LA MANAZZA PESANTE NEL CINEMA DI JOHN WOO

Forse non tutti sanno che…  John Woo continua a fare film.
Dopo averci fatto innamorare follemente, ci aveva fatto venire il sospetto di essere uno dei più grandi fraintendimenti della storia del Cinema.
Un declino lento e inarrestabile.
L’avevamo lasciato alle prese con Ben Affleck genio delle nuove tecnologie, tantissimi piccioni al rallenti, ma soprattutto con un orribile episodio di un film co prodotto da Maria Grazia Cucinotta.
Per dire la fine che può fare un grande…
Comunque.
Da quel momento di John Woo, almeno io, sapevo poco o niente.
Me lo immaginavo a casa sua, circondato da gente elegantissima, in una casa enorme, sempre in festa… Lui un po’ in disparte, alticcio, con un gin tonic in mano a pensare "Anni fa diressi Bullet In The Head. Ero un grande regista. Adesso mi chiama solo Maruia Grazia Cucinotta…".
E invece no.
Zitto zitto, John Woo ha sbancato i botteghini asiatici..
Chek bik. Questo il titolo cantonese. Red Cliff per quanto riguarda quello internazionale.
Un film in costume (diviso in due parti in Asia. Un filmone di due ore e mezza per noi) che racconta la battaglia della Rupe Rossa avvenuta alla fine della dinastia Han.
Io sono contento.
Il film, anche se soffre di tutto quello che gli ultimi 10 – 15 anni hanno fatto al cinema asiatico, non è male.
Certo è meglio di quel film coprodotto dalla Cucinotta.
Ma quello che ci preme in questa sede è sottolineare come La Mano Pesante, ovvero la caratteristica più riconoscibile del regista, non sia mai venuta mancare.
E che anzi, forse in quest’ultimo lavoro, abbia toccato vette insperate.
Ecco a voi dunque…

L’entrata in scena di Tony Leung Chiu-Wai in Red Cliff.


Takeshi Kaneshiro si reca in un campo militare per tentare di arruolare un manipolo di uomini tra i più vigorosi e forti di tutta la Cina antica. "Merito del loro capitano nonché vicerè di questa regione", dicono le voci.
Nel campo, in quel momento sono in corso gli allenamenti, prove di manovre militari. Takeshi è con un funzionario. Mentre si avvicinano al campo, Takeshi fa notare che la manovra che i soldati stanno eseguendo è decisamente datata.
Stacco.
Si vede la schiena del capitano, seduto sulla sua regale sedia, più in alto rispetto a tutti, mentre giochicchia con una piccolo bastone con cui dirige le manovre.
Anche se distante, tipo 1000 chilometri, sembra aver colto la frase di Kaneshiro.
Lo si intuisce da un piccolo movimento della schiena.
A questo punto ci vengono mostrati sempre da più vicino gli addestramenti militari, alternati sempre dalla schiena del capitano e a dei suoi piccoli movimenti con il bastone, atti a dirigere il tutto.
C’è una grande differenza tra la sicurezza e la calma del capitano, e il macello dei soldati sul campo.
Non vediamo ancora il suo volto.
Nell’aria c’è una serietà, una convinzione quasi irreale.
Ad un certo punto, sotto l’incessante clangore delle armi, si sente in lontananza una musica.
Un flauto.
La melodia è incerta.
C’è evidentemente qualcosa che non va in quella musica; alcune note sono come sforzate.
I soldati, uno a uno, si bloccano e guardano tutti nella stessa direzione:
In alto, dove dovrebbe esserci il loro capitano.
Stacco.
Una sedia vuota. Niente più schiena, niente più capitano.
Sentiamo, ora distintamente, questa melodia.
A suonare è un bambino con la faccia tenerissima, accompagnato da un vecchio che sembra avere sui 300 anni, tanto è vecchio.
Primo piano del bambino e del suo flauto.
Primo piano del bambino.
Soggettiva del bambino.
C’è qualcuno che si è parato di fronte a lui.
Qualcuno di grosso, imponente.
È il capitano. Lo capiamo dal suo bastone.
Lo sguardo del bambino sale, e svela il volto di Tony Leung.
Il bambino si immobilizza e smette di suonare.
Tony Leung non ha espressioni. È freddo e glaciale. Prende in mano il flauto con decisione.
Il vecchio si alza a fatica e si getta ai piedi del Capitano come a voler chiedere scusa.
Tony Leung lo ferma con una mano e contemporaneamente con l’altra gli sfila un coltello che l’anziano teneva nel suo vestito.
Tensione altissima.
Tony Leung impugna il coltello.
Prende il flauto e con la lama ne modifica un foro.
Poi, per la prima volta, sorride.
Ridà il flauto al bambino, gli spettina amorevolmente i capelli e gli dice: "Prova adesso".
Il bambino ricomincia a suonare.
Questa volta la musica non è più incerta come prima.
È un bellissimo e dolce motivo.
Tony Leung chiude gli occhi.
Dissolvenza.
La macchina da presa comincia a volare tra le montagne e le nuvole della regione.
Al flauto si vanno ad aggiungere un quintale circa di archi.
La musica finisce.
Tony Leung apre gli occhi e ringrazia il fanciullo.
Sta per andarsene per riprendere i suoi addestramenti, quando il vecchio ancora una volta si getta ai suoi piedi.
"Mio vicerè, siamo disperati! Qualcuno ci ha rubato il nostro bufalo, senza il quale probabilmente moriremo tutti perché siamo di una povertà spaventosa".
Tony Leung si fa ancora più serio.
Dissolvenza.
Torniamo al campo.
Il secondo del Capitano (uno con una faccia che più truce e cattiva non si può) fa mettere tutti sull’attenti.
Arriva, sempre ripreso da dietro con tanto di mantello svolazzante, Tony Leung.
Scende una lunga scalinata.
Gli viene presentato Takeshi Kaneshiro, a cui subito fa presente che – anche se a 1000 chilometri di distanza – ha sentito la sua frase precedente, e che è scontento del fatto che lui reputi le sue manovre datate. Che non è quello l’importante. Una formazione è buona se i soldati hanno cuore.
Camminiamo tra le truppe.
Ad un certo punto Tony Leung comincia a parlare ai suoi soldati.
Gli dice che sono bravissimi e li ringrazia per gli sforzi che stanno compiendo, ma poi fa entrare in scena il vecchio e il bambino.
"Qualcuno ha rubato il bufalo di questa famiglia. Che adesso rischia di morire. Il colpevole per un gesto così gretto sarà condannato a morte!"
Gelo tra i soldati.
"Dato che io conosco l’ubica
zione di casa del vecchio, so che il colpevole avrà i suoi stivali sporchi di fango, perché in quella zona c’è molta acqua…"
Gelo di una parte sola dei soldati che hanno gli stivali sporchi.
Tony Leung squadra i colpevoli.
Primi piani intensissimi.

