The Wrestler di Darren Aronofsky
 
 
Gli anni 80 erano fichissimi, poi è arrivato quel frocetto di Cobain a rovinare tutto
 
Aronosfky lava i panni nella Schelda, senza prendere la morale dei Dardenne, e segue le nuche à la Gus Van Sant, ma senza ragazzini.
Non si capisce se sia il biopic di Hulk Hogan o quello di Axl Rose, ma il segreto di Pulcinella è che è la storia di Mickey Rourke, nel più classico dei giochi meta pellicola/vita reale. Ed è un film che, per come è scritto, è veramente risaputo (il fallimento totale e senza speranza)
Però è crudele e toccante: per il fascino di chi non può più permettersi di essere stronzo come un tempo, ma solo perché non è stato abbastanza gentile con il tempo.
Il paradosso è che il wrestling è mostrato una finta, è solo uno spettacolo, ma la carne è vera e deve maciullarsi anche se nessuno vuole realmente farsi male, anche se è tutto finzione. 
Sarà pure tutto, sarà pure che occupa la posizione mediana del mondo. Ma al di sotto ci stanno i chiodi sparati nella carne e il sangue, e al di sopra ci sta un’illusione di immortalità per cui non ci si può che triturare. Considerato che tutti i film di Aronofsky precedenti erano da dargli fuoco, si sospetta l’esistenza di un gemello buono nascosto in cantina per questi anni (che è quello che ha sedotto Rachel Weisz).
Ma il gemello cattivo pare abbia preso il sopravvento perché pare ci sia in cantiere un film sull’Arca di Noè
 
Lo strillo recita:
“Umanistico/umanissimo!”
 
 
La terra degli uomini rossi di Marco Bechis
 
Noioso. Ecco. Si poteva temere l’equosolidale, si poteva temere il terzomondismo “noi cattivi-loro buoni”, ma Bechis è troppo intelligente per cadere in una trappola banale.
E la consapevolezza di questa trappola è evidente dalla prima scena che mette in scena lo stereotipo dell’occidentale guardante e dell’indio guardato, denunciato come finzione. Ma dato atto che non è la porcheria tagliata con l’accetta che avrebbe potuto fare un qualcuno più scarso di Bechis, chessò Ozpetek, il film rimane involuto e poco coinvolgente, con un’idea illustrativa più che narrativa del mondo degli Indios che vorrebbe raccontare.
 
“Il disboscamento dell’Amazzonia è più divertente di così!”
 
Nuit de chien di Werner Schroeter
 
 
Esiste un periodo della storia del cinema che, probabilmente in modo scorretto, io associo ai concetti di “Mortifero” e “Punitivo”, soprattutto nel cinema italiano e al cinema “d’autore”. Sono gli anni più o meno dal 1976 al 1983, in cui qualsiasi film – anche i più belli, anche i capolavori, anche quelli che rimangono nella mente – sembrano trattare del tema “putrefazione dell’essere”. Sia come forma, sia come contenuto, sia come metodo (psicanalitico, semiologico, storico, sociologico)
Ecco, questo film potrebbe essere stare in questa compagnia: e questo lo renderebbe solo datato (oltre che mortifero e punitivo).Se aggiungiamo che non si può vedere, che ha i mezzi di un saggio finale di un corso di cinema, e manco mezza idea, il film è francamente letale.
 
“Brutta copia di Fassbinder e Pasolini in aceto!”
 
 
 
The Burning Plain di G. Arriaga
 
Il pregiudizio ci dice che il sig. Arriaga è da detestare. Senza se e senza ma. Meno del suo sodale Inarritu, ma solo perché quest’ultimo ha delle ambizioni autoriali universalistiche che fanno seriamente incazzare. O perlomeno fanno incazzare me e truffano il pubblico in generale.
Ecco Arriaga non ha queste ambizioni, ma in compenso non è un granché come regista.
Quindi, le tragedie che colpiscono gente piena di sfighe e che piange e che brutto stare su questa terra non danno fastidio, ma sono assolutamente superflui. Una cosa buona è che gli intrecciamenti e i contorcimenti temporali non sono dovuti al caso, ma alle scelte dei personaggi. Ok.
Ma, ovviamente, non c’è nessuna riflessione sul tempo nei salti spaziotemporali. Ha in nuce una riflessione più disturbante sul tempo la barzelletta dell’italiano, del francese del tedesco che buttano giù la sveglia dal palazzo per fare a gara a chi riesce a prenderla che l’intera produzione Arriaga/Inarritu. Per loro sono solo dei meccanici trucchetti per tener viva l’attenzione dello spettatore per due ore su della gente che sta male. L’altra soluzione è Charlize nuda.
 
