La prima linea, di Renato De Maria, 2009

La frase usata per lanciare il film, prodotto anche dai fratelli Dardenne, era quanto meno bizzarra: “il film di cui tutti parlano ma che nessuno ha visto”. Che si parlasse de La prima linea, tratto dal libro Miccia corta, edito da Derive e Approdi e scritto da uno dei vertici dell’organizzazione armata, Sergio Segio, è normale in un Paese che vive ancora quegli anni come qualcosa di irrisolto. La storia di Prima Linea, poi, è qualcosa di ancora più peculiare, nel già tragicamente bizzarro universo del terrorismo armato italiano: una vita breve ma intensa e, tutto sommato, pochissimi “successi”, se così si possono chiamare. Nel film di De Maria questa caratteristica fondamentale viene quasi del tutto a mancare, e basta dimenticarsi di questo lato così specifico e, perdonate il cinismo, narrativamente forte, per fare naufragare La prima linea in un film piatto e mediocre.

Strutturato con dei flashback che hanno come punto di partenza del film la confessione di Segio e, come centro narrativo, la preparazione dell’evasione di Susanna Ronconi (compagna di Segio) e alcune recluse dal carcere di Rovigo, nel 1982 (quando PL era già stata sciolta), La prima linea non riesce a discostarsi dal film-ricostruzione, senza neanche andare troppo a fondo in quella porzione della storia di lotta armata che vorrebbe raccontare. De Maria aveva già dimostrato in Paz! la capacità di riprodurre, per lo più dal punto di vista del dècor, a dire il vero, il decennio dei Settanta: qui non si va molto oltre, preferendo una cauta e comprensibile distanza dai caratteri, a discapito però del risultato finale e quindi dell’interesse che si può avere nel film. Forse non siamo pronti a parlare dei risvolti umani (in senso lato) degli anni di piombo, ma continuando così si fa dello pseudodocumentarismo, mediamente utile a fini “didattici”, ma cinematograficamente con pochissimo o senza alcun valore. Per fare un esempio: il “correlativo oggettivo” della chiusura mentale e fisica dei terroristi è risolto nei due o tre appartamenti in cui vivono, spesso soffocanti e angusti, ma non basta. Non si va a fondo nella storia d’amore tra Sergio e Susanna, non si esamina il distacco che, molto presto, Prima Linea ebbe dagli ambienti operai, non si scava nella psicologia dei terroristi. Un’eccessiva paura e l’assoluta mancanza di volontà di osare fanno de La prima linea l’ennesima occasione persa del cinema italiano di fare i conti con la Storia del Paese.

IMDB | Trailer

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  1. […] speriamo bene. Che non vengano fuori fantasmini à La meglio gioventù o robette come La prima linea, please. Ma, comunque, tremiamo preoccupati: che personaggio verrà affidato a Scamarcio? Si aprono […]

  2. […] filodrammatica – Giovanna Mezzogiorno per La prima linea – Marisa Berenson per Io sono l’amore – Jessica Biel per A-Team – Scarlett Johansson per Iron […]

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