Come Dio Comanda di Gabriele Salvatores
 
 
C’era un punto del famigerato dogma italico che recitava così:
“le canzoni pop di dieci anni anteriori all’uscita del film devono apparire una sola volta e non devono essere invasive”
Nella scrittura di quel comandamento, risentivamo dello Zeitgeist post anni 90 e quindi ci si riferiva all’abuso di effetto revival/nostalgia appiccicato a caso su delle immagini.
Ora che sono passati anni, e grazie al cielo ascoltare Rino Gaetano ha smesso di essere una pratica culturale innovativa e cool, bisognerebbe riformulare il principio, e applicarlo ai Mogwai, ai Sigur Ros, a Antohny and the Johnsons ecc. Vogliamo chiamarla “musica fighetta”? Musica che piace ai registi “giovani”, indipendentemente dalla loro età anagrafica? Non so, manco della necessaria cultura musicale per farlo, accetto aiuti.
Intendiamoci bene, a me piace quella musica, come piacciono anche A whiter shade of pale, The End e altri pezzi del passato. Forse, se mai facessi un film , potrei pensare anche di metterli in colonna sonora.
Ma il problema è l’abuso. Il problema è il cattivo uso. Il problema è la musica utilizzata come Viagra, come si stesse girando un emotional, come se ci fosse bisogno di un megafono musicale in ogni sequenza, in ogni dialogo. Musica usata indistintamente come collante narrativo, come indizio per la sceneggiatura, come potenziamento sensoriale.
Inoltre, ma questa è una mia impressione, è che sia usata male: attacchi sempre fuori sincrono rispetto a quando dovrebbero essere, con un risultato sempre diverso da quello che sembrava voler emergere dall’intenzione. Una serie di errori che fanno sorgere il dubbio: ma non sarà intenzionale? La ricerca continua dell’uso disforico della musica? Può rimanere il dubbio, ma io propendo personalmente con l’errore, con il dare alla musica un ruolo sempre sbagliato. Come si dice, la persona sbagliata al momento sbagliato nel luogo sbagliato? Ecco, una cosa così. Insopportabile.
Inoltre, questo uso è ancora più fastidioso in quanto applicato ad una materia narrativa potente: la relazione totalizzante e ambigua tra un padre naziskin e suo figlio adolescente. Lo spettatore poteva essere messo a disagio nel trovarsi a provare empatia per un personaggio tanto fastidioso quanto da rispettare nell’intensità del suo sentimento per il figlio. Una posizione scomoda, quando ci si trova obbligati a rispettare una persona per quello che sente e non per quello che è.
Ma questo non emerge mai dalla semplice narrazione: il rapporto tra padre e figlio non diventa mai carnale, non è mai qualcosa di talmente forte da essere indispensabile, da tramutare la violenza in un’educazione, sbagliata, ma pur sempre educazione sentimentale.
Nel film tutto si risolve a tarallucci e vino: il naziskin viene amato in quanto in fondo è buono, ma dovrebbe essere amato perché il suo cuore è nero. E c’è una bella differenza. Inoltre, al ragazzino crolla il mondo addosso, si trova a seppellire cadaveri come se mangiasse gelati, senza apparenti trasformazioni del suo essere. Il che è un problema drammaturgico non da poco. La trasformazione è imposta dalla musica, ma questo non è sufficiente. O forse è anche troppo.
Ultimo problema (e forse quello da cui tutti discendono, ma è una mia fissazione): il film è girato in Friuli, ma non c’è nessuno che parla con la cadenza friulana. E, visto che si parla di “white trash”, questo è un problema non da poco. Si hanno delle location incredibili, per suggestione, per angoscia, per vastità dei sentimenti, e alla fine si ha l’impressione che se come dio comanda fosse stato ambientato a Brugherio, non ci sarebbero stati cambiamenti di sorta. Uno dei consueti difetti del cinema italiano, la totale incapacità di rappresentare la provincia, se non per bozzetti e lampi (ricordo alcuni stralci di Texas di Paravidino, di Non pensarci di Zanasi e adesso non mi viene in mente altro) nei casi migliori, o completo travisamento programmatico, idillio o inferno, nei casi peggiori (Provincia meccanica e Agata e la tempesta, ma anche il casolare della Meglio gioventù, giusto per tornare sui vecchi cavali di battaglia.
Note positive. Recitazione dei tre protagonisti, Germano Timi e Alvaro Caleca, il ragazzino, che sono davvero bravi e l’inseguimento nel bosco sui motorini. Unica sequenza davvero riuscita.
 