 
“icastico sul è tempo pensiero film questo del un!”
 
 
Burn after reading dei Fratelli Coen
 
Dei film che ho visto alla rassegna “Venezia a Milano” è quello che mi ha reso più perplesso, e quello teoricamente più interessante. Perché è, in fondo, un “Deconstructing Clooney”. Con Clooney stesso nei panni di creatore al pari – più o meno – degli stessi Coen. È la sua faccia di Syriana, di Micheal Clayton, della star di film di impegno che viene messa in gioco e presa in giro, con citazioni puntuali ribaltate e messe nel frullatore di un caso cinico e baro. A differenza di Pitt che fa l’idiota, in modo divertente, è come se si mettesse in scena il vero nero, il non controllabile dei film “di denuncia”, che sono consolatori in quanto preordinati. Non c’è una ragione complottarda a motivare gli eventi, non c’è una ragione disvelante a venire a capo o ad essere sconfitta da questi complotti, non c’è una lezione per lo spettatore (si vedano i momenti più divertenti del film, le discussioni all’agenzia, e il “messaggio finale”). È la stupidità degli esseri umani e del mondo a mostrarsi nel suo essere ottusa, compatta e non analizzabile.
E questa operazione è fatta sulla faccia di Clooney, il quale distilla la pura cialtroneria della sua figura (mentre negli Ocean’s è camuffata da astuzia onnipotente, in altri in romanticismo da “bello e incontrollabile) e la spande sull’intero film: sugli altri personaggi, sugli altri attori, che però non sono sottoposti allo stesso ribaltamento della figura come nel caso di Clooney.
I Coen quindi bruciano Clooney, con la sua attiva complicità. Anche se, a livello non strettamente teorico, il film è discontinuo: grasse risate affiancate da qualche sbadiglio. Ma ripensandoci è meglio di quello che avevo creduto appena dopo la visione.
 
“Più intelligente di quello che potrebbe sembrare! Pensiamoci!”
 
manu
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7 Comments

  1. DottorCarlo
    Posted 17 settembre 2008 at 11:39 | Permalink | Rispondi

    Grandissimo manu! bentornato.
    Finalmente qualcuno che condivide la mia opinione sul film di Bechis…

  2. Posted 18 settembre 2008 at 17:25 | Permalink | Rispondi

    Se amate il cinema… venite a trovarci su http://www.supergacinema.it e http://www.cinemasuperga.splinder.com (rivista iscritta al tribunale di Roma)
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  3. anonimo
    Posted 19 settembre 2008 at 00:51 | Permalink | Rispondi

    qualcuno sostiene che quando malkovich/osborne uccide Ted, i Coen hanno rifatto Psycho…
    DT

  4. anonimo
    Posted 19 settembre 2008 at 11:55 | Permalink | Rispondi

    forse velluto blu?
    Manu

  5. anonimo
    Posted 27 settembre 2008 at 14:52 | Permalink | Rispondi

    ” Considerato che tutti i film di Aronofsky precedenti erano da dargli fuoco..”
    Beh, qui qualcuno ha dato fuoco alla lingua italiana…visto com’è scritto questo post!!

    P.s. potrei avere, così per sfizio, una lista di film “veramente risaputi”…giusto per farmi un’idea del “genere”..! :)

    Ciao
    bentornati
    21

  6. anonimo
    Posted 28 settembre 2008 at 09:56 | Permalink | Rispondi

    Per la maestrina del commento 5: non ci crederai, ma era un errore /uso colloquiale voluto.
    manu

  7. anonimo
    Posted 30 novembre 2008 at 00:19 | Permalink | Rispondi

    Grande manu come al solito.
    Finalmente uno che dice che il film dei Coen è un mezzo sbadiglio. E che mi fa un discorso serio sull’autoironia con cui Clooney gioca con la propria immagine. Ma sarà tutto voluto, questo gioco all’automassacro? Presa di coscienza rispetto alla seriosità denuncifera di un Syriana?

    Maestrina in da se sul dal Aronofski e con per datti fuoco su quando?

    ferroviere siderale

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