Da una parte la consapevolezza della propria colpa, l’avvicinarsi di un ineluttabile e giusto destino.
Dall’altra una serietà e una severità senza precedenti.
Poi, quando il tutto sembra esse
re sull’orlo di esplodere, Tony Leung ordina all’altra truppa di correre fino a un certo punto e di tornare indietro.
In questo modo anche gli altri soldati si sporcano gli stivali di fango.
A questo punto è impossibile d
ire chi siano i responsabili del vile gesto.
Tutti sono colpevoli, nessuno è colpevole.
"Per questa volta vi perdono. Ma non osate mai più rubare a un vecchio".
Dall’altra parte del campo, nello stesso momento, il secondo di Tony Leung – quello con la faccia truce – si avvicina al vecchio e al bambino.
Porta un bufalo.
Si inginocchia di fronte ai due, chiede loro perdono per i suoi soldati, addossandosi la responsabilità di non essere un buon vice capitano e poi, tra le lacrime generali, dona l’animale ai due poveretti.
Sul campo è tornata la calma.
C’è il sole, il Capitano sorride.
Quand’ecco giungere qualcuno di gran velocità.
"Capitano, Capitano! Sta per nascere!"
Tony Leung ritorna serissimo, si volta con gran effetto scenografico di mantello svolazzante e scompare.
Raggiunge sua moglie, la bellissima Lin Chi-ling, la quale nel frattempo sta assistendo al parto della sua cavalla.
Tony Leung arriva trafelato.
È serissimo.
Si avvicina alla moglie.
La stringe e la rassicura.
Raggiunge la cavalla e tenta di aiutarla a partorire.
Qualcosa però non va.
Il cucciolo è come incastrato nel ventre materno.
Nel frattempo raggiunge i due Takeshi Kaneshiro, il quale, capita al volo la situazione, scosta tutti e con convinzione ma molta modestia, riesce a far partorire con successo la cavalla.
Il cucciolo non riesce ad alzarsi sulle sue zampe.
Moglie e marito lo guardano teneramente.
Tony Leung da uno sguardo di quelli che cementificano un’amicizia che durerà (e probabilmente varrà) una vita a Takenshi Kaneshiro.
"Caro, dobbiamo trovargli un nome…"
"É un figlio del Sud della Cina. Dobbiamo dargli un nome del Sud. Che ne pensi di Meng Meng?"
"Meng Meng… Alzati Meng Meng! Alzati!"
E in quel momento il cucciolo trova la forza di alzarsi.
"Amore, promettimi che una volta cresciuto non lo utilizzerai mai per andare in guerra!"
"Te lo prometto! Lo vedremo crescere insieme. Giorno dopo giorno. Ma adesso andiamo è tempo di festeggiare".
Nella sequenza successiva, a fine cena, tra una pacca sulla schiena e l’altra, Tony Leung e Takeshi Kaneshiro si sfidano nell’antica arte di suonare l’ara cinese (che non si chiameràmai arpa cinese, ma è quella piatta che si suona pizzicata… insomma, ci siamo capiti….).
Non avete idea di quante dissolvenze si possono fare in due minuti di tempo…

Bentornato John.

FEDEmc

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One Comment

  1. anonimo
    Posted 30 novembre 2008 at 00:20 | Permalink | Rispondi

    eh eh…

    fs

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