 
The Millionaire di Danny Boyle.
 
Il film più brutto e fasullo del 2008. Falso come l’ottone, e non venitemi a dire che è una fiaba. Le fiabe sono cose serie e appassionanti.
 
Manu
 
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23 Comments

  1. anonimo
    Posted 16 dicembre 2008 at 20:16 | Permalink | Rispondi

    (Premessa. Il film non l’ho visto. Il mio è un appunto in linea generale.) “Musica usata indistintamente come collante narrativo, come indizio per la sceneggiatura, come potenziamento sensoriale.”: passino le prime due critiche, ma cosa c’è di male nella musica usata come potenziamento sensoriale? Qual’è allora la giusta funzione della musica in un film?

    Margot

  2. anonimo
    Posted 16 dicembre 2008 at 21:26 | Permalink | Rispondi

    Tutti questi sono usi correttissimi, secondo me. Usarli “indistintamente” nello stesso film, saltando da un uso all’altro, molto spesso usi che si sovrappongono, senza un’idea, senza un progetto, come toppe, fa effetto caos.
    La critica sta nell'”indistintamente”.
    ciao
    manu

  3. anonimo
    Posted 16 dicembre 2008 at 22:20 | Permalink | Rispondi

    Pardon, non avevo capito.
    Grazie del chiarimento, ciao

    Margot

  4. anonimo
    Posted 17 dicembre 2008 at 18:36 | Permalink | Rispondi

    mia mamma ha visto The Millionaire:
    ha detto che e’ bellissimo e ha pianto tanto

  5. anonimo
    Posted 17 dicembre 2008 at 21:16 | Permalink | Rispondi

    buon per lei

  6. anonimo
    Posted 18 dicembre 2008 at 03:50 | Permalink | Rispondi

    A guardar bene il padre non viene dipinto poi così negativamente e alla fine prevalgono di sicuro i suoi aspetti positivi; egli appare quindi come un semplice disgraziato, per cui non è difficile provare comprensione. Sarebbe stato più coraggioso e incisivo, in termini di critica sociale, mostrarcelo in atteggiamenti veramente odiosi e profondamente negativi.
    Mi viene a questo proposito in mente il film American History X, nel quale la psicologia del protagonista veniva invece definita in modo preciso e insindacabile, tramite la narrazione di eventi e situazioni veramente forti e scioccanti.
    Mi trovo a dissentire con te sul discorso del rapporto padre/figlio che trovo invece molto ben delineato; i vari momenti “educativi” che ci vengono mostrati rendono bene l’idea dello strettissimo rapporto di interdipendenza che c’è tra i due. Il padre si sente vivo e utile solo quando insegna qualcosa al figlio, il quale vede il genitore come unico essere reale in mezzo a tante persone con cui non riesce ad instaurare alcuna connessione empatica.
    Riguardo al discorso sulla colonna sonora ho notato da parte mia alcune soluzioni un pò scontate, sul lato del potenziamento emozionale, o troppo didascaliche, parlo in questo caso della canzone di Robbie Williams.
    Per il resto forse hai al contrario di quanto supponi nella recensione una cultura musicale troppo ampia, in questo caso in ambito indie, rispetto alla stragrande maggioranza delle persone a cui è indirizzato questo film, che non credo rileveranno in modo così evidente l’abuso nella colonna sonora di canzoni “scontatamente indie revival”.

    genna

  7. anonimo
    Posted 18 dicembre 2008 at 11:24 | Permalink | Rispondi

    si può scomodare il dott. noto per un opinione sul film.
    omaggi.
    Mattia

  8. anonimo
    Posted 18 dicembre 2008 at 11:27 | Permalink | Rispondi

    Per Genna.
    A me il rapporto padre-figlio è sembrato procedere più per bozzetti che altro. Non diventa mai carnale.
    Ecco, appare come un disgraziato nei confrotni del quale provare comprensione. Ecco, questo il punto. Italiani brava gente, in fondo tutti sono buoni, i figli so piezzi e core.
    No, lo specifico della narrazione è che il padre è un nazista di merda, razzista, violento, ignorante, traviatore del figlio, bastardo, istigatore alla violenza, sociopatico, stronzo. E nonostante tutto questo, lo spettatore è costretto a rispettarlo e a stare dalla sua parte, perché il rapporto con il figlio è talmente umano da superare la persona coinvolta in questo rapporto.
    Rispettare un personaggio disgustoso, così si impara, non empatizzare un personaggio che sotto la scorza dura ha un cuore che batte forte forte.
    E ci azzecchi proprio a citare “American History X” (per quanto non sia un granché), e io aggiungo “The believer”: giusto per trovare die buoni esempi sullo stesso tema.
    In come dio comanda, alla fine, è sempre la famigghia a vincere, e non gli affetti nella famiglia. Che noia, se mi consenti.
    Sai, non è tanto conoscere o meno quella musica, ma è il suo uso, davvero poverello

