Taking Woodstock

(USA, 2009) di Ang Lee

E’ il solito Ang Lee un po’ paraculo, se mi si passa un termine che non brilla certo per tecnicismo. Che sfoggia fotografie patinate e le mescola con un po’ di fango made in Woodstock e sgrana altri passaggi, che fa tanto repertorio, disegnando Woodstock così come ci piace immaginarla, un’infilata di disastri ed errori di un manipolo di eroi freaks, alcuni nerds (come il protagonista nonché autore del libro da cui Lee trae la sceneggiatura, Elliot Tiber, fautore quanto Michael Lang del mito. In realtà quello che viene dipinto come una specie di Rickie Cunningham un po’ più cappellone a New York aveva bazzicato con Truman Capote e Allen Ginsberg, tanto per dirne un paio), fate hippie dai capelli di luna e dosi massicce di Lsd che per puro caso generano il più straordinario evento della storia della musica. Insomma, Ang Lee non si fa mancare nulla dell’infilata di stereotipi, alcuni divertenti altri più smaccatamente melensi e piacioni, che hanno costruito nel tempo la mitologia di quel concerto, indugiando solo en passant su una possibile deriva commerciale dell’intoccabile Woodstock. All’inizio pare la messa in scena di un classico film adolescenziale per la tv, che ci racconta di quanto erano simpatici e scavezzacollo quei nonnetti che oggi vediamo ostinarsi a portare i capelli lunghi, nonché bianchi, raccolti a coda di cavallo, e che portano impresso il marchio Woodstock-sessantotto-contestazione come fosse un marchio d.o.c..Poi si impenna su alcuni bei passaggi ed immagini, strappa sorrisi, insomma si fa vedere con piacevolezza pure se restando avvertiti del carattere di favola bella e costruita per farci rimpiangere cosa (non)siamo stati. Insomma avvertenze per la visione: scivolateci dentro come si può scivolare in un rassicurante sogno psichedelico, di quelli da visione pop e fanciullesca, ma poi credeteci fino ad un certo punto. Anzi, poi magari guardate d’infilata “My generation” così da smorzare brutalmente la melassa.

Lu

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3 Comments

  1. anonimo
    Posted 28 giugno 2009 at 23:17 | Permalink | Rispondi

    …assodato che qui tutto è inerte e che i tre conduttori hanno cervello e addomi a tartaruga ormai collocati sulle spiagge più esclusive (tra aperitivi e topless), ed acclarato che ormai qui è terra di nessuno tipo certe zone di frontiera…
    io dico quel mi va di dire.
    E cioè che:
    a) – “Coraline” è un capolavoro assoluto e che mi ha letteralmente stregato.
    b) – “Transformers 2- La vendetta del cazzo” per quanto mi riguarda sostituirà presto nell’immaginario popolare il termine di riferimento “Corazzata Potemkin” nella accezione comune di “è una boiata pazzesca”.

  2. anonimo
    Posted 12 novembre 2011 at 00:38 | Permalink | Rispondi

    Intimità delle lontananze… è possibile?

  3. Posted 12 novembre 2011 at 00:39 | Permalink | Rispondi

    scusa non ho messo chi ero, ero io

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