Conosco un posticino


Nell’insuperabile Bar Sport di Benni c’è un capitolo che si chiama “Conosco un posticino”, una specie di destrutturazione della retorica del ristorante fuori porta, rustico e a buon mercato. Quello situato in una stalla, in una casetta in cima a una strada sterrata o in una specie di depressione della pianura, impossibile da trovare sulle Pagine Gialle.

 

Da appassionato di questa tipologia di locali e di cinema italiano, non posso fare a meno di pensare al raccontino di Benni praticamente ogni volta che vado a vedere un film italiano. Perché, come il ristorante rustico, anche il film italiano, spesso, tende a situarsi fuori dal dominio dell’estetica. Ecco una piccola e tutt’altro che esauriente casistica:

 


  1. Per quello che spendi… Ci sono posti dove si mangia con 15 euro (standard: provincia di Bologna). Quasi sempre male, inutile aggiungerlo. Ma come si fa a lamentarsi, con un prezzo così basso? Così ci sono film italiani che sono costati pochissimo e che non sono né belli né brutti, ma semplicemente un po’ anemici. Tuttavia sembrano piccoli miracoli, stanno in sala 3 giorni (la difficile reperibilità…) e sono ingiudicabili. Esempio: Un altro pianeta di Stefano Tummolini, che di euro, si dice, ne è costati addirittura mille: cosa vuoi fare con mille euro? Come andare a vedere un kolossal, ma al contrario: ammiri i soldi che non ci sono.

  2. Lì fanno le rane fritte! Certi locali sono un po’ malandati, non proprio a buon mercato, ma conservano preparazioni altrove introvabili, spesso a base di frattaglie o pesce di fiume. Alla stessa maniera, alcuni film ripropongono ingredienti perduti o ricette desuete. Esempio: i film di Argento o quelli di Olmi, spero che nessuno si offenda per l’accostamento. Tra i nuovi, per quello che ne leggo, Patierno o Frammartino. Hai un bel dire che il sapore non è più quello di una volta, che le rane che vengono dalla Turchia o dal’Albania non sono come quelle del fosso scolmatore: ma se hai voglia di rane fritte dove vai? Un cinema in bilico tra memoria riconoscente e monopolio.

  3. L’ha preso in gestione un mio amico. Tipologia più diffusa nelle aree urbane. L’amico dell’amico non è talentuoso come Aurora Mazzucchelli e non ha le invenzioni di Davide Oldani, ma è animato da tanto entusiasmo. Il risultato: cucina parasperimentale e qualche evergreen per soddisfare la piazza. Certi film piccoli hanno la stesse caratteristiche: tanto slancio e poco coraggio. Sembrano fatti, appunto, per gli amici, per le comunità grandi o piccole (sempre preesistenti) che vi si possono aggregare attorno. Bologna ne ha visti nascere a bizzeffe, di film così, negli ultimi anni. Il vento, di sera di Andrea Adriatico, Cavedagne di Bernardo Bolognesi e Francesco Merini, Paris Dabar di Paolo Angelini… Belli? Brutti? In amicizia.

  4. Lo chef è allievo di Ferran Adrià (o di Gualtiero Marchesi). Qui usciamo un po’ dalla tipologia low cost. Certi ristoranti fanno gran uso di sifoni e azoto liquido, sperimentati con successo dal maestro catalano. Certi film, invece, valgono non per quello che sono, ma per ciò a cui vorrebbero assomigliare, in un tentativo di sprovincializzazione del repertorio cinematografico nazionale. Al posto dell’azoto liquido mettete gli altrettanto gelidi interni di Tsai Ming-liang ed ecco Aprimi il cuore di Giada Colagrande. Il maestro è un’altra cosa, ma in Italia chi le fa certe cose?


 

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7 Comments

  1. DottorCarlo
    Posted 5 dicembre 2008 at 00:40 | Permalink | Rispondi

    Applausi per l’accostamento e ben trovati (pensavo vi foste autocombusti, nella versione elettronica).
    E grazie Paolo che mi hai ricordato il libro di quel raccontino, ché ci sto pensando da mesi.

  2. anonimo
    Posted 5 dicembre 2008 at 23:53 | Permalink | Rispondi

    Dr.Noto/Mr.Paolo colpisce ancora.
    Se non fosse così divertente…sarebbe terrificante!(il pezzo)
    b.

  3. Posted 6 dicembre 2008 at 21:55 | Permalink | Rispondi

    bellissimo! grande paolo

    Ciaoo Rob

  4. anonimo
    Posted 7 dicembre 2008 at 12:32 | Permalink | Rispondi

    vi rendete conto che per mesi ci avete privato di post del genere?
    irresponsabili!

  5. anonimo
    Posted 8 dicembre 2008 at 14:53 | Permalink | Rispondi

    davvero un post delizioso!

  6. anonimo
    Posted 9 dicembre 2008 at 12:20 | Permalink | Rispondi

    poi ci sono:
    suo padre ha gestito un ottimo ristorantino per anni, preparava piatti semplici con ingredienti genuini.
    i figli per essere semplici fanno i tortellini fini con sugo barilla che tanto vale stare a casa che non ci sono neanche problemi di parcheggio.

    saluto
    gig.

    ps chi sono i ‘padroni’ di splinder? no, perche’ per inviare questo inutile commento il sistema mi impone di scrivere dux qui sotto

  7. anonimo
    Posted 18 gennaio 2009 at 02:27 | Permalink | Rispondi

    Mi aggrego a #4.
    ferr sid

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