RACCONTO DI NATALE, Arnaud Desplechin, Francia 2008

C’è questa strana abitudine, nella distribuzione cinematografica, di fare uscire alcuni film in determinati periodi dell’anno, più che altro basandosi semplicemente sui titoli, ignorando del tutto il contenuto. Se si potesse ridurre il cinema ad una mera questione di stagionalità, sottraendone così quella universalità ed eternità a cui anela fin dalla sua nascita, Luci d’inverno dovrebbe essere solamente visto davanti ad un caminetto nelle lunghe serate di gennaio, Milou a maggio a conclusione della festa della mamma, L’estate di Kikujiro mentre si fanno i bagagli per le vacanze, Racconto d’autunno dopo aver fatto una castagnata a base di vino novello.

Ed è probabilmente per questa ragione che abbiamo dovuto aspettare diversi mesi per vedere l’ultimo lavoro di Desplechin, acclamato all’ultimo festival di Cannes, forse giudicandolo, dal titolo, una storia edificante, ideale per le festività incombenti. Invece Racconto di Natale è quanto di meno edificante si possa pensare, storia di una famiglia ferita e divisa che si ritrova forzatamente non in occasione di una festa ma di un tumore. Desplechin conferma una volta di più la propria bravura nel raccontare l’universo familiare, un vero e proprio regno dove i genitori si chiamano per nome, dove i figli sono costretti a sfogare le aspettative su di loro riposte nella follia, dove le madri si chiamano come divinità e hanno la capacità di decidere la vita e la morte, dove si ride e si ironizza amaramente sulla mancanza d’amore e sull’ineluttabilità del dolore. E non è un caso il richiamo a “Canto di Natale” di Dickens, perché di ghost story si tratta, fatta di fantasmi di un passato opprimente che allungano le lugubri ombre su un presente di morti che camminano. Certo, Desplechin è pur sempre un autore che non nasconde la propria autorialità, orgoglioso figlio non tanto dei vari Truffaut o Godard, anche se la nouvelle vague riecheggia in ogni inquadratura, quanto di Eustache (il suo Comment je me suis disputé…fu considerato La maman et la putain degli anni ’90), talmente bravo da farci appassionare ad una storia a base di odi, amori, rancori, morti, poesia, jazz, pittura, cinefilia e letteratura, dove i personaggi guardano e parlano alla macchina da presa e le ombre cinesi raccontano i preamboli necessari, con la generosità e fluvialità delle sue emozionanti due ore e mezza, e una tale leggerezza e libertà, non solo formale, che lascia incantati. Cast ancora una volta stupefacente, Mathieu Amalric grandioso e destabilizzante, una ritrovata Deneuve, cattiva e commovente, e una Emanuelle Devos che illumina lo schermo. Siamo così sicuri che a Natale si debba per forza essere tutti più buoni?

 

Tom

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2 Comments

  1. Lucyinthe
    Posted 9 dicembre 2008 at 10:29 | Permalink | Rispondi

    Che film magnifico, viscerale, che sa farti rovesciare a terra i sentimenti più ancestrali nello stesso atto di presentarsi ipercolto, raffinato (godetevi la lettura integrale di un passo da Nietzsche sul conoscersi e riconoscersi, “uditi i 12 rintocchi di mezzogiorno”), che costringe ad una resa dei conti con se stessi e col proprio inconscio di figli,genitori, fratelli, amanti, mogli.
    Ho letto che Desplechin è partito da uno studio psicanalitico sui trapianti di midollo tra consanguinei per costruire questa storia che è obbligatorio andare a vedere, a rischio di farsi molto male. E poi rosico per non aver scritto il post io :)
    L.

  2. Posted 9 dicembre 2008 at 15:45 | Permalink | Rispondi

    io aggiungerei anche, in questa storia anche un po’ necrofila (c’è una vividissima citazione di Vertigo) di vivi e di morti, che l’amore a volte si esprime solo attraverso l’odio o il rancore.
    Ma l’amore c’è in questa storia, eccome se c’è!
    Ci appassioniamo perchè questa famiglia (certo borghese, certo colta, certo diversa dalla maggior parte delle famiglie in cui il grande pubblico vive ed è vissuto) è autentica, ha il coraggio di dire la verità dei (sui) sentimenti.
    Ancora una volta i francesi danno lezioni di cinema e di vita.

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