    manu

  9. anonimo
    Posted 18 dicembre 2008 at 15:00 | Permalink | Rispondi

    Io credo che tutte le tue osservazioni siano giuste ma credo anche che tutto ciò di sbagliato vedi nel film ha all’interno della narrazione una sua coerenza.
    Se di Naziskin si parla abbiamo in ogni caso uno che parla più che agire, e che se anche agisce lo fa con un minimo di giustificazione.
    Lo so è ipocrita e anche sbagliato ma nel film è così, ed io in questo caso mi fermo alla storia narrata, tralasciando preconvinzioni politiche e visioni sociologiche.
    Il rapporto padre/figlio è poi delineato “quanto basta” per giustificare le azioni del ragazzo.
    A conti fatti quindi si ricade certamente nell’eccesso di buonismo ed esaltazione della famiglia, sempre e comunque, ma, ripeto, tutto ciò viene fatto con corenza, caratteristica che mi sembra tu non riconosca al film.
    Dopotutto bisogna considerare che siamo in italia ed il film è rivolto ad un pubblico ampio e perbenista.
    Per il discorso musicale possiamo dire che almeno Salvatores “ci ha provato”.No?

    genna

  10. anonimo
    Posted 18 dicembre 2008 at 15:55 | Permalink | Rispondi

    Pubblico ampio, ok, Salvatores fa benissimo a farlo.
    Pubblico perbenista: beh, si può anche scuoterlo un pochino, su. Nessuno pretende Godard, ma qualcosa di più sì.
    Coerenza: forse c’è. Ma se c’è è una coerenza nell’errore, nell’essere sempre fuori tono.
    Non so, “ci ha provato”? Si, bene. Ma, i risultati? E poi, ci ha provato musicalmente e poi si rivolge a un pubblico perbenista.
    Che facciamo? Vogliamo spacciare i Sigur Ros a qualche segretaria imbizzarrita con patemi da educazione cool e colta? A qualche bibliotecario con problemi di svecchiamenti dell’immagine?
    Non mi sembra una causa che merita il patricinio dell’UNESCO.
    E nemmeno la ragione sufficiente per fare un film.
    Scusa i toni, capisco il tuo discorso: ma io la coerenza la vedo solo nell’approssimazione, di una narrazione che procede a sbalzi (il vizio sorrentiniano di procedere per scene madri e non per costruzione di una storia), e di un’incapacità di gestire una materia drammatica molto interessante, che viene ridotta a fiction di raiuno.
    Con una patina cool, certo: musica figa, ambientazioni inquetanti, citazioni a sproposito di Twin Peaks.
    Ecco, sembra Twin Peaks per MTV Italia.

    Comunque, capisco le tue obiezioni, ma non le condivido.

    Ciao
    manu

  11. anonimo
    Posted 18 dicembre 2008 at 21:18 | Permalink | Rispondi

    Assolutamente d’accordo con Manu.
    La colonna sonora sbandierata come colonna portante della narrazione sembra incollata sopra le scene a forza, della serie ora ti faccio sentire io quanto la potenza di questa scena è accresciuta da un pezzo sparato a bomba, di quelli che mi ha passato Angela Baraldi. Meno d’accordo sugli attori, che mi hanno leggermente irritata, Timi su tutti. Ma paga ancora ai miei occhi lo scotto di Signorinaeffe.
    L

  12. anonimo
    Posted 19 dicembre 2008 at 15:01 | Permalink | Rispondi

    Ragazzi, va bene che siamo dei critici d’avanguardia e provocatori, ma dire che “The Millionaire” è il film più brutto e fasullo del 2008 mi sembra uno sfogo del momento. Io l’ho visto e ve ne potrei citare almeni dieci più brutti e fasulli (a parte che l’alibi che sia una fiaba in stile Bollywood può anche reggere, un poco).
    Franco

  13. anonimo
    Posted 19 dicembre 2008 at 15:14 | Permalink | Rispondi

    Cita la decina di titoli più brutti e fasulli e ne discutiamo.

    ciao
    manu

  14. Posted 20 dicembre 2008 at 08:31 | Permalink | Rispondi

    A me farebbe piacere che Manu argomentasse su The Millionaire. Ma non perché “Ehi, non puoi dire è brutto senza argomentare”, so benissimo che Manu di argomenti ne ha fin troppi. E’ che mi piacerebbe leggerli, tutto qua.
    Maria Sung

  15. anonimo
    Posted 20 dicembre 2008 at 14:21 | Permalink | Rispondi

    intanto cito questi, poi è chiaro che forse sono meno “fasulli” secondo la tua accezione, ma io sinceramente ho penato molto di più a vedere questi che “The Millionaire”

    Parlami d’amore, di Silvio Muccino (mostruoso)
    Sfida senza regole, con De Niro Pacino (imbarazzante)
    L’uomo che ama, di Maria Sole Tognazzi
    (più che imbarazzante)
    Pranzo di ferragosto, di Gianni Di Gregorio (presentato come piccolo capolavoro, ma dai)
    Chi nasce tondo…, con Mastandrea
    (un filmetto inutiletto del cinemino italiano)
    Hancock, di Will Smith
    (cagata pazzesca e anche noiosa)

    ciao

    Franco

  16. anonimo
    Posted 20 dicembre 2008 at 20:23 | Permalink | Rispondi

    Ottima recensione di Come Dio comanda. Concordo, come poche volte mi capita, su proprio tutti i punti da te toccati. Che poi, fossero almeno stati i Mogwai e non una cover band!

    Aggiungo che, parlando di film girati in Friuli, ho trovato molta più freschezza di idee in La ragazza del lago di Molaioli, (a parte qualche inevitabile svisata da fiction.. ma vabé)

    Sara

  17. anonimo
    Posted 24 dicembre 2008 at 01:22 | Permalink | Rispondi

    Anche secondo me la musica è usata a sproposito. Ma non è un problema di ‘gusti’, semmai di montaggio e narrazione. Avrebbero potuto esserci i Mogwai, i GDM, gli Explosions in The Sky, il problema rimaneva uguale.
    Rispetto al buonismo. Di sicuro quella che si riconcilia non è una famiglia normale. Non vedo madri dell’ultima ora (e mi rallegro di ciò). Il personaggio di Timi non è abbastanza spregevole? Non so, l’altro giorno guardavo Nazi-rock, e neanche le teste rasate che urlavano piangendo “ho un cuore nero” mi hanno ‘fatto schifo’. Ho visto solo persone che hanno trovato un modo (terribile) di razionalizzare un odio che è nato per ben altri motivi. Ma questo non ha nulla a che vedere col film, è un problema di chi lo guarda. Il personaggio di Timi suscita reazioni che variano a seconda delle proprie idee circa ‘i cuori neri’ in Italia.

    saluti
    s.

  18. anonimo
    Posted 24 dicembre 2008 at 08:37 | Permalink | Rispondi

    M’intrometto nel bla bla bla e auguro a tutti un buon Natale!
    Barbara*
    ps:scappo che inizia “WillyWonka”(the one and only)
    nb:….e stasera tutti davanti a “Una poltrona per due”!

  19. Posted 1 gennaio 2009 at 02:19 | Permalink | Rispondi

    Auguri Cinéphile 2009 per un anno di fantastiche visioni. In sala, sul computer, sul televisore LCD, sullo smartphone 3G qualunque marca sia. Purché cinema sia. Rob.

  20. anonimo
    Posted 3 gennaio 2009 at 17:41 | Permalink | Rispondi

    ehilà, sul raccontare la provincia oltre bozzetti e lampi: mazzacurati, dove poi di solito parlano la lingua della provincia in cui sono, jeff

  21. anonimo
    Posted 12 gennaio 2009 at 09:16 | Permalink | Rispondi

    ho visto ieri, dopo lunghe insistenze di amici parenti conoscenti, the milionaire…
    è veramente una porcata.
    però adesso so che i bambini poveri in india se la passano malissimo (anche se: “che colori!”)
    no no no no
    ah danny boyle, ridacci irgordenglob!
    Fmc

  22. Posted 12 gennaio 2009 at 16:46 | Permalink | Rispondi

    FMC: io mi sono appena presa dei brutti nomi via tumblr da un affezionato conoscente per aver detto la stessa cosa. Viviamo in un mondo crudele.

    – Violetta –

  23. Posted 13 gennaio 2009 at 15:25 | Permalink | Rispondi

    Ciao, il tuo post è stato citato su Bloggando, blog della redazione di Splinder

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