MORTE A VENEZIA?

Archiviato il festival più criticato degli ultimi sessantacinque anni almeno, col suo infinito strascico di polemiche (edizione sottotono, star latitanti, Orlando si Orlando no, le gaffe di Wenders e il suo vesitito da brigadiere alla cerimonia di premiazione), ecco alcuni film visti al Lido, verso il quale, vento in poppa, chi scrive si è diretta noncurante delle critiche piovute sulla nostra povera Mostra (perchè la Patria non bastava).

RACHEL GETTING MARRIED (USA, 2008) di Jonathan Demme
Un’ inedita Anne Hataway per il ritorno di Demme al cinema di finzione dopo la parentesi documentaria (da The Agronomist a Jimmy Carter Man from Plains), a quattro anni di distanza da The Manchurian Candidate: convince, Anne dagli occhi di Bambi, nell’interpretare il ruolo di  Kym, ragazza interrotta fuori e dentro dai centri di disintossicazione, che esce dall’ennesimo rehab in occasione del matrimonio della sorella. Dietro agli abbracci e ai sorrisi è in agguato un’inquietudine costantemente accesa come le mille sigarette di Kym, che esplode nel momento in cui la ragazza ruba la scena, più o meno inconsciamente, alla futura sposa. Di fronte agli ospiti riuniti di fronte ad una tavolata multietnica  per le prove generali del pranzo nuziale, Kym si esibisce in un imbarazzante monologo. Vorrebbe essere un mea culpa (grava sulle sue spalle la colpa tremenda della morte del fratellino) ma viene intrepretato (e forse lo è) dalla sorella come l’ennesimo capriccio di chi ha saputo per tutta la vita rubarle la scena. Esplodono rancori e urla, compare la madre (la rediviva Debra Winger) chiusa e assente, o forse solo prosciugata dal dolore di una madre divisa tra l’odio e l’amore per  una figlia  colpevole.  Demme  sciacqua i panni  in Danimarca e  gira quasi alla Dogma, con le camere in costante movimento incollate ai personaggi, a sondarne le pieghe più nascoste dell’animo. Un buon film, con momenti di dramma intenso stemperati da intermezzi ironicamente casalinghi ( la gara tra il padre e il futuro sposo a riempire la lavastoviglie). Da vedere. Magari per contraddire questa recensione.

LES PLAGES D’AGNES (Francia, 2008) di Agnes Varda
Si presenta al Palabiennale, Agnes Varda coi capelli bicolore, accompagnata da Muller, perchè, dice, la gioia più grande per un regista è vedere una sala piena. Purtroppo a smussare l’emozione della sua apparizione ci si mettono i sottotitoli, in asincrono rispetto al film  per una buona mezz’ora. Ma quando la situazione torna alla normalità e i fischi ai proiezionisti si placano resta solo il piacere della visione di una straordinaria vita, ripercorsa a rebours, riavvolgendone il nastro. Specchi e fotografie in bianco e nero sulla spiaggia di Sete il tocco di poesia che la cineasta sceglie per costruire il racconto della sua esistenza, in una sorta di eredità da lasciare ai figli, ai nipoti, o alla famiglia allargata dei suoi spettatori. I suoi viaggi e le foto, Cuba e la CIna, l’amore per il compagno di una vita Jacques Demy, gli esordi come regista, i suoi film, le amicizie della Nouvelle Vague, tutto gira in un caleidoscopio di immagini rimandando l’immagine di una nostalgia discreta, di un ottimismo indomito e di una sempre rinnovata capacità di provare stupore di fronte al mondo. Indimenticabili alcune chicche tratte da suoi film: da un giovanissimo Philippe Noiret agli esordi a Laura Betti e Jane Birkin che interpretano Stanlio e Ollio. Un orizzonte in cui tutto si ricompone in perfetta armonia, proprio come riposante per lo sguardo è l’orizzontalità del mare di là dall’arenile.

PRANZO DI FERRAGOSTO (Italia 2008) di Gianni Di Gregorio
Certo è singolare che il Premio De Laurentiis alla miglior opera prima vada ad un signore, Gianni Di Gregorio (già sceneggiatore di Gomorra assieme a Matteo Garrone, che produce) che l’età del debuttante l’ha superata da un pezzo. Ma pare che il presidente della giuria del Premio Abtellatif Kechiche (regista dello straordinario La graine et la mulet, mancato Leone d’Oro dello scorso anno) si sia innamorato alla follia di questa perla di pellicola, per la quale valgono tutti gli aggettivi che potrebbero tributarsi a qualcosa di piccolo e prezioso. Piccolo per durata (poco  più di un’ora) e per costi ( 50 mila euro, recuperati pressochè totalmente con il  solo premio), è una piccola storia ambientata in una Trastevere assolata e deserta nel giorno dell’anno in cui ogni città sembra davvero immobilizzata in un tempo che non scorre mai. Gianni si occupa della madre, raggrinzita nobildonna dai modi affettati a dispetto dello squallore di un presente da spiantati, ed accetta per alleggerirsi un po’ dai debiti di accollarsi per il giorno di ferragosto la madre dell’amministratore condominiale ( che arriva a sorpresa con la vecchia zia) e dell’amico medico, in partenza per le ferie. Così si srotola piano questa giornata,nel ritmo lento dell’afa agostana e dei movimenti cauti delle anziane signore, tutte attrici non professioniste (anch’esse quindi debuttanti atipiche). Tra imbarazzi e miserie (del corpo, dello spirito), debolezze e pillole le quattro si ritrovano ad essere protagoniste di una tavola, e non relegate al ruolo di nonne e madri zavorre da figli infastiditi. Nessun orpello, nè logorree filosofiche sulle saggezze della terza età, solo la tenerezza di un occhio posato su una condizione spesso trascurata, quella dell’anziano che reclama ancora un pezzo di vita, e un bicchiere di vino anche se la pressione non lo consentirebbe.

L.

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2 Comments

  1. Supersoul
    Posted 16 settembre 2008 at 02:46 | Permalink | Rispondi

    sì vabbè ma ……SecondaPsychoVisione quando ricomincia????
    la Papessa, la d.ssa Zuccherina e tutto il Rock’n’Roll Circus è tutto riconfermato???

  2. anonimo
    Posted 22 aprile 2009 at 10:45 | Permalink | Rispondi

    finalmente ho visto rachel sta per sposarsi….bravissima anne…ma non mi è piaciuto…forse troppo dramma…o forse troppo lento…non so…mi ha annoiata parecchio

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