STELLA (Francia, 2008) di Sylvie Verheyde

Compito per casa:
se la terza sessione della patria Commissione per la Censura (composta da «esperti di cultura cinematografica» nominati dal Ministero dei beni culturali) ha vietato il film "Stella" ai minori di 14 anni, e succitato film contiene una intima, delicata, profonda e mai banale esplorazione delle crudeltà dell’universo adolescenziale e della capacità di riconoscersi, in quella delicata fase, di ribellarsi al già segnato, e ancora se si parla di Cocteau, di Balzac e Duras come qualcosa di appassionante,bene trovare il collegamento. Please. 5 i secondi di tempo a disposizione.
Fatto?
….
Stella ha 11 anni, i suoi gestiscono un bar nel 13mo arrondissement, sono un po’ rozzi. La mamma Karole Rocher usa troppo il colore rosso e comanda  papà Benjamin Bioley, che è un po’ bugiardo e un po’ donnaiolo, e i due nemmeno si sopportano più troppo. I clienti del bar giocano a carte, ballano fino a tardi, bevono e si strusciano. Stella dice parolacce, la mamma pure. La nonna è stramba, non porta le mutande e ruba i soldi dalla cassa, con grande disappunto di mammà. Stella sa già "come si scopa" e che gli avventori del bar dove vive moriranno di cirrosi, se gli va bene.Uno è Guillaume Depardieu/Alain Bernard, bello e dannato, il suo secondo papà, di cui è un po’ innamorata. Stella si addormenta tardi perchè nel bar c’è baccano, non è un asso in grammatica ma sa tutto di flipper, fucili e bari. Però gli è stata data l’opportunità di andare a studiare in un liceo della Parigi bene, lei che è troppo cittadina per essere provinciale e troppo provinciale per essere considerata dalle compagne del "genere protetto", quelle che vanno a letto alle otto e mezza e non hanno il permesso di guardare la tv, e sono bionde e profumate da far schifo.
Stella non è interessata a nulla, ed è attenta a non scambiare chiacchiere con nessuno, specie con quelle che le fanno notare che il colletto di lapin della sua giacchetta a scacchi fa schifo. Però per sbaglio la rossa Gladys, la secchiona, le rivolge la parola, perchè la scambia per quella Natalie "carina, che sa fare la ruota". Gladys è ebrea, argentina, figlia di intellettuali scampati al regime militare, pure un po’ chiatta e secchiona. E  le insegna a leggere Cocteau e altro, e si affeziona a lei, e la difende durante i consigli di classe. Così, tra una perplessità e l’altra, tra la fatica di portarsi addosso tutti i propri amorfi 11 anni, Stella cresce, impara, qualcosa, non troppo, che magari quell’opportunità snobbata potrebbe essere reale, e nel frattempo ha pure il tempo di spaccare la testa sul termosifone a una compagna di classe perchè come diceva qualcuno chi nasce tunno nun po’ morì quadrato.
E ora mi fermo che sono prolissa e poi racconto tutto. Splendidamente girato, nonostante – a quanto ho letto- il basso budget a disposizione della regista al suo terzo lungometraggio, con una fotografia sempre impeccabile nel restituire le atmosfere, che oggi fanno tanto freak ,della Parigi del ’77, Stella è un delicato, straordinario racconto di formazione, e magari sono i francesi che sono più bravi a maneggiare a delicata materia dell’adolescenza, da Truffaut in poi. Com’è che noi ci fermiamo solo tre metri sopra il cielo, invece di andare un po’ più in là? E sapete qual’è uno dei  miracoli? Che arriva dritto allo stomaco? Tra le violenze, le sconfitte, le tenerezze, quel sapore accennato di primo amore struggente devastante malinconico romantico onnipervasivo che se avete trentatrè anni come me sapete di non provare più da vent’anni almeno.  Quello da vuoto allo stomaco di una discesa ripida in bici, o di un giro sul calcinculo.Andatelo a vedere, poi ditemi se Ti amo di Umberto Tozzi non ci sta, proprio a pennello. E chi l’avrebbe mai detto?
Guillaume Depardieu, alla sua – credo – ultima prova. Magnifico, dolente, quasi in dissolvenza, come nella vita, forse.
Straordinaria la piccola protagonista Leora Barbara, a suo agio con una disinvoltura da far invidia.
Un incanto di film. Non avessi visto Racconto di Natale, sarebe il mio preferito.

Censored.
Se avete meno di 14 ani avete senza dubbio di meglio, e meno pericoloso, da vedere.

L.

Annunci

2 Comments

  1. Posted 13 dicembre 2008 at 10:52 | Permalink | Rispondi

    anni…anni…..sorry..:)
    L.

  2. Posted 13 dicembre 2008 at 13:36 | Permalink | Rispondi

    a me è piaciuto infinitamente. soprattutto la colonna sonora e la polverosità del bar dei genitori. sono d’accordo praticamente con tutto quello che hai scritto

Pubblica un Commento

Required fields are marked *

*
*

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: