Milk (Usa, 2008) di Gus Van Sant

Avvertenze per la lettura: l’altra sera pure io ho visto W su La7.
Avvertenza n° 2: le righe che seguono sono sfacciatamente elogiative (da unire alla precedente, che potrebbe aver aggravato il mio stato di esaltazione).
Ma se si mescolano Gus Van Sant, Sean Penn (che si porta dietro il suo Alexander Supertramp/Emile Hirsch), Josh Brolin, Diego Luna e la più grande icona seventies del movimento gay statunitense (e non solo), Harvey Milk, che ne può uscire?
Anche James Franco ci fa la sua porca figura (la nostra amata Violetta Bellocchio ci perdonerà per quest’ultima audace affermazione).
Un biopic denso, commovente, colorato, drammatico, ironico, intenso, gioioso e terribile che ripercorre gli ultimi 8 anni della vita di Harvey Milk, narratore. Che nell’arco di una notte butta nella spazzatura la propria (falsa) esistenza di impiegato modello dalla doppia vita (il suo orientamento sessuale è “perversione, “devianza” o “malattia” da tenere occultata) per approdare assieme all’amante hippie-e-riccioluto James Franco al quartiere di Castro, San Francisco, nella città con (ancora oggi) la più alta concentrazione gay degli Usa. I due si inventano un negozio di fotografia, e quando si accorgono che non tutti i commercianti della zona (e figurarsi dio) gradiscono i loro baci appassionati per strada, fondano un’associazione dei commercianti gay (la “Castro Valley Association”) e si accorgono che la loro reale libertà è lontana dall’essere conquistata senza una rappresentanza politica. Così Harvey ci mette la faccia (e ci rimette il compagno): prova tre volte ad essere eletto nel consiglio cittadino con l’aiuto di un team magnificamente disordinato di gay in cui infila una lesbica (”il vero uomo del gruppo”), ci riesce al quarto tentativo, diventando il primo  cittadino dichiaratamente gay ad essere eletto ad una carica pubblica. Lotta per i diritti della sua comunità, impone con ferma dolcezza ai suoi l’outing, sorride a volte amaro del suo destino di icona, assumendosene i rischi. Ma riesce a fare breccia anche nelle menti degli anziani, degli operai, delle donne, credendo che la lotta alla discriminazione, di qualsiasi natura essa sia, non sia questione di politica ma di sopravvivenza. Fa passare una legge sui pari diritti agli omosessuali nella sua città, blocca la famigerata "Proposizione 6"  del senatore dello stato Briggs, chiedendogli un pubblico confronto (vi ricorda altro? ma no…). Fosse passata, nello stato della California gli insegnanti gay sarebbero stati rimossi dal loro ruolo di insegnanti in quanto colpevoli di generare pericolose devianze omosessuali. I manipolatori. Consapevole di essere un bersaglio, viene freddato da diverse pallottole, a 48 anni: ma fa in tempo a scrivere la frase che è il suo epitaffio: “se una pallottola dovesse entrarmi nel cervello, allora riesca pure a distruggere tutte le porte dietro le quali ci si nasconde”.
Straordinario il lavoro di ricostruzione di Van Sant, che da anni cullava il progetto: di certo aveva in mente The times of Harvey Milk, il documentario del 1984 col quale Rob Epstein vinse l’Oscar. Abbandona, Gus, le adolescenziali (intro)ispezioni e le lentezze di macchina dei suoi ultimi lavori. La camera da presa si muove, scruta, accumula particolari, persone, folle, gesti. Il cast è strepitoso. le camicie a fiori e le code di cavallo campeggiano in vista assieme a tutto l’immaginario della controcultura hippie. Le sequenze di repertorio si amalgamano al girato con naturalezza, già i titoli di testa sono un piccolo miracolo in bianco e nero di equilibrio e intensità. I titoli di coda accostano ai volti dei reali protagonisti di quel pezzo di storia i volti (incredibilmente somiglianti) degli interpreti (Josh Brolin è paradigmatico), mentre in poche righe si condensano i destini di ognuno. Un’invasione ad alta emozionalità che mi ha ricordato la foto sgranata di Alexander Supertramp (quello vero), come una pugnalata, in fondo a Into the wild. Gli si perdona anche qualche eccesso retorico, peccato veniale.
Sean Penn. Magnifico. E questo è tutto.

Tra qualche giorno il dibattito sui gay si sposterà a Sanremo. Gaudeamus igitur.

Lucy

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9 Comments

  1. Posted 21 gennaio 2009 at 19:13 | Permalink | Rispondi

    Perdonare? Avallo totale e incondizionato. Grosso Cane uno di noi!

  2. DottorCarlo
    Posted 21 gennaio 2009 at 20:26 | Permalink | Rispondi

    Lucian, ieri sera te lo avevo detto, che Violetta aveva postato una intera redenzione; ora ne approfitto per regalare qualche link: http://violettabellocchio.tumblr.com/post/69123882/the-grosso-cane-redemption-via;
    http://violettabellocchio.tumblr.com/post/69125340/life-aint-nothing-but-bitches-and-money-15-the
    http://violettabellocchio.tumblr.com/post/69125468/grosso-cane-redeemed

  3. DottorCarlo
    Posted 21 gennaio 2009 at 20:27 | Permalink | Rispondi

    Il post però lo leggerò dopo che anche io avrò visto il film; così potremo discutere su basi più solide.

  4. Posted 23 gennaio 2009 at 09:47 | Permalink | Rispondi

    Post scriptum: nella foga di osannare Van Sant mi sono scordata di una doverosa tirata d’orecchie sull’uso (perdonami Gus, ma ti voglio bene) discutibile della Tosca pucciniana… A proposito di quegli eccessi retorici di cui alla fine del post parlo, molto sommessamente. Per dovere di completezza..

  5. anonimo
    Posted 26 gennaio 2009 at 14:20 | Permalink | Rispondi

    Essere gay a volte ti dà libertà di parola, quindi dico: il succo del film è «ma quant’è bravo Sean a fare la parte della checca, ma quanto ha studiato?».

  6. anonimo
    Posted 27 gennaio 2009 at 05:41 | Permalink | Rispondi

    ciao sono massimo aka oldboy; vorrei dire alla Lucy che mi/ci manca un bel pò; poi vorrei dire che ho visto quella cagata di “Italians” (un’offesa alla Commedia all’Italiana e, se c’è un Dio del cinema, un giorno
    trascinerà Veronesi all’inferno); e infine che MILK è stupendo. Fa quasi impressione questo Penn gigantesco che: a) puf! ha fatto sparire tutto quell’overacting che ce lo aveva reso un pochino spaccamarroni b) ha dato vita ad un personaggio immenso; per dire, io ho visto il film due volte proprio per il piacere di osservare i suoi sguardi, come si muove, come cammina…un personaggio che suppongo sia frutto di uno studio d’attore immenso.

  7. Posted 27 gennaio 2009 at 09:22 | Permalink | Rispondi

    Massimo!!!!!!!!!!!Mi manchi/mancate anche voi un sacco…. Un abbraccio Lu

  8. Posted 31 gennaio 2009 at 16:53 | Permalink | Rispondi

    Emile Hirsch??? Io credevo che fosse Jack Black ancora pettinato come in Super Nacho…

  9. anonimo
    Posted 2 febbraio 2009 at 11:19 | Permalink | Rispondi

    :) Emile, Emile…

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