parenti/autorità che, interpellati sulla tal canzone o tal disco, dicono SEMPRE LA STESSA COSA (Transmission? Oh it was amazing…stacco…a kind of emotional landscape….stacco…the guitar seems to draw…di solito qui segue un’ardita figurazione lirica).
    In pratica il genere può essere descritto come una (godibilissima) pugnetta di due ore e mezza…bella, ma pur sempre una pugnetta.

    s